La Nuova Sardegna

Sanità

Medici in fuga dall’isola, è allarme: «Entro il 2028 ne serviranno 2mila»

di Andrea Massidda
Medici in fuga dall’isola, è allarme: «Entro il 2028 ne serviranno 2mila»

I dati dell’Amsi: «Situazione critica anche per infermieri e fisioterapisti»

09 maggio 2024
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Cagliari Sottopagati, troppo spesso maltrattati dai pazienti, e sempre più in fuga verso altri Paesi. Non si arresta in Italia l’emorragia dei professionisti della sanità. Un fenomeno che, come è facile constatare, colpisce in particolare la Sardegna: «Se non ci sarà una rapida inversione di rotta, entro il 2028 l’isola avrà bisogno di circa duemila medici, oltre che di moltissimi infermieri, fisioterapisti e farmacisti», avverte l’Amsi (l’Associazione medici di origine straniera in Italia), che scatta una fotografia sulla criticità in questione e lancia l’allarme: il numero di dottori è già esiguo e presto questa situazione creerà grossissimi disagi sia nel settore pubblico sia nel privato. Siamo già oltre il tempo massimo».

L’emorragia «Quello della carenza dei professionisti della sanità – spiega il presidente dell’Amni, Foad Aodi, fisiatra di origine palestinese, residente e attivo in Italia da moltissimi anni – è un problema molto preoccupante, dato che contemporaneamente se ne sta sviluppando un altro altrettanto allarmante: la sempre più crescente richiesta di medici italiani di trasferirsi all’estero. Si tratta quindi di un argomento di ineludibile importanza: le nostre proiezioni rivelano che nel giro di quattro anni in tutto il territorio nazionale si avrà necessità di circa 100mila medici». 

Richieste continue Dal gennaio del 2023 a oggi, i dati a livello nazionale indicano che sono più di 8.500 i medici e professionisti della sanità che tramite email si sono rivolti alla segreteria dell’Amsi e all’Umem (Unione medica euro-mediterranea) chiedendo di poter lavorare fuori dall’Italia. Di questi, 5mila sono medici specialisti e medici di famiglia, mentre i restanti 3.500 si dividono tra infermieri (70 per cento) infermieri, fisioterapisti e osteopati (15%), farmacisti (5%) e ancora podologi/logopedisti/psicologi/tecnici di laboratorio/tecnici di radiologia (10%).

«Più dell’90 per cento delle istanze – precisa il dottor Foad Aodi – provengono dalle strutture sanitarie pubbliche, inoltre sono arrivate più di 3000 telefonate e richieste di informazioni sui social».Gli specialisti che chiedono di lavorare all’estero sono soprattutto anestesisti, radiologi, ortopedici, medici di famiglia, medici di urgenza, chirurghi plastici, chirurghi generali, neurochirurghi, neurologi, ginecologi e pediatri.

L’appello Il presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia, lancia anche un appello: «Da ormai quindici anni, come Amsi, insieme al movimento Uniti per Unire, rivolgiamo il nostro appello all’impegno e alla sinergia ai nostri ordini professionali e a tutte le realtà che fanno parte del complesso mondo sanitario. Non abbiamo mai fermato le nostre denunce, quelle che evidenziano come da tempo, in Italia mancano decisamente le figure dei professionisti più specializzati, il cui ruolo e le cui competenze sono indispensabili. Le nostre indagini e le nostre statistiche non mentono e sin dall’anno Duemila rivelano dati inconfutabili e schiaccianti».

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