La Nuova Sardegna

L’intervista

Massimo Zedda: «A Cagliari ripareremo i danni della peggiore giunta di sempre»

di Roberto Petretto
Massimo Zedda: «A Cagliari ripareremo i danni della peggiore giunta di sempre»

Il candidato del Campo largo punta al terzo mandato come sindaco di Cagliari: «Truzzu bocciato dallo stesso elettorato che lo aveva sostenuto»

23 aprile 2024
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Cagliari Obiettivo terzo mandato. Sindaco eletto del capoluogo sardo nel 2011 e nel 2016, Massimo Zedda ci riprova. Sarà il candidato del Campo largo.

Non teme l’effetto “minestra riscaldata”?

«No, l’importante è che ci siano nuove idee. L’importante è che il condimento sia composto da nuove proposte, sullo sviluppo, sugli eventi, sulla riqualificazione dei luoghi, sulla necessità di portare a termine cantieri eterni che imbrigliano la città, sulle idee legate al sociale. La cosa importante è capire se si ha del buon filo politico per tessere un buon programma oppure no. E noi pensiamo di averlo, in sintonia con presidenza della Regione».

Cinque anni fa Paolo Truzzu vinse contro Francesca Ghirra con una campagna molto aggressiva che metteva sotto accusa la sua gestione da sindaco. Che città restituisce?

«Quando si vince col 50 per cento bisognerebbe stare attenti a esercitare il ruolo come se si fosse dei podestà. Bisognerebbe entrare in sintonia anche con chi non ti ha sostenuto. Così non è stato e persino chi li aveva sostenuti, alle politiche e alle regionali ha deciso di penalizzare il centrodestra esprimendo un voto netto. Mettendo insieme Soru e Todde in alcune sezioni di Cagliari si arriva addirittura all’80. Questo significa che è stato fatto il contrario di quello che desiderava la città. Si sono scordati anche di sant’Efisio, che passa da centinaia d’anni».

Ritiene di poter cavalcare un’onda favorevole?

«Il risultato delle Regionali è attribuibile alla nostra unità e al pessimo governo di Cagliari e della Regione. I peggiori governi dal 1948 a oggi: non c’era mai stato un tale livello di pressapochismo e di incapacità. Qui il campo democratico e progressista ha determinato la sconfitta di Giorgia Meloni e della Lega: visto che Alessandra Zedda è della Lega, l’effetto potrebbe ripetersi alle Comunali. Noi abbiamo un’idea di sviluppo, sappiamo come correggere gli errori commessi in questi anni, sappiamo come creare occasioni di sviluppo. Ovviamente saremo aiutati dalla sintonia con il governo regionale, con l’autorità portuale che sta facendo tanto in termini di riqualificazione del fronte mare, con iniziative sulla nautica, sul diporto e sulla cantieristica».

Truzzu ha perso anche per i tanti cantieri aperti. Ma aprire cantieri non dovrebbe essere un elemento qualificante?

«Non è così. Nel 2022 non c’era un cantiere in città; eppure, per il centrodestra a Cagliari c’è stato uno dei risultati peggiori. Poi i cantieri hanno accentuato il malcontento: se non finiti creano caos. Non si trova un cagliaritano contento: non un negoziante, non un professionista, non un residente. A quel punto non è questione di lavori, ma di lavori fatti male. E si finisce per tenere in stato di abbandono la manutenzione ordinaria della città. Capita così che i cittadini vedano molti cantieri che vanno a rilento e il resto della città in abbandono».

A proposito di cantieri, che idee ha per Cagliari?

«Innanzitutto, correggere chiudere nel più breve tempo i cantieri aperti. Nel 2011 abbiamo ereditato città che aveva bisogno di essere proiettata verso altre realtà europee. Oggi una città che ha problemi da risolvere».

La spiaggia a Sant’Elia, una provocazione o un’idea percorribile?

