La Nuova Sardegna

La tragedia

Nuoro, nella scuola di Patryk Zola e Ythan Romano fiori sui banchi e aule vuote

di Valeria Gianoglio
Nuoro, nella scuola di Patryk Zola e Ythan Romano fiori sui banchi e aule vuote

Giorno di lutto all’Istituto “Deledda”: abbassate a metà anche le tapparelle I ricordi commossi di preside, docenti e compagni: «Come un terremoto»

03 aprile 2024
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Nuoro «Erano sempre insieme, vivaci, avventurosi, sprezzanti del pericolo. Legati al gruppo. Li ricordo suonando la chitarra in classe. Suonavano tutto quello che era orecchiabile e che portava gioia». Borsa da lavoro stretta in una mano, sguardo che tradisce un dolore profondo ma discreto, Mauro Lisei sta per varcare l’ingresso secondario dell’istituto comprensivo di Biscollai, e con una mano indica ai presenti che quella dietro l’ampia vetrata della scuola era «la loro classe, con i banchi vicini e i loro strumenti in aula». Usa il presente, l’insegnante di musica, quando racconta che Patryk e Ythan «li conosco da tre anni», e lo utilizza forse non a caso, come fa chi non vuole relegare un bel ricordo a un tempo che non c’è più.

Poco dopo, il primo giorno di scuola senza i due giovanissimi morti nel crollo del rudere di via Dessanay, l’istituto apre il portone d’ingresso ma lascia la serrande delle finestre abbassate a metà. Perché ieri, al Comprensivo Grazia Deledda, è giorno di lutto e per capirlo non c’è bisogno di drappi funebri o striscioni. Pochi adolescenti si presentano all’ingresso, pochi genitori decidono di mandare in classe i loro figli in segno di vicinanza verso le due famiglie devastate dal dolore. E la mano amorevole di alcune bidelle, incaricate dal preside e a nome di tutta la scuola, appoggiano due mazzetti di fiori bianchi su due banchi vuoti della terza A. La classe di Ythan Romano e Patryk Zola. Quella dove sognavano il loro futuro, e coltivavano sogni e amicizie.

«Stavano qui, i nostri due ragazzi – spiega il preside Antonio Andrea Fadda – eccoli qui, i loro banchi. Oggi nessuno, dopo quello che è successo, ha voluto fare lezione. La loro classe è rimasta vuota, gli studenti non sono venuti, e con gli altri abbiamo voluto ricordare Patryk e Ythan con un momento di raccoglimento. Abbiamo voluto condividere nel silenzio questo momento di sconforto. Per noi è stato come un terremoto. Non ci sono soluzioni, o ricette precostituite, in queste occasioni. È stato un momento di compensazione. Per noi, lo ripeto, è stato un terremoto. L’altra sera ho saputo tutto da una insegnante, da alcuni messaggi. Purtroppo le tristi notizie riescono a girare in fretta».

«Patryk e Ythan li ricordo bene – aggiunge il preside Fadda – il sorriso di Patryck, appassionato di basket, e il volto di Ythan, appassionato di motori. È stata una tragedia, che dobbiamo affrontare: con i ragazzi penseremo a un percorso corretto per farlo». «Erano due ragazzi vivaci e curiosi, Ythan l’ho conosciuto anche per tre anni alle elementari – racconta Giovanni Pisanu, educatore professionale dell’istituto – ora pensiamo a qualche iniziativa per ricordarli e per aiutare i nostri alunni».

Poco dopo il portone d’ingresso, in piedi vicino a un gradone in pietra, un gruppetto di giovani studenti si raccoglie attorno a un telefonino nel quale scorrono le immagini di un video. C’è chi parlotta e chiede agli altri: «Ma voi ci siete andati in quella casa?», pensando al rudere della tragedia. C’è chi confessa: «Io un giorno dovevo entrarci ma poi non ci sono entrato». E chi ricorda con precisione «che dentro quella casa c’erano scalini», e che «c’era già da prima una roccia che stava per cadere». Ma quello di ieri è un ritorno a scuola nel segno del lutto anche per diversi altri istituti nuoresi – tra i messaggi di cordoglio arrivano anche quelli del Classico Asproni e dell’istituto comprensivo Maccioni, e per le ex docenti dei due ragazzi. Maestra Tiziana Sechi, insegnante alle elementari di Biscollai non si dà in pace. «Mispiace – dice, quasi scusandosi – ma davvero non riesco a non piangere. Li conoscevo bene e non posso dimenticarmi i loro volti, quanto erano belli, vivaci e studiosi. L’altra sera, quando ho saputo, è stato come se mi avessero strappato via un pezzo di cuore».
 

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