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Edilizia green

Edifici vecchi ed energivori, in Sardegna 90mila immobili in pessime condizioni

di Serena Lullia
Edifici vecchi ed energivori, in Sardegna 90mila immobili in pessime condizioni

Analisi di Confartigianato: i più datati a Sassari, i più nuovi nella ex provincia di Olbia-Tempio. Il 61,8% delle case è senza isolamento termico

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Cagliari Imbruttiti dagli anni, consumati dal tempo, con un disperato bisogno di una cura energetica. In Sardegna ci sono circa 90mila immobili che hanno bisogno di un lifting in tempi rapidi. Il 17% dell’oltre mezzo milione di edifici privati presenti sull’isola. E mentre la Calabria si porta a casa il poco invidiabile primato di regione d’Italia con il patrimonio immobiliare più anziano, la Sardegna non è da meno, classificandosi sesta in questa gara al ribasso.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, ha analizzato l’età e lo stato dei 512mila310 edifici privati (case unifamiliari, ville, villette, case a schiera, palazzine, condomini anche con attività economiche al piano strada) costruiti prima del 1981, oltre 322mila  dopo il 1981, poco meno di 189mila, secondo dati Istat.

Nonostante sia cresciuto il numero dei proprietari che ristruttura e adegua le case il panorama residenziale della Sardegna versa ancora in condizioni critiche, con abitazioni vecchie, in cattive condizioni di salute e che consumano troppo.

In Sardegna gli immobili più anziani si trovano a Sassari (il 19% sono in condizioni pessime o mediocri), segue l’Ogliastra con il 18,1%, Oristano con 17,9%, Medio Campidano con il 17,8%, Cagliari con il 16,8%, Carbonia-Iglesias con il 16,5%. Gli edifici più nuovi sono nella ex provincia di Olbia-Tempio con una percentuale di anzianità solo del 13,9%.

Una soluzione per ringiovanire il patrimonio immobiliare potrebbe arrivare dalla nuova direttiva Ue sulla Prestazione energetica nell’edilizia, recentemente adottata dal Parlamento europeo, In Italia saranno interessati circa 1,8 milioni di immobili, quelli di classe G, la fascia energetica più bassa. Per Confartigianato una buona notizia. 

«La direttiva Ue “Case Green” può rappresentare un’occasione per attivare in modo significativo la rivalutazione e riqualificazione immobiliare e per spingere il settore delle costruzioni soprattutto dopo lo stop al superbonus ma a precise condizioni – commenta Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna – bene per esempio lo slittamento al 2040 per lo stop alle caldaie mentre preoccupa lo stop agli incentivi per quelle a gas dal 2025. Saranno necessarie strategie nazionali per dotare di impianti solari anche gli edifici residenziali nuovi e i non residenziali di grande dimensione».

Per quanto riguarda il consumo di energia e il condizionamento, nell’Isola sono ancora troppe le case prive di isolamento termico:  il 61,8% delle famiglie, infatti, risiede in abitazioni prive di intercapedini, cappotti esterni o interni. Ciò significa dispersione di calore in inverno ed accumulo di calore in estate, elevato uso dei sistemi di climatizzazione, e conseguente spreco di carburante o di energia elettrica.

«La riqualificazione energetica degli immobili - prosegue il presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna – in questi anni è continuata nonostante la ragnatela burocratica fatta da uno stillicidio di modifiche normative che ha complicato non poco l’attività delle imprese e i progetti delle famiglie interessate ad effettuare interventi di riqualificazione energetica sulle abitazioni».

Per gli artigiani edili sardi, la necessità più impellente è quella di ripensare profondamente il sistema degli incentivi nel settore dell’edilizia. «Non devono gravare esclusivamente sulle bollette di famiglie e imprese e, men che meno, generare bolle speculative. Basta con gli interventi spot sottoposti a continui ripensamenti – conclude Meloni - l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare può essere una grande opportunità per il Paese, ma non deve trasformarsi in vessazione per cittadini ed imprese. La strada realmente efficace consiste nel progettare una vera e propria strategia strutturale di lungo termine che scandisca l’impiego di risorse pubbliche aggiuntive. In questo modo potremo ottenere un ritorno positivo in termini di crescita del Pil e orientare le scelte dei cittadini sulla qualità e l’efficienza energetica delle abitazioni».

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