«È fattibile, ma non bisogna fermarsi a questa idea. Si può fare ed è utile portare spiaggia. Ma diventa inutile se non c’è anche una riqualificazione delle scuole, se non c’è medico di base. Noi avevamo pensato alla casa della salute, loro non hanno fatto nulla. Per questo vanno ripresi quei progetti. E poi la riqualificazione palazzi Area, qui in collaborazione con la Regione. Insomma, bisogna portare a Sant’Elia attività che migliorino la qualità della vita, puntare alla riqualificazione dei luoghi. E anche alla formazione professionale, a Sant’Elia come in tutte le altre zone popolari: si costruiscano le condizioni per creare occasioni di lavoro, oltre all’assistenza e alla cura».

E il nuovo stadio?

«Il progetto segue un iter che dato dalle norme. C’è una verifica in corso. Si è aggiunto anche il progetto del palazzetto. Noi, nell’ultima consiliatura, pensavano di poter aprire il cantiere nel 2021. Loro non hanno fatto nulla e ora bisogna correre ai ripari perché ci sono anche le scadenze imposte dalla candidatura italiana per gli Europei».

Se eletto sarà anche sindaco della città metropolitana. La novità introdotta dalla riforma del 2016 ha prodotto i risultati che ci si attendeva o si può fare di più e cosa?

«La si deve smettere con questo atteggiamento. Vale per gli enti locali, vale per la sanità: ogni cinque anni arriva una nuova giunta che mette in discussione tutto senza correggere quello che invece andrebbe corretto, mettendo in fibrillazione il sistema. Avevano annunciato la riforma degli enti locali come riforma storica, ma le province sono ancora commissariate, le scuole sono senza finanziamenti, le strade in condizioni pietose. Cosa fare? Non è pensabile che ognuno progetti in solitudine.C’è una progettazione scollegata sui luoghi che dovrebbero invece essere pensati insieme. Come ha fatto Sergio Milia a Quartu che ha proseguito il progetto fatto con Cagliari e ha risparmiato un anno di tempo».

Cagliari viene spesso accusata di fagocitare risorse e attenzioni, a scapito di altre zone della Sardegna.

«Il problema non è questo. Cagliari non fagocita nulla. I dati sulla ripartizione del fondo unico dicono che agli ultimi posti in classifica ci sono Cagliari e Sassari. Il problema è un altro: il finanziamento è molto spostato su lavori pubblici rispetto all’animazione culturale, sociale ed economica, soprattutto per quanto riguarda i Comuni minori. Abbiamo assistito in questi anni, non a un miglioramento delle condizioni di vita dei centri piccoli. Quando chi è al governo della Regione ecco che si verifica un impoverimento dei servizi in tutti i luoghi della Sardegna».

Alle Regionali a un certo punto i Progressisti hanno lasciato Soru per appoggiare Todde. La sua candidatura faceva parte dell’accordo?

«Mi sembra che questa lettura sia smentita dai fatti. Ci abbiamo messo tre mesi per trovare la sintesi. Già a giungo ero stato chiaro con Renato Soru: gli avevo detto che ci saremmo impegnati nella battaglia per le primarie, ma non avremmo regalato la vittoria alla destra. In tutte le dichiarazioni pubbliche abbiamo sempre lanciato degli appelli l’unità. Ci dispiace, ma il punto erano le primarie».

Come sono ora i suoi rapporti con Renato Soru?

«Sono buoni, non c’è nessun elemento personale».

C’è margine per ricucire?

«In politica si deve sempre cercare l’unità. Dipende però se la si cerca sul potere o sui progetti di sviluppo per la città e la Regione».

Il centrodestra dopo la sconfitta alle regionali sembra aver perso per strada i sardisti: c’è una possibilità di un’apertura verso i quattro mori?

«Ora è impossibile. Hanno governato sino all’ultimo minuto appoggiando Solinas e Truzzu. Vedo difficile ci sia ripensamento su un’idea di sviluppo per la Sardegna e per i Comuni».

Al voto a giugno, oltre a Cagliari, anche Sassari e Alghero: cosa pensa della scelta del campo largo per Sassari? Mascia è un candidato della sua generazione.

«Gli faccio i migliori auguri di “in bocca al lupo”. Spero che anche a Sassari si affermi un governo democratico e progressista per lavorare insieme e avvicinare le due principali città sarde, anche in accordo con la Regione. Siamo un milione e mezzo di persone, l’equivalente di una grande città o del quartiere di una grande metropoli. Dobbiamo ragionare sempre di più in termini di connessione e condivisione».

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