Matteo Salvini fra Christian Solinas e Paolo Truzzu: «È una splendida foto di famiglia»
Il segretario della Lega all’evento “La Sardegna del sì” posa tra i due ex rivali: «Il centrodestra è compatto e vincerà ancora a febbraio. Ajò, Fortza paris»
Cagliari Christian Solinas l’ha voluto alla sua destra, Paolo Truzzu a sinistra. Lui, Matteo Salvini, s’è sistemato in mezzo, per poi abbracciarli entrambi. «Ora filmate e scattate a più non posso. Eccoci, avete davanti la famiglia del centrodestra. Compatta e unita come non mai, per vincere, anzi rivincere, le elezioni regionali». Lo ha detto di pancia fra sorrisi, senza confini, spesso alternati all’espressione felice del fratello maggiore che gioisce dopo aver riportato la pace in casa. Così, a suo modo, molto coreografico, il segretario nazionale della Lega ha voluto sancire, dimostrare, la fine della faida fra il suo pupillo, Solinas, e chi l’ha disarcionato, Truzzu. Fino a qualche settimana, invece, era sempre lui, Salvini, a dichiarare di voler difendere fino alla morte la ricandidatura del «mio amico Christian». Ma poi, dopo aver perso la guerra a Roma con la fortissima Giorgia Meloni di Fdi, è stato obbligato al cambio in corsa. Forse deve rendersi ancora di quant’è accaduto, perché quando gli ha fatto notare: «Scusi, ministro, perché non fa mai il nome del nuovo candidato?». Lui ha risposto, ancora d’istinto, tirando fuori un ritornello, sperando che molto presto diventi regional-popolare: «Viva Solinas-Truzzu. Evviva Truzzu-Solinas. Ajò. Fortza paris. Lo dico io, insieme a tutta la Lega». Per la verità, i due ex sfidanti dal fermo immagine sono andati via tutt’altro che allegri. Solinas è apparso abbastanza teso, subito dopo essere uscito dal cono dei flash, mentre Truzzu s’è allontanato in un battibaleno. Perché, nonostante il quadretto di famiglia, la ruggine esiste ancora. Anche se poi il governatore uscente Solinas dirà: «Da segretario di partito, ribadisco che il Psd’Az sarà e leale», e Truzzu aggiungerà: «Non ci sono più dubbi, sono proprio io il candidato di tutto il centrodestra».
L’analisi Al di là dell’esuberanza a favore di telecamere e reflex, Salvini ha detto anche altro. «L’unità del centrodestra e il bene della Sardegna verranno sempre prima degli interessi di partito o personali che siano. Sono contento di quello che Solinas e la sua squadra, con in testa gli assessori della Lega Pierluigi Saiu, opere pubbliche, e Valeria Satta, agricoltura, hanno fatto in questi cinque anni». Perché «d’ora in poi tutti i partiti del centrodestra – ha aggiunto – sono e saranno in campo fino al 25 febbraio, per dare continuità proprio a quell’esperienza di governo». Con un finale poi abbastanza pepato e simile a un avviso ai naviganti. «Da ministro delle infrastrutture – ha aggiunto – mi auguro che i sardi non facciano vincere altri partiti. Sarebbe davvero assurdo veder finire tutto quanto abbiamo in mente per la Sardegna nelle mani di chi dice no a tutto, i Cinque stelle, o che sa solo spaccarsi se parliamo invece del centrosinistra».
L’annuncio Dopo aver parlato per 59 minuti della «Sardegna del sì», Salvini ha giurato che tornerà al più presto in Sardegna. «Lo farò senza più indosso i panni istituzionali da ministro, ma con quelli da segretario della Lega. Vedrete, in quei giorni, ci divertiremo molto, perché farò tappa in tutte le Province». Fra pochi giorni, quindi, sembra di capire che potrebbe forse parlare molto più a ruota libera, senza essere vincolato dalla carica di vicepremier e ministro. A proposito: cos’è che Salvini invidia alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni? «Nulla – è stata la risposta – Sto molto bene dove sto e sono contento di avere quello che ho». Anche se, suo malgrado, è stato obbligato a lasciare proprio a Fdi l’unico avamposto che aveva al Sud: la Sardegna.
Gioco di squadra Subito dopo l’evento istituzionale Matteo Salvini ha incontrato tutti i consiglieri e assessori uscenti della Lega (Michele Pais, Michele Ennas, Pierluigi Saiu, Andrea Piras e Valeria Satta) e anche buona parte dei candidati alle Regionali. In una stanza riservata, li avrebbe invitati a dare il massimo in campagna elettorale. Sa bene, il Capitano, che i voti del 2019, allora furono 82mila, all’indomani del 25 febbraio potrebbero essere invece una meta irraggiungibile. Ma non vorrebbe neanche scendere troppo in basso, nella classifica generale, dopo essere stato il secondo partito più votato cinque anni fa dopo il Partito Democratico e davanti agli alleati Psd’Az ed Fdi. «Confido molto nella vostra passione – ha detto ai suoi prima di andar via – e vedrete che anche stavolta vincerà il centrodestra e con il centrodestra vincerà la Lega».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

