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La storia

Maria Letizia Fiori: «Ho saputo della morte di mio fratello da una telefonata»

di Paolo Ardovino
Maria Letizia Fiori: «Ho saputo della morte di mio fratello da una telefonata»

Parla la sorella di Alessandro, dottore morto di Covid nel 2020

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Sassari Maria Letizia Fiori riapre la scatola dei ricordi dopo quasi quattro anni. Alessandro, suo fratello, se n’è andato a 63 anni nella notte tra 18 e 19 novembre, nel 2020, l’annus horribilis per tutto il mondo. Era stato contagiato dal virus proprio nei giorni in cui era impegnato ad accogliere tanti pazienti in ambulatorio per le vaccinazioni contro l’influenza.

Per la donna, sassarese, ascoltare o leggere la parola covid significa tornare a «un periodo tremendo» che, ora ne è convinta, «ci ha cambiato in tanti ambiti, da allora viviamo in maniera differente». Da quel periodo, lei ne è uscita più sola. «Sandro» era il fratello minore, più piccolo di quattro anni, terzo dopo Maria Letizia e Anna, che invece era la sorella maggiore. «L’unione tra noi era fortissima». Un legame rafforzato da una famiglia di altri tempi, con un rapporto forte ma distaccato tra genitori e figli.

Alessandro Fiori era medico di base e cardiologo. La passione per la medicina l’aveva ereditata dal padre Giovanni, dottore molto stimato, «uno di quelli alla vecchia maniera che sapevano fare di tutto». Maria Letizia, con voce candida ma decisa, soppesando ogni frase, senza mezzi termini, premette: «Non voglio si sprechino troppe parole e non voglio incensamenti». Suo fratello Alessandro, spiega, «era un buon medico», che si era conquistato l’affetto di moltissimi per la sua dedizione. «Questo sì, lui si prendeva proprio cura delle persone – ricorda la sorella –, nel senso che, oltre al lavoro di per sé, diventava spesso un confidente, andava a trovare i pazienti a casa».

Alessandro, solo Sandro quando era tra le mura di casa, era il medico di tutti. Oltre all’ambulatorio in via Zanfarino, che era quello dove lavorava il padre, ne aveva un altro in piazza Santa Maria, proprio di fronte alla chiesa. «Lì il giro era diverso – sorride Maria Letizia –, persone molto umili, rom. In più, l’attività di volontariato nel poliambulatorio della chiesa di San Giacomo». Nei suoi ultimi giorni, Alessandro, come altri medici di base, si era procurato tante dosi per le vaccinazioni antinfluenzali e aveva cominciato a vaccinare i più fragili di salute e gli indigenti, anche pazienti senza permesso di soggiorno della città che non potevano permettersi nemmeno una trafila sanitaria regolare. Una volta infettato, tutto è durato poco più di una settimana. Per qualche giorno è rimasto a casa per curarsi, poi una crisi respiratoria ha reso necessario il ricovero nel reparto covid dell’Aou di Sassari. Tuttavia, la situazione sembrava stabile. Poi invece la curva verso il peggioramento fatale.

«Forse, per non farmi preoccupare, non mi ha detto quando le cose stavano andando male». Maria Letizia, infatti, ha saputo della morte del suo Sandro al telefono, tramite la nipote avvisata dal reparto. Quel lutto, per lei, rimasta sola in famiglia, «è stato straziante e irreale». Tantissimi messaggi e ricordi, questo sì, ma «ho come la sensazione di non aver avuto la possibilità di vivere e condividere il dolore nella sua forma fisica e sociale». E, come per tantissimi cari delle vittime di covid, «non ho potuto vederlo. So che in quella tomba c’è, ma non ho potuto salutarlo un’ultima volta».

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