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Angela Amadori, bagnina 60enne: «Non smetto ma le paghe sono molto basse»

Angela Amadori, bagnina 60enne: «Non smetto ma le paghe sono molto basse»

Anche nel 2024 sarà al lavoro a Liscia Ruja, in Costa Smeralda

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Fosse per lei, sarebbe in spiaggia anche oggi. Senza problemi. Di sicuro ci sarà la prossima estate, sempre a Liscia Ruja, in Costa Smeralda. Infatti Angela Amadori non lo manda a dire: «Non mi fermerò, continuerò a fare la bagnina e non mi sento minimamente minacciata dai giovani. Anzi, sa cosa le dico? Chi se ne frega». Per mettere a fuoco la situazione e pesare le dichiarazioni, è necessario aggiungere alcuni dettagli: Angela è nonna, ha 60 anni e probabilmente è una delle bagnine più esperte d’Italia e grazie alla sua esperienza, lo scorso anno, insieme al suo collega Tore Pudda ha rianimato un bagnante senza nemmeno utilizzare il defibrillatore.

E da rappresentante della “vecchia scuola”, Angela spiega il motivo per cui la figura del bagnino è diventata una specie in via d’estinzione: «La paga minima sindacale è troppo bassa, si parla di circa 1200 euro al mese per sei ore di lavoro al giorno. Gli albergatori, soprattutto quelli con molte strutture, pagano più di 2mila al mese e spesso offrono anche vitto e alloggio. La differenza è troppo alta e chi ha il brevetto e sa lavorare, giustamente sceglie le migliori condizioni economiche per farlo». Una volta che i posti “migliori” sono stati assegnati, restano solo briciole poco invitanti. Dunque, anche il fabbisogno è altissimo, sono pochi i ragazzi (e non) disposti ad affrontare un mestiere complicato e pericoloso: «Ma non solo - continua Angela – , c’è anche il modo in cui vieni trattata, perché in spiaggia il rispetto dei bagnanti non è per nulla scontato. Anzi, c’è sempre più gente che fa quello che vuole, che risponde con maleducazione e che ti tratta male o che prova anche ad aggredirti». Gli esempi, nella lunga carriera di Angela, non mancano: «L’allerta scatta quando arriva il vento, perché chi non conosce il mare lo sottovaluta. Noi magari issiamo la bandiera rossa, o gialla, ma tutti fanno comunque il bagno. Tanto poi a recuperarli ci devi andare tu...».

Oltre ai tuffatori sciagurati, c’è un’altra categoria di bagnanti che sta scalando la classifica delle mine vaganti: «Quelli con le canoe di plastica, i sup, i salvagenti. Noi li avvisiamo, spieghiamo i pericoli. Loro poi non ascoltano e vanno comunque in mare. Poi dobbiamo andare a recuperali con il pattino, e quando c’è molto vento facciamo una grande fatica». L'identikit del bagnanti indisciplinato non esce dalla bocca di Angela che, invece, si limita a qualche indizio: «Le gente del posto conosce il mare e il vento. Certe cose non le fa».

La conferma della situazione arriva da Tore Pudda, 15 anni di brevetto e di esperienza alla spalle e una situazione invidiabile: «Guardi, può anche capitare che qualcuno ti chiami per un lavoro e ti chieda di fare il prezzo. Ecco perché spesso dico che in questo lavoro la paga è buona». Quindi, perché manca il personale? «Non lo so, forse perché è faticoso? Perché si rischia la vita per salvare persone che spesso nemmeno ti ascoltano, perché a volte può capitare di fare anche accoglienza oltre alla sorveglianza? Ripeto, quello che so è che il nostro è un lavoro complicato che non viene tenuto nelle giusta considerazione». ( c.z.)

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