La Nuova Sardegna

Crisi idrica

Emergenza siccità, pochi credono nei dissalatori: troppo costosi e poco pratici

Emergenza siccità, pochi credono nei dissalatori: troppo costosi e poco pratici

Non sarebbero compatibili con le esigenze dell’agricoltura

08 febbraio 2024
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Sassari Per adesso è per tutti l’ultima possibilità, la carta da giocare poco prima che salti il banco. I dissalatori marini sono considerati antieconomici, soprattutto per l’irrigazione dei campi, e sono in pochi a crederci veramente, compresi i responsabili dei consorzi di bonifica dell’isola che puntano tutte le fiches sull’implemento della capienza delle dighe e sulla realizzazione di nuovi invasi.

Se però nei prossimi anni la media delle precipitazioni dovesse diminuire sensibilmente, riempire le dighe sarebbe comunque difficile, se non impossibile: «Dissalatori? L’ultimo ingegnere che è venuto a parlarne ci ha indicato cifre esorbitanti per la produzione di acqua potabile, dai 2 a 7 euro al litro – spiega Ambrogio Guiso, presidente del Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale –. Certo che sarebbe un sogno avere una condotta che porta l’acqua dal mare fino alla diga di Maccheronis. Ma quanto costerebbe una soluzione simile?».

Per dirlo servirebbe un esperto, ma è lo stesso Guiso a sottolineare come l’isola sia in realtà piuttosto avanti in questo settore: «Oltre a quello della Saras, il più grande attualmente in funzione in Italia, diverse parti dei tre enormi dissalatori che funzionano in Kuwait sono state costruite proprio in Sardegna».

Sempre nell’isola, però, parlare di dissalatori genera più dubbi che speranze: «Sono molto costosi da gestire – aggiunge Paolo Naccari, direttore del Consorzio di Bonfica della Nurra – ma credo che il loro difetto sia l’elevatissimo costo che avrebbe dissalare l’acqua del mare per destinarla all’agricoltura, Se si dovesse irrigare con i dissalatori, sarebbe anti economico. Per l’acqua potabile, invece, il rapporto tra i costi è meno sbilanciato e potrebbe essere un’alternativa. Ma noi utilizziamo gran parte della risorse idriche sull'agricoltura».

Insomma, in Sardegna la parola dissalatore è sostanzialmente un tabù. Nel resto dell’Europa Mediterranea, però, si ragiona in maniera diversa. Non serve nemmeno citare la Catalogna, la regione con il maggior numero di impianti di questo tipo già in funzione. Non serve espatriare per scoprire che molte località e città italiane sono pronte a investire in questo tipo di tecnologia. In cima alla lista ci sono Panarea, Lampedusa e Stromboli ma anche città come Genova o province come Pesaro-Urbino. Il motivo è semplice, come ha spiegato recentemente Pietro Tota, manager della divisione acqua del Gruppo Acciona, quelli che hanno realizzato il dissalatore della Saras: sono più economici del passato e, soprattutto, presto impiegheranno l’intelligenza artificiale e ridurranno i residui della soluzione salina frutto della depurazione fino ad eliminarli. In un mondo che avrà sempre più sete, saranno l’unica risposta possibile. (c.z.)

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