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«Stipendi bassi e tanto lavoro», la fuga dei farmacisti

di Andrea Sini
«Stipendi bassi e tanto lavoro», la fuga dei farmacisti

La testimonianza di una dipendente: laureati pagati come commessi

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Sassari «Le farmacie fanno fatica a trovare farmacisti dipendenti perché la paga è bassissima e si lavora sempre di più, soprattutto dopo il Covid. Studiare, prendere un laurea per poi finire a fare questo lavoro è una follia». In un settore in continua espansione, c’è una parte “strutturale” che sta rimanendo indietro: quella dei dipendenti. Che devono essere qualificati, ovvero essere in possesso di un titolo di studio specifico (la laurea magistrale in Farmacia), ma poi finiscono nella maggior parte dei casi per percepire uno stipendio assimilabile a quello di una semplice commessa.

Il caso che raccontiamo riguarda una farmacista dipendente, con esperienza pluriennale in diverse farmacie del nord Sardegna. «Ho un contratto full time – racconta – cioè significa che lavoro 40 ore la settimana e percepisco uno stipendio che varia dai 1400 ai 1450 euro al mese. Per ragioni familiari non faccio il turno notturno, che mi garantirebbe qualche entrata in più, ma non cambierebbe la sostanza: per la qualifica e per la professionalità che ci vengono richieste questo stipendio è assolutamente inadeguato. Da questa attività, di fatto, campa bene soltanto il titolare. Ma questo non è tutto».

L’altro problema riguarda le mansioni da svolgere, che sono sempre più impegnative. «Dall’inizio della pandemia in poi la situazione è molto peggiorata – dice ancora la farmacista –. Le responsabilità del farmacista dipendente sono cresciute a dismisura. Sia molte delle vecchie farmacie, che quelle di recente istituzione, sono farmacie di servizi, che offrono prestazioni aggiuntive rispetto alla semplice vendita di farmaci da banco: per esempio vengono fatto l’elettrocardiogramma, i profili lipidici, per non parlare delle migliaia di tamponi che sono stati eseguiti durante il periodo Covid e che ancora vengono richiesti dai clienti con una certa frequenza. Ebbene, per tutte queste nuove incombenze, il farmacista dipendente non percepisce un euro in più. Senza contare che alcuni negozi non sono dotati di magazzinieri e anche questa mansione ricade su di noi».

A queste condizioni è difficile pensare che ci sia la fila per andare a fare i dipendenti in una farmacia. «Non è un mestiere che può attirare gli studenti e non a caso ci sono sempre meno iscritti ai corsi universitari. È un percorso che garantisce solo ed esclusivamente uno sbocco lavorativo e non vede alcuna prospettiva di crescita. Se io potessi tornare indietro non prenderei assolutamente questa laurea e non mi sorprende il fatto che negli ultimi anni tantissimi farmacisti abbiano intrapreso altre strade attraverso ulteriori specializzazioni. Conosco colleghi che sono passati all’insegnamento, altri che si sono presi una laurea in scienze della nutrizione e hanno cambiato mestiere. Purtroppo dentro i sindacati vengono rappresentati sono farmacisti titolari di strutture, ma non dipendenti. Quindi queste criticità vengono “scoperte” solo quando le farmacie non trovano personale da assumere».

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