La Nuova Sardegna

L’allarme

Balneari, caos bandi per le 573 concessioni in Sardegna

di Claudio Zoccheddu
Balneari, caos bandi per le 573 concessioni in Sardegna

Nell’isola canoni “scontati” ma c’è il rischio di un’estate senza servizi in spiaggia

03 maggio 2024
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Sassari L’ultima estate prima della Bolkestein. Ma il banco potrebbe saltare anche prima. Sintetizzando all’estremo, l’orizzonte degli operatori balneari dell’isola - e non solo - non dovrebbe andare oltre il 2024, poi le concessioni torneranno in discussione e saranno messe a bando per «assegnare la concessione in un contesto realmente concorrenziale». Lo ha deciso il Consiglio di Stato appena tre giorni fa anche senza aver stabilito la scarsezza della “risorsa spiagge” in Italia, salvo poi bloccare tutti i rinnovi delle concessioni avvenuti dopo il 31 dicembre del 2023, con l’isola che rischia di veder chiudere tutti i servizi da spiaggia a pochi giorni dall’inizio delle stagione perché la proroga “tecnica” votata dalla giunta regionale uscente il 15 febbraio scorso è una di quelle finite nel mirino del Consiglio di stato. Se così fosse, i servizi da spiaggia dell’isola sarebbero “battuti” all’asta proprio durante l’estate, a patto che la mappatura delle coste venga terminata in tempo. Una prospettiva difficile che però porta in dote l’immagine di un’isola che potrebbe presentarsi all’estate del 2024 senza alcun servizio da spiaggia funzionante.

Le concessioni Sono quasi seicento gli stabilimenti balneari su un totale di circa 5400 concessioni spalmate sui seicento chilometri di spiagge misurati nell’isola. Era questo lo stato dell’arte dei servizi da spiaggia nel 2023 in un conto che ovviamente comprende anche altre attività che si svolgono sulle aree demaniali, come quelle dei ristoranti vista mare, dei porti turistici, dei noleggi di piccoli natanti e di tutte le attività turistiche che lavorano in riva la mare. Secondo il “Rapporto Spiagge” di Legambiente, pubblicato nel 2023, In Sardegna su 595 chilometri di spiagge insistono 5.394 concessioni, ma sono solo 573 quelle rilasciate per gli stabilimenti balneari, mentre sono 218 quelle per campeggi, con una percentuale del 20,7 per cento del totale di costa sabbiosa occupata da stabilimenti balneari, campeggi, circoli sportivi e complessi turistici alla quale si aggiunge un 4,7 per cento di spiagge non fruibili, riferiti a litorali interdetti o abbandonati. Secondo la Regione, nel 2023 gli occupati nel settore sarebbero stati circa 4mila.

I canoni Una volta rilevati i numeri del settore, Legambiente aveva anche indicato il costo medio dei canoni demaniali, definendoli “bassi, ma in alcune località di turismo di lusso come la Costa Smeralda (ma anche la Versilia, in Toscana), particolarmente inadeguati a fronte di guadagni milionari”. Per fare un esempio, gli ecologisti avevano indicato il comune di Arzachena e i 41 stabilimenti balneari (su un totale di 64) con un canone annuale inferiore ai mille euro e i 23 di cui invece, secondo Legambiente “non esistono dati”. Ovvero, non si sa quanto paghino. Eppure, la tabella con il calcolo del canone perle concessioni nel comune di Arzachena è piuttosto chiara: per un’area scoperta si paga 1,66 euro al metro quadro, per un’area occupata da impianti di facile rimozione si pagano 2,76 euro al metro quadro, per un’area occupata da impianti di difficile rimozione si pagano 4,73 euro al metro quadro, per uno specchio acqueo entro i 100 metri dalla costa si paga 1,28 euro al metro quadro (tra i 100 e i 300 metri se ne pagano 0,92 e 0,73 oltre i 300) mentre gli specchi d’acqua per i campi boe costano 0,37 euro al metro quadro. In assoluto, il canone annuo non può mai essere inferiore ai 3.225,50 euro. Poco? Discrepanze a parte, sembrerebbe proprio così. Ed è chiaro che dopo i nuovi bandi, i canoni saliranno. Detto questo, i balneari hanno sempre aggiunto un dettaglio di non poco conto, perché oltre al canone escono dalle loro tasche anche i 15mila euro annuali del costo medio per il servizio di salvamento anche le spese per la pulizia e per gli altri servizi.

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