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Biella: launeddas, canto e poesia dei sardi per San Giuseppe di Riva

di Simmaco Cabiddu
Biella: launeddas, canto e poesia dei sardi per San Giuseppe di Riva

Gli emigrati del Circolo “Su nuraghe” protagonisti del tradizionale pellegrinaggio nello storico quartiere della città piemontese

21 marzo 2024
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Biella Sabato 16 marzo 2024, in occasione della novena per la Festa di San Giuseppe, venerato a Biella nel quartiere di Riva, dove i sardi hanno la loro sede, si è svolto l’annuale pellegrinaggio verso il seicentesco sacello. Eretto 380 anni fa sull’antica strada che conduce al santuario di Santa Maria di Oropa, il sacello assume particolare significato per i sardo-biellesi. L’origine cristiana del santuario mariano alpino risalirebbe all’evangelizzazione di Sant’Eusebio da Cagliari: 1679 anni fa, nel Piemonte ancora pagano, “il pio Eusebio” venne nominato primo vescovo di Vercelli (16 dicembre dell’anno 345) da Papa Giulio Primo.

L’oratorio di San Giuseppe di Riva – posto all’inizio del percorso ascensionale verso il santuario eusebiano di Oropa – è oggi custodito dai Confratelli della “Pia Unio a Transitu Pro Morientibus Adiuvandis”, l’Associazione biellese di apostolato per la preghiera in soccorso dei morenti”, fondata un secolo fa da San Luigi Guanella. Oggi, i confratelli sono guidati dal priore Gabriele Prola.

Quella dei sardi che fanno capo al Circolo “Su nuraghe” è trasmissione di Fede attraverso la popolare tradizione del pellegrinare, che mette in pratica l’insegnamento di papa Francesco, esplicitato anche dall’officiante can. don Massimo Minola. Durante la celebrazione liturgica, decorata dal suono delle launeddas di Nicola Diana, Maurizio Caria e Elena Toniato, hanno cantato le “Voci di Su Nuraghe”, dirette da Roberto Perinu, con l’accompagnamento musicale di Valentina Foddanu.

Al pellegrinaggio biellese in forma isolana con gli abiti tradizionali della festa, preceduti dal suono delle launeddas, si somma la poesia di Nicola Loi, di Ortueri (Nuoro), “Augurios pro Santu Zuseppe/Auguri per San Giuseppe”, appositamente scritta per l’occasione. Buoni auspici formulati in versi rivolti in endecasillabi, “Prestu arrivet un'epoca noa, De pagh’e amistade siat piena”, fin dall’incipit, augura il poeta. Vale a dire: “Presto arrivi un’epoca nuova, di pace e di amicizia sia piena”. Dopo aver passato in rassegna celibi, bambini e artigiani, nel nome dello sposo della Vergine, sigilla l’ultima quinta quartina: “Fin’a chent'annos”, “fino a cento anni”, formula beneaugurale, affinché siano “serenos e sanos, / S'animu friscu che in gioventude”: “sereni e sani, in salute / con l’animo “fresco” come in gioventù”.

Anche in questo caso - nella traduzione di Gabriella Peddes di Tonara, con la revisione di Roberto Perinu – la poesia verrà inserita nell’antologia di testi del prossimo appuntamento (martedì 26 marzo 2024) con il Circolo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina): laboratorio linguistico transoceanico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, per imparare a leggere e a scrivere in lingua materna contemporanea: contributo concreto che ben si inserisce nella “Giornata internazionale della Lingua madre”, proclamata nel 1999 dalla Conferenza generale dell'Organizzazione delle nazioni unite per l'educazione, la scienza e la cultura.

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