La Nuova Sardegna

L’esperta

Rosalba Cicalò: «Le dipendenze sono in aumento e la richiesta di aiuto arriva sempre molto tardi»

di Silvia Sanna
Rosalba Cicalò: «Le dipendenze sono in aumento e la richiesta di aiuto arriva sempre molto tardi»

La psicoterapeuta: «I più giovani sono attirati dalla cocaina»

11 febbraio 2024
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Sassari Tanta marijuana, che non va mai di moda, ma è la cocaina la droga preferita anche dai più giovani. La polvere bianca è l’oggetto del desiderio sia dei consumatori sia degli spacciatori. I primi la scelgono perché è “performante”, cioé in grado di aiutare a ottenere prestazioni altrimenti difficilmente raggiungibili. Per chi la vende, invece, rappresenta un bel business in termini di guadagno, molto più di altre sostanze. E la ricerca di denaro è la spinta principale che muove l’attività di spaccio. Rosalba Cicalò, psicoterapeuta, per molti anni direttrice del Serd a Nuoro, analizza un fenomeno in crescita, che coinvolge un numero sempre maggiore di giovanissimi e non fa distinzioni: «Se in passato i tossicodipendenti provenivano da contesti di forte disagio economico e sociale, da tempo la droga attecchisce ovunque, anche dove c’è preparazione culturale. Dunque dove in teoria dovrebbero essere presenti anticorpi naturali e respingenti, originati dalla conoscenza degli effetti devastanti delle sostanze stupefacenti . Invece no – spiega la dottoressa Cicalò – e lo vediamo dai tanti ragazzi provenienti da quelle che comunemente si chiamano “buone famiglie”: studiano e contemporaneamente consumano e spacciano droghe. E lo fanno con spavalderia, consapevoli dei rischi ma pronti a correrli pur di continuare nella loro doppia vita».

Poi, dice Cicalò, ci sono anche altre situzioni che non ti aspetti: «Personalmente diversi anni fa ero rimasta stupita nel rendermi conto che la droga dilaga anche nel mondo agropastorale, non solo come produzione e spaccio ma anche come consumo. Si tratta di un contesto che io pensavo restasse immune dal fenomeno». Quali droghe? «Sicuramente marijuana, ma anche in questo caso tanta cocaina, proprio perché genera effetti considerati molto piacevoli. Ma che dopo un po’ si rivelano devastanti. È a quel punto che il paziente capisce di avere un problema e chiede aiuto».

Nel caso del cocainomane, la porta a cui va a bussare non è quella di un Serd: «Al servizio pubblico preferisce il privato, perché si vergogna ma anche perché non si considera un tossico come chi si fa di eroina». Ma quali sono i campanelli d’allarme che fanno prendere coscienza della dipendenza? «La cocaina cambia il carattere, rovina le relazioni e il conto in banca. Spesso sono le compagne a spingere chi ne abusa a chiedere un supporto per uscirne».

Ma, sia per quanto riguarda i più giovani sia gli over 30, l’ammissione del problema arriva tardi «a volte anche dopo 7 o 8 anni, quando la dipendenza ha provocato gravi patologie. È fondamentale intervenire prima, cogliendo i segnali iniziali: nel caso dei ragazzi un calo del rendimento a scuola, l’irascibilità, la frequentazione di compagnie diverse dal solito dovrebbe indurre la famiglia, gli insegnanti, l’allenatore di calcio o di basket a intervenire, ad andare a fondo del problema. E poi – continua Rosalba Cicalò – sempre per quanto riguarda i più giovani, è importante lavorare sulla prossimità, andando a cercarli nei loro luoghi. A Olbia è stata fatta per un lungo periodo un’attività di questo tipo: andavamo fuori dalle discoteche a parlare con i ragazzi, se apparivano alterati li invitavamo a fare i test, spiegavamo i rischi. Serviva per aiutarli ad acquisire consapevolezza, a fermarsi prima che fosse tardi».

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