Donne sotto ricatto: pochi asili e stare a casa è una scelta obbligata
Occupazione femminile legata ai servizi per l’infanzia Nell’isola l’offerta è scarsa e tante zone sono scoperte
Sassari L’occupazione femminile va a braccetto con i servizi alla prima infanzia. Dove c’è la prima ci sono i secondi, e dove mancano i secondi cala spesso la prima. Non c’è una vera e propria legge della statistica a legare questi due indici ma è un dato di fatto. E purtroppo è così anche in Sardegna. Non a caso meno di un Comune sardo su tre è coperto da asili nido e sezioni primavera. È questo il dato che emerge dall’ultimo report dell’Istat sui servizi dedicati alla prima infanzia. L’isola si piazza terz’ultima tra le regioni italiane per capillarità delle strutture. E nelle aziende i nidi sono quasi inesistenti.
Nidi e primavera L’Istat ha mappato le regioni italiane. L’elaborazione, pubblicata alla fine del 2023, tiene conto dei dati dell’anno educativo 2021/2022. Nell’isola, sommando i numeri dei nidi alle sezioni primavera, si è arrivati ad avere 7.968 posti disponibili, che si traducono in una copertura del 30,7% dei bambini sardi tra 0 e 2 anni.
Si tratta di un dato più alto della media italiana, che è ferma a 26,1%, ma la distribuzione non è capillare come dovrebbe essere. Considerando soltanto i nidi, invece, gli iscritti in Sardegna risultano 4.521.
Complessivamente, la gestione dei soli nidi pesa per oltre 18 milioni a valere sui bilanci comunali e 4,6 dalla compartecipazione degli utenti. Oltre il 20% della spesa è pagata dalle famiglie. La quota media di contribuzione delle famiglie è di 1.026 euro. Il macro aggregato di nidi, micronidi e nidi aziendali porta il totale dei servizi attivi a 235, per complessivi 6.817 posti autorizzati, cioè 26,3 slot ogni 100 bambini di età compresa tra 0 e 2 anni.
Nidi aziendali Un ulteriore dato, più preciso e calato nel mondo del lavoro, è quello riferito ai nidi e ai micronidi aziendali: quelli censiti nell’isola tra 2021 e 2022 sono soltanto 3, uno pubblico e due privati, per un totale di 92 posti autorizzati. In altri termini, in Sardegna ci sono 0,4 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni. Si tratta, chiaramente, di uno dei dati più bassi d’Italia.
Male gli integrativi Va meno bene quando si entra nel campo dei servizi integrativi per la prima infanzia. Si tratta di spazi gioco, servizi effettuati in contesto domiciliare e centri bambini-genitori. In questo caso l’isola ha soltanto 28 servizi attivi per complessivi 462 posti, cioè 1,8 ogni bambino tra 0 e 2 anni.
La spesa del sistema Complessivamente, il totale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, nell’anno educativo 2021/2022 hanno contato 5.051 bambini iscritti. La spesa complessiva per garantire i servizi ha superato i 25 milioni di euro, circa 20 a carico del pubblico e oltre 5 a carico delle famiglie. I nidi e le sezioni primavera gestiti direttamente ai Comuni costano alle famiglie in media meno di quelli affidati a terzi: 1.472 contro 1.607 euro. Complessivamente, il totale dei servizi per la prima infanzia nell’isola contano 329 servizi attivi di cui 112 pubblici e 217 a titolarità privata. Si tratta di 8.400 posti autorizzati (3.397 pubblici e 5.033 privati). In Sardegna ci sono dunque a disposizione 32,5 posti per ogni 100 bambini di età compresa tra 0 e 2 anni. Un dato che è più alto della media italiana (28 posti ogni 100 bambini).
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