La Nuova Sardegna

Siccità

Il Liscia tiene la Gallura al sicuro ma il futuro rimane un’incognita

di Claudio Zoccheddu
Il Liscia tiene la Gallura al sicuro ma il futuro rimane un’incognita

Troppe opere bloccate dalla burocrazia e il Consorzio si appella alla Regione

11 maggio 2024
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Sassari Sono fuori dalla zona rossa dell’emergenza idrica ma quando si parla di acqua, nessuno è davvero al sicuro in Sardegna. Soprattutto leggendo la situazione in prospettiva futura, tra gli sprechi di un sistema idrico vetusto e il surriscaldamento globale dettato del cambiamento climatico. Ecco perché anche dalla zona idrografica del Liscia, e dall’invaso Calamaiu, apre una finestra sul futuro nonostante la situazione attuale della Gallura sia tra le migliori in Sardegna con un indice di riempimento che, il 30 aprile scorso, superava l’80 per cento, che si traduce in 83,908 milioni di metri cubi d’acqua invasati, restando alle spalle solo del sistema idrico del Tirso, capace di mettere referto il 96.12 per cento della sua capacità di riempimento. Eppure, anche in Gallura non sono tutte rose e fiori. Anzi.

La situazione Per garantire la presenza di un’abbondante riserva idrica i lavori sono iniziati più di vent’anni fa, quando l’opera passò dal controllo dell’Ersat a quello del Consorzio di bonifica della Gallura: «Con un intervento da 30 milioni di euro sul canale adduttore, a partire dal 2020 abbiamo cancellato le perdite di un’opera vecchia di 60 anni – spiega Marco Marrone, presidente del Consorzio di Bonifica della Gallura –. Ora, alimentato dalla diga Liscia, il canale adduttore serve i distretti di Arzachena e Olbia: 28 chilometri di canale con una portata di 23 milioni di metri cubi, dei quali ne venivano dispersi ben 7 all’anno. Quell’acqua adesso arriva alle aziende. Poi la nostra attenzione si è concentrata sui reflui dei Comuni più importanti: acqua depurata che viene dispersa a mare, ma che con le opere di collegamento viene anche utilizzata nelle condotte irrigue, alimentando quindi il sistema agricolo. Abbiamo installato dei misuratori lungo tutta la rete di distribuzione e stiamo finendo di installare 755 nuovi contatori aziendali ai quali si aggiunge la manutenzione dei 185 contatori già installati. Questo è stato reso possibile attraverso un finanziamento del ministero della Agricoltura tramite la Legge di bilancio del 30 dicembre 2020». La lotta gli sprechi, però, è appena all’inizio: «Abbiamo progettato la manutenzione delle condotte per l’eliminazione delle perdite – continua Marrone – con l’intenzione di recuperare ben 4 milioni di metri cubi all’anno e siamo in attesa di essere inseriti nel Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico, per ottenere le risorse. Sul fronte del recupero dei reflui, invece, il Consorzio di Bonifica ha firmato due protocolli di intesa con i Comuni di Olbia e Arzachena per immettere nelle reti irrigue i reflui affinati al terzo stadio e provenienti dai rispettivi depuratori comunali». Non male, considerato quello che succede nel resto dell’isola. Eppure: «Non possiamo assolutamente ritenerci tranquilli – continua Marrone –, è fondamentale affrettare i tempi della burocrazia e rendere immediatamente attuabili le opere già progettate e che attendono sui tavoli istituzionali. E occorre progettare non per salvare il presente, ma con una prospettiva di almeno 50 anni. Stiamo utilizzando opere, specialmente in Gallura, che sono state costruite 60 anni fa, per una popolazione, agricoltura e un turismo di 60 anni fa». La ricetta del “non finito” , e qualche volta del “nemmeno iniziato”, la mette in prosa il direttore del Consorzio, Giosuè Brundu: «Complessivamente vengono dispersi 76 milioni di metri cubi all’anno dai fiumi ma è possibile captare almeno una parte di queste risorse. Per questo abbiamo in programma la realizzazione di opere che incrementerebbero il volume erogabile alle utenze irrigue a 10/12 milioni di metri cubi l’anno. Abbiamo proposto alla Regione che questo intervento sia inserito nel Piano Nazionale». Ci sono altri progetti in stand-by, in attesa di finire nel piano per la sicurezza idrica : lo sbarramento dell’invaso sul rio San Simone, 18 milioni di metri cubi d’acqua, l’opera di gronda sul rio Palasole, altri 6 milioni, l’impermeabilizzazione della vasche di compenso, altri 3 milioni. Tutte opere “congelate”, come tante altre in Sardegna.

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