La Nuova Sardegna

Una città e le sue storie
Una città e le sue storie – Sassari

Candelieri, il cuore antico si apre alla città e al mondo

di Davide Pinna
Candelieri, il cuore antico si apre alla città e al mondo

I gremi protagonisti della rigenerazione del centro

01 aprile 2024
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Festa civica e religiosa allo stesso tempo, patrimonio di tutta la città e momento intimo della vita dei tredici gremi che la organizzano. La Faradda di li Candareri, la discesa danzante degli imponenti ceri votivi che attraversano il cuore della città vecchia per sciogliere il voto nella chiesa di Santa Maria di Betlem, è una festa stratificata, complessa. Con radici storiche antiche e uno sguardo che tenta di prepararsi al futuro, salvaguardando le tradizioni e adeguandosi ai tempi che cambiano. «Soprattutto, è la festa più sentita dai sassaresi» spiega Fabio Madau, presidente dell’Intergremio, l’organizzazione che riunisce undici dei tredici gremi che organizzano, ogni 14 agosto, la discesa dei Candelieri.

Cosa è la Faradda per un sassarese?
«È la festa della città. Basti pensare al fatto che la organizza il Comune e questo accade nonostante abbia un carattere e un’origine profondamente religiose. Questa duplice natura emerge anche nel suo svolgimento. Tutta la parte iniziale è profondamente civica: tolti i simboli e le immagini sacre rappresentate sui candelieri, non compaiono altri elementi religiosi fino a quando non si arriva a Santa Maria. Varcato il portone, diventa una festa squisitamente religiosa. Allora, la danza dei candelieri lascia il posto alla stasi dell’attesa dello scioglimento del voto, la festa cede il passo alla contemplazione, il chiasso al silenzio. Fino a quel punto è una festa di popolo, lo dice il nome stesso, faradda, ossia discesa: un defluire continuo di persone che scendono lungo Corso accompagnando i gremi e i candelieri».

Come è cambiato, nel corso degli anni, il rapporto fra la città e la sua festa?
«Faccio un esempio, che riguarda le vestizioni dei ceri. Fino a 15 anni fa erano momenti riservati, vissuti nell’intimità dal gremio. Da un po’ di tempo abbiamo deciso di aprire questi riti alla città, trasformandolo in un momento di festa. E l’apprezzamento si vede, fin dal mattino sassaresi e turisti girano per le strade del centro alla ricerca delle sedi dei gremi per poter assistere a questi riti». 

Gremi. Questa parola è stata già nominata tante volte, ma cosa sono e qual è il loro ruolo nella Faradda?
«Storicamente, si tratta delle corporazioni di arti e mestieri, che in Sardegna prendono questo nome di origine spagnola. Le loro funzioni civiche si esaurirono nel 1864 con un regio decreto, ma in città come Sassari hanno mantenuto un ruolo attivo e vivo proprio grazie al loro compito di organizzazione della festa dei candelieri. I documenti storici li citano per la prima volta alla fine del Cinquecento, ma si tratta di rimandi a fonti precedenti che sono andate perdute e sono quindi più antichi. Ancora più antica è la tradizione dei Candelieri, che risale probabilmente alla fine del Duecento. In città arrivò per l’influenza pisana, ma la tradizione nasce nel mondo Bizantino, dove era uso comune offrire alla Madonna di Mezz’agosto, la Vergine Dormiente, un cero. Tornando al loro ruolo, sono gli unici intermediari, in passato in quanto rappresentanti del mondo del lavoro cittadino, che possono sciogliere il voto della città nei confronti della Madonna».

Un ruolo antico. Ha ancora senso oggi?
«Certamente, i gremi vogliono continuare a essere protagonisti della vita cittadina. E lo fanno in tanti modi. Sono associazioni molto attive sul versante culturale. Cercano di aprirsi ai giovani, con la manifestazione dei Piccoli Candelieri, e al resto della città. Con particolare attenzione al mondo economico, perché non è vero che dalla cultura non si può mangiare. E sono gli attori degli importanti processi di tutela, promozione e salvaguardia delle tradizioni che stanno alla base della Faradda. A maggior ragione, dopo il riconoscimento assegnato dall’Unesco alla festa dei Candelieri».

La Faradda è patrimonio immateriale dell’umanità: cosa vuol dire?
«È un riconoscimento arrivato dieci anni fa dopo un lungo lavoro. Che riguarda non solo Sassari, ma anche Nola in Campania, Palmi in Calabria e Viterbo nel Lazio. Quattro città unite nella rete italiana delle Grandi macchine a spalla. E la cosa interessante è che proprio questa dimensione reticolare è stata riconosciuta e apprezzata dall’Unesco, che oggi ne fa un modello da esportare in tutto il mondo».

Questa proiezione internazionale, resta però ben ancorata nel cuore antico della città.
«Certamente, il centro storico è la casa dei candelieri. E i gremi possono avere un ruolo diretto nella sua rigenerazione. I progetti portati avanti con il Comune prevedono la realizzazione di un museo dei Candelieri nell’ex palazzo della Frumentaria. Da qui partirà un percorso collegato a tutte le sedi dei gremi, tutte all’interno del centro storico, e dell’intergremio. E sempre nella città vecchia ci sarà un laboratorio tecnico-didattico. Allo stesso tempo, dobbiamo evitare di chiuderci e coinvolgere tutta Sassari nei nostri progetti, ricostruendo un rapporto che forse negli ultimi anni, complice anche lo stop imposto dal Covid, si è un po’ sfilacciato».

Come?
«Da un lato dobbiamo mantenere salde le basi tradizionali, dall’altro dobbiamo stare al passo coi tempi. Le fondamenta non vanno toccate, ma dobbiamo essere in grado di ripesare di volta in volta, o addirittura in maniera continua, questa festa».

Non è facile trovare un equilibrio fra aspetti turistici e tradizionali della manifestazione.
«Quello è un problema diverso. Intendiamoci, il turismo è un elemento trainante dell’economia e della crescita di una città e va favorito. Ma è il turista stesso che vuole assistere a una manifestazione autentica, che non si è snaturata per inseguire i suoi gusti. L’equilibrio difficile, da trovare, è quello fra tradizione e innovazione».

Come si immagina la Faradda fra cinquant’anni?
«Difficile dare una risposta. Posso dire come spero che sarà. Mi auguro che avrà ricostruito il suo rapporto con la città e che tutti i sassaresi la sentano propria e la rispettino per quello che è e non per come pensano debba essere. Non parlo tanto dei fischi, che comunque non mi piacciono, ma di un momento di festa che non si deve trasformare in una gioia sguaiata».

Ogni 14 agosto si scioglie il voto La Faradda di li Candareri, la Discesa dei Candelieri, si ripete da secoli ogni 14 agosto. I pesanti e imponenti ceri votivi, riprodotti in legno, vengono trasportati per ore su un percorso di circa 2 chilometri dai portatori, fino all’arrivo nella chiesa di Santa Maria di Betlem. Qui, viene sciolto il voto rivolto dalla città alla Vergine Assunta nel Cinquecento quando, dopo una terribile pestilenza, Sassari riuscì finalmente a liberarsi dall’epidemia. I candelieri sono tredici, così come i gremi che li custodiscono tutto l’anno e ne affidano il trasporto a un gruppo di 8 portatori guidati da un capo al ritmo di un tamburo. I gremi sono: Braccianti, Autoferrotranvieri, Macellai, Fabbri, Piccapietre, Viandanti, Contadini, Falegnami, Ortolani, Calzolai, Sarti e Massai Agricoltori.

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