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Elezioni comunali

Gavino Mariotti: «Sassari, la mia città magnifica, di nuovo guida del territorio»

di Giovanni Bua
Gavino Mariotti: «Sassari, la mia città magnifica, di nuovo guida del territorio»

L'attuale rettore dell’Uniss e candidato del centrodestra: «Il mio slogan? Si può essere seri anche senza prendersi troppo sul serio»

29 aprile 2024
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Sassari Gavino Mariotti, professore ordinario di Geografia economico-politica all’università di Sassari. Dal 2012 al 2016 direttore del Dipartimento di Scienze umanistiche e sociali, eletto rettore nel 2020 travolgendo i quattro sfidanti, candidato sindaco di Sassari per la coalizione di centrodestra.

A Sassari il rettore conta quanto se non più del sindaco, chi glielo ha fatto fare?
«L’amore per Sassari e il desiderio di fare per la mia città quello che stiamo facendo per l’università».

Il centrodestra non vince le comunali dal 2000, con Campus. E ha eletto l’ultimo consigliere regionale sassarese nel 2009.
«Io credo che il nostro progetto vada oltre il centrodestra».

Si spieghi.
«Io sono un tecnico. Il centrodestra è sicuramente la mia area politica di riferimento ma ho solide radici cattoliche, e penso di parlare a quell’elettorato moderato che in città non ha più punti di riferimento. E ai giovani chiaramente, ai miei studenti che in tanti mi hanno chiesto di candidarmi».

Pesca nello stesso elettorato di Nicola Lucchi?
«Nicola è un amico e una persona che stimo. E tra noi ci possono essere molti punti di convergenza. Ma io trovo che il civismo fine a se stesso rischia di chiudersi invece di aprirsi, di non avere riferimenti regionali e nazionali. Cosa che in questi cinque anni è pesata non poco. Io sono un civico, non un candidato in “provetta” ma penso che la struttura dei partiti sia importante».

Siete pronti ad allearvi in un eventuale ballottaggio?
«Le mie porte sono sempre aperte, chiaramente partendo dai programmi. I nostri saranno molto articolati. Ma penso che ci sia spazio per tutti, e ognuno possa giocare un suo ruolo. Lucchi come Palopoli. Sono abituato ad ascoltare».

Il candidato del centrosinistra?
«Non lo conosco, e non l’ho mai visto lavorare e quindi non lo posso giudicare. Perché penso che la gente vada giudicata per quello che ha fatto. Certo amministrare non è un lavoro facile».

Ha detto che la sua candidatura è in continuità col fallimento di Solinas, che è un suo amico.
«Con Solinas ho avuto i corretti rapporti che un rettore deve avere con un presidente di Regione, e devo dire che l’Ateneo dalla Regione ha avuto il massimo appoggio possibile. Gli stessi rapporti che da sindaco di Sassari avrei con Alessandra Todde. Quando si riveste un ruolo le bandiere vanno in soffitta e si rema tutti dalla stessa parte».

In appoggio a Mascia c’è un importante fetta della cultura cittadina.
«Non è mia intenzione farmi scudo con il mio ruolo, ma le assicuro che da rettore il mondo della cultura cittadina non mi è sconosciuto».

Alla fine è riuscito a ricucire con Psd’Az e strappare Azione al campo largo.
«Siamo un gruppo forte e ampio. Con i sardisti il dialogo c’è sempre stato, e la loro scelta è coerente con un percorso che con coraggio portano avanti. Altri lo sono stati meno, come l’amico Antonello Peru. Mi spiace».

Sui manifesti ha scritto “Magnifica” e sfoggiato un orologione.
«L’orologione me lo ha regalato mia nonna per la cresima, facendo non pochi sacrifici. E “Magnifica” è un omaggio a Sassari e un gioco di parole divertente sul ruolo che ricopro. Si può essere molto seri anche senza prendersi troppo sul serio. E si può confrontarsi, anche duramente, senza mentire o diffamare».

Le chiedono di dimettersi da rettore.
«Mi sono autosospeso, consegnando la guida dell’Ateneo al prorettore. Ho anche rinviato i concorsi. Ma nessun rettore candidato si è mai dimesso, e non è assolutamente un obbligo. D’altronde le risulta che Alessandra Todde si sia dimessa dal parlamento prima della vittoria?»

Si dimetterà anche se perde?
«Queste sono valutazioni che faremo dopo. Per ora non ho alcuna intenzione di perdere».

Parliamo di programmi.
«Noi stiamo studiando una piattaforma organica con 10-12 progetti integrati che cambieranno volto alla città e al territorio. Ma soprattutto stiamo esportando un sistema che all’università ha dato grandi frutti, facendo arrivare solo nell’ultimo anno 140 milioni di risorse da bandi nazionali, regionali ed europei».

Quale sistema?
«Costruiremo una nuova “Fabbrica dello sviluppo e della rigenerazione territoriale” attraverso un nuovo patto, siglato su elementi di concretezza, tra le forze politiche locali e tutti i soggetti rappresentativi del nostro tessuto socioeconomico. Avremo un ufficio dedicato alla analisi dei bandi e alla predisposizione dei progetti. E un gabinetto allargato che tracci la linea, e la segua. I soldi sono l’ultimo dei problemi, ma bisogna andarseli a prendere e usarli bene».

Qualche pillola?
«Viale Italia. Invertiamo il senso, e facciamoci passare tutti gli autobus che arrivano in città, che scarichino la gente in un’area di sosta “volante” in Corso Margherita di Savoia. Così si rianima il centro. E via le macchine da piazza università, ci sto provando da tre anni ma non c’è stato verso».

Basta questo per il centro storico?
«Il Dadu è al lavoro da mesi. Il centro va ridisegnato, partendo dalla sicurezza e proseguendo con il commercio, il ripopolamento, l’abbellimento. Ma non in contrapposizione con Predda Niedda, che va inglobata e salvata con un piano regolatore serio. La città va ricucita e la deve smettere di espandersi verso i monti e correre invece verso il mare».

Zone turistiche?
«Vanno rivisti, in concertazione con l’area vasta, i confini comunali. Le sembra normale che Sassari abbia 500 metri della spiaggia di Platamona? Dobbiamo arrivare almeno al terzo pettine».

Vuole litigare con Sorso?
«Litigare? Ma scherziamo. Sassari sarà capofila del territorio, dell’area vasta e di tutto il nord. Si farà portavoce delle vertenze di Ozieri sull’ospedale, sull’ippodromo e sull’area fiera. Del Goceano, che può essere un’area sul modello Toscana che vive di enogastronomia e bellezze archeologiche. Difenderemo le industrie del Meilogu e chiederemo un molo per le crociere ad Alghero. Progetteremo insieme, mettendo a disposizione le nostre competenze e strutture».

Oltre all’ospedale di Ozieri ci sarebbe quello di Sassari.
«Spero che quella di Todde sia solo una pausa di riflessione. La richiesta di un nuovo ospedale sarà la prima cosa che farò come nuovo sindaco. E nel mentre bisogna fare funzionare l’esistente. L’università ha fatto sei concorsi per ordinari e associati in chirurgia pediatrica, pediatria e neurochirurgia. Per attivare le scuole di specializzazione e fare riaprire i reparti. Questa è la strada che va seguita. E come sindaco vigilerò su questo».

Torniamo all’inizio: chi glielo ha fatto fare?
«Io nella vita ho sempre lavorato, e sono stato eletto in tutte le cariche che ho ricoperto. Mi piace confrontarmi, pormi delle sfide. E far rinascere la mia Sassari è la più grande che potessi affrontare».

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