La Nuova Sardegna

La polemica

Gianni Chessa risponde a Christian Solinas: «Il Psd’Az oggi è una combriccola chiusa e arrogante»

di Umberto Aime
Gianni Chessa del Psd'Az
Gianni Chessa del Psd'Az

Per l’ex assessore al Turismo la responsabilità del fallimento partito, che non ha una propria rappresentanza in consiglio regionale: «è principalmente del segretario»

10 maggio 2024
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Cagliari «Oggi il Partito sardo d'Azione, che fu guidato da un uomo probo come Mario Melis, è in mano a una combriccola che vive senza avere alcuna percezione della realtà, che non ha un collegamento con le persone, con le comunità, con una società che chiede risposte e che pretende di essere ascoltata - repilica Gianni Chessa a Christian Solinas -. Una combriccola autoreferenziale, chiusa, arrogante, che ha svenduto l'autonomia della Sardegna alle logiche leghiste e salviniane».

Per Chessa la responsabilità di questo fallimento, «che ha condotto il Psd'Az a non avere una propria rappresentanza nell'assemblea legislativa della Sardegna, è principalmente del segretario del partito Christian Solinas seguito dai tanti piccoli "signorsì”».

«L'ex governatore – aggiunge Chessa – mi definisce un baronetto, con un'espressione che vuole essere chiaramente ironica. La verità è che dietro questa definizione si nasconde il disprezzo snobista e classista di un uomo che da tempo ha smesso di parlare con le persone. Io non sono chiaramente un lord inglese, vengo da un quartiere popolare di Cagliari e in quel quartiere sono rimasto a lavorare nel sociale e nello sport - ricorda Chessa -. Fin da ragazzo, e in tutti questi anni di attività politica, non ho mai smesso di aiutare chi aveva più bisogno - sottolinea -. Sono abituato a vedere la povertà e la sofferenza delle persone con i miei occhi, a toccare con mano tragedie personali e familiari di migliaia di persone».

Persone «che, quando mi incontrano, mi salutano e si fermano a parlare con me perché in me hanno trovato non il semplice politicante ma un interlocutore che prova, in modo onesto e pulito, di dare una risposta concreta ai loro bisogni. Insomma, sono un uomo del popolo - spiega Chessa - e non mi vergogno della mia provenienza. E gli elettori lo hanno capito. Del resto, non è un caso che sia stato io l'esponente del centrodestra che ha preso più voti in occasione delle ultime elezioni regionali. La politica - conclude – si fa in mezzo alla gente e non nelle stanze di un Congresso in cui le regole sono state scritte ad arte per procrastinare lo status quo. Ecco perché vado via da un partito retto da un piccolo gruppo di dirigenti che si crede un’élite ma è solo la fotografia sbiadita del proprio fallimento politico».

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