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Trasporti, sanità e scuola: ecco le emergenze per chi governerà la Sardegna

di Andrea Massidda
Trasporti, sanità e scuola: ecco le emergenze per chi governerà la Sardegna

Oggi 1,4 milioni di sardi chiamati alle urne. I temi nell’agenda del prossimo presidente

25 febbraio 2024
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Cagliari Salvo imprevisti che ovviamente nessuno auspica, alle 19 di domani sera – quando è fissato il termine massimo per le operazioni di scrutinio – i sardi conosceranno con certezza il nome del nuovo presidente della Regione scelto dagli elettori nella giornata di oggi tra i quattro candidati in gara: in ordine alfabetico, Lucia Chessa, Renato Soru, Alessandra Todde e Paolo Truzzu.

Ma se per il verdetto ci sarà dunque da attendere un po’ di ore, già da adesso sono ben noti i temi più scottanti (e quindi prioritari) che chi formerà e poi andrà a guidare l’esecutivo, di qualsiasi colore politico esso sia, si troverà ad affrontare, se non addirittura ad aggredire. Gli argomenti in campo sono gli stessi che i concorrenti per Villa Devoto in questi 45 giorni di campagna elettorale hanno sviscerato in tutte le declinazioni possibili nei loro incontri e nei loro comizi, ognuno fornendo la propria soluzione. Ma sono anche quelli che nell’isola vengono avvertiti come vere e proprie emergenze: dalla sanità ai trasporti, dalla scuola alla questione energetica, dall’industria al lavoro, passando necessariamente per la lotta contro lo spopolamento.

Sanità «Quando c’è la salute...» È appena il caso di fare cenno al luogo comune più diffuso nel mondo per capire quanto i sardi sentano cruciale la questione Sanità. E nell’aprire questo capitolo emerge subito che a preoccupare maggiormente i cittadini dell’isola è la mancanza di medici di Medicina generale, ma anche di specialisti, pediatri e infermieri. Senza dimenticare il problema delle lunghe, a volte lunghissime liste d’attesa sia per le visite specialistiche sia per i cosiddetti esami clinico-strumentali. Punti chiave da tentare di risolvere, se non con la bacchetta magica, almeno con la massima urgenza, considerato che la Sardegna vanta un triste primato: vuoi per ragioni economiche, vuoi per carenza di servizi, i cittadini che rinunciano a curarsi sono 16 per cento della popolazione contro il 10 per cento della media nazionale. E a questo dato va aggiunto quello fornito nei giorni scorsi dall’Istat (elaborato sui numeri del 2023), che rivela come più della metà delle famiglie sarde (per l’esattezza il 51 per cento) dichiari di avere «molta o abbastanza» difficoltà a raggiungere il pronto soccorso.

Mobilità interna Una criticità, quest’ultima alla sanità, frutto anche di un territorio regionale molto esteso, con svariati comuni scarsamente popolati e, come se non bastasse, persino molto difficili da raggiungere. Tanto che viene spontaneo mettere al secondo punto di questo elenco di priorità, quello relativo ai trasporti interni e alle infrastrutture. I numeri raccontano di tremila chilometri di rete stradale con 55 cantieri aperti (si pensi – giusto per fare qualche esempio – alle condizioni della Statale 131, ma anche alla Sassari-Olbia e alla “quattro corsie” per Alghero).

Va detto, poi, che ad agevolare i sardi non è certo il sistema pubblico dei trasporti, il quale deve fare inesorabilmente i conti con infrastrutture totalmente inadeguate.

L’esempio più lampante è la linea ferroviaria (lunga complessivamente 1.038 chilometri, di cui 430 a scartamento ordinario e circa 608 a scartamento ridotto), non ancora elettrificata e a doppio binario soltanto nel tratto Cagliari-San Gavino. Pazzesco.

Continuità territoriale Dal nodo dei trasporti interni a quello – stritolante (anche per il turismo – relativo ai collegamenti aerei e marittimi il passo è breve . Il 26 ottobre scadrà l’accordo per la continuità territoriale sui tre scali di Cagliari, Olbia e Alghero, il nuovo bando dovrà essere pubblicato nel più breve tempo possibile, nella speranza che contenga un aumento dei voli (e posti) da e per Roma e Milano, e che fissi un tetto per i non residenti, magari garantendo una premialità ai vettori in gara.

Istruzione Sul fronte della scuola, le urgenze da risolvere sono fondamentalmente tre: in primis, l’abbandono scolastico, con il 13% degli studenti sardi che lascia i banchi prima della Maturità. Poi – quasi una conseguenza – il basso livello di scolarizzazione, con il 23% dei sardi tra i 18 e i 24 anni che non ha un diploma di scuola superiore. E infine, per chi invece il pezzo di carta lo ha conseguito, l’assenza delle competenze minime indispensabili per entrare nel mondo del lavoro o all’università (secondo gli standard Invalsi riguarda il 9,3% dei diplomati).

Energia Sintetizzare in poche righe il complesso e controverso argomento “energia” è impresa impossibile, ma è scontato che il nuovo governatore o governatrice dovrà fare i conti con la transizione energetica, ossia il passaggio da un mix centrato sui combustibili fossili a uno a basse o zero emissioni di carbonio, basato sulle fonti rinnovabili. A breve è atteso il via libera definitivo al decreto energia. E va da sé anche che bisognerà prestare attenzione agli attacchi speculativi dei signori del sole e del vento.

Lavoro Sul fronte dell’occupazione si registrano in Sardegna diverse vertenze aperte, tra le quali spicca quella del Sulcis, sub regione dove – stando alle organizzazioni sindacali – almeno 3500 lavoratori campano grazie alla cassa integrazione.

Spopolamento Ultima questione (ma non meno importante, anzi) è la lotta contro lo spopolamento. Sono tantissimi i paesi, soprattutto dell’interno, a rischio estinzione entro il 2050. Gli esperti dicono che non c’è tempo da perdere, e forse il segreto per fermare l’emorragia di abitanti sta proprio nel risolvere i problemi elencati, di cui la fuga dai piccoli centri sembra una conseguenza.

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