Pd, la rivincita dei Riformisti: hanno eletto sette consiglieri
Un anno fa la corrente dell’ex senatore Cabras aveva perso il congresso Ora ha la maggioranza del gruppo dem in Consiglio e due assessori su quattro
Cagliari Alle Regionali, insieme agli altri nove partiti del Campo largo, il Pd non solo ha vinto le elezioni, sostenendo Alessandra Todde. Come nel 2019, soprattutto ha ribadito di essere il primo partito in Sardegna. Però, al suo interno, c’è una corrente che più delle altre ha trionfato: è quella dei Riformisti, guidata dall’ex senatore Antonello Cabras. Su 11 consiglieri eletti dal Pd, in attesa della conferma ufficiale, sei se non sette appartengono a questo gruppo: Roberto Deriu, Carla Fundoni, Giuseppe Meloni, che è anche il presidente del partito, Valter Piscedda, Antonio Spano, Antonio Solinas, più Salvatore Corrias, che forse è il meno schierato dei sette. Dopo aver perso un anno fa il congresso, seppure di un soffio, stavolta i Riformisti si sono presi la rivincita con gli interessi. A questo punto, all’indomani dell’ultima dimostrazione di forza, saranno proprio loro ad avere la delegazione più folta nella costituenda prima giunta della neo governatrice. Se il Pd avrà, come chiede, quattro assessorati, la metà potrebbero essere proprio in quota Riformisti.
Gli equilibri Le altre due correnti sono state pressoché rullate. I Popolari dell’ex deputato Paolo Fadda, che però nel 2023 non avevano partecipato al congresso, ha eletto due consiglieri regionali: Gigi Piano e Alessandro Pilurzu. Altrettanti quella guidata dal segretario regionale Piero Comandini, insieme Franco Sabatini e Gavino Manca: lo stesso Comandini più Camilla Soru. Tirate le somme, queste due aree dovrebbero avere un assessore a testa. Invece è ancora incerto chi fra le correnti conquisterà la presidenza del Consiglio regionale: Giuseppe Meloni, che però è in corsa anche per la vicepresidenza della Regione e l’assessorato al bilancio, oppure Comandini? La gara è in corso.
Il retroscena Esiste eccome, perché se uno dei due papabili dovesse entrare in Giunta o presiedere l’Assemblea, dovrà dimettersi dagli incarichi di partito. A imporlo è uno degli articoli dello statuto del Pd, che vieta i doppi incarichi. Dunque, dopo aver festeggiato la vittoria su tutti i fronti, ben presto i Dem potrebbero ritornare a dividersi per eleggere i vertici del partito dopo appena un anno dalla sfida fra Comandini e Meloni, vinta dal primo sul filo di lana. A meno che non passi una di quest’ipotesi: Comandini rinuncia alla corsa per la presidenza del Consiglio, e forse anche l’idea di candidarsi sindaco a Cagliari, e rimane segretario regionale. Oppure è Giuseppe Meloni a lasciare la presidenza del partito, per essere nominato assessore al bilancio o al comando del Consiglio regionale. Così semmai eleggere un presidente del partito potrebbe essere meno traumatico che spaccarsi sul nome di un nuovo segretario.
Tre o quattro L’incertezza è proprio sul numero di assessori in Giunta. La recente direzione regionale ha ribadito che i posti dovrebbero essere quattro, più la presidenza del Consiglio regionale. Però, stando alle indiscrezioni, potrebbero andar bene anche tre deleghe pesanti, più sempre il vertice dell’Aula. Tutto questo per rendere più facile la vita ad Alessandra Todde. (ua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
