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Sanità sarda, Ninni Chessa: «Negato un diritto costituzionale»

Sanità sarda, Ninni Chessa: «Negato un diritto costituzionale»

Si deve far ripartire lo spirito di appartenenza del personale così come è stato in passato

03 febbraio 2024
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Olbia «Qui si rischia di accettare la scomparsa della sanità pubblica. Lo sperimentiamo tutti, il sistema non regge più: non funzionano i pronto soccorso, i centri per gli esami diagnostici con lunghe file di attesa, non funziona persino più il dialogo con la medicina generale. Significa che non abbiamo più uno dei diritti costituzionali principali: quello alla salute». Parla Ninni Chessa, ingegnere, ex assessore comunale di Olbia, ex capo di gabinetto alla Regione, candidato alle elezioni regionali con Renato Soru.

Di chi è la responsabilità?

«Premessa: si deve smettere di accettare che l’assistenza alle persone sia considerata un’industria, la cura non è un bene di consumo. Si è poi accettato, senza dignità, la teoria che tanto c’era il sistema della sanità privata a sopperire al voluto indebolimento della sanità pubblica. Ancora: si è transitati da otto Asl a un'unica Asl, per poi assistere a una discutibile restaurazione generando confusione e incertezze nella gestione delle strutture sanitarie e disagio tra i cittadini e il personale sanitario. La sanità regionale è stata ulteriormente compromessa dalla pesante intromissione della politica nella gestione amministrativa. Il governo regionale uscente ha peggiorato la situazione».

Che cosa bisogna fare?

«È imperativo rimodulare la struttura organizzativa, semplificare e ottimizzare procedure e percorsi. Serve un sistema integrato in grado di soddisfare le esigenze specifiche dei territori, basandosi su analisi mirate per valutare i reali bisogni dei cittadini. La salute delle persone non deve essere più sacrificata alla politica. Si deve far ripartire lo spirito di appartenenza del personale sanitario così come è stato in passato, per questo è centrale incrementare a tutti i livelli la presenza di personale dai medici agli infermieri e al personale generico tutto, riconoscendo un trattamento salariale adeguato che non li stimoli a guardare fuori dell’isola e dal sistema sanitario pubblico per trovare una gratificante opportunità lavorativa. E i cittadini devono potersi impegnare attivamente nelle politiche sanitarie, esprimendo le proprie esigenze e aspettative».

Quale è l’obiettivo?

«La tutela della salute deve essere efficace anche nei territori isolati. La sanità pubblica deve raggiungere a casa propria i tantissimi sardi bisognosi di cure. Il ritorno al sistema sanitario pubblico va difeso, è un obiettivo irrinunciabile così come era nella visione di chi donò all’Italia nel 1978 la riforma del sistema sanitario nazionale, Tina Anselmi. Le chiesero: quanto reggerà il sistema sanitario nazionale? Rispose: reggerà finchè ci saranno cittadini in grado di difenderlo».

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