La Nuova Sardegna

Il caso

Siniscola, Giovanni Bomboi dopo gli spari al Consorzio: «Ero esasperato, sono pentito. Non volevo ferire nessuno»

di Sergio Secci
Siniscola, Giovanni Bomboi dopo gli spari al Consorzio: «Ero esasperato, sono pentito. Non volevo ferire nessuno»

L'allevatore e consigliere comunale è accusato di tentato omicidio, ieri ha risposto al pm. L’avvocato: «Ha perso la testa all’idea dei sigilli nel contatore dell’acqua»

21 maggio 2024
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Siniscola Giovanni Bomboi era assolutamente esasperato. Settimane difficili, che avevano messo a durissima prova il suo equilibrio. A descrivere il suo stato emotivo è l’avvocato Francesco Carboni, che dovrà difendere l’allevatore e consigliere comunale di Siniscola dall’accusa di tentato omicidio. «Il mio cliente ha agito d’impeto dopo un periodo in cui ha subito parecchie vicissitudini aziendali. Prima un furto di bestiame poi un incendio che ha devastato un fienile. Negli ultimi giorni si sono aggiunte le preoccupazioni legate alla chiusura della rete di irrigazione a causa dell’ordinanza del consorzio di bonifica». Il 42enne al momento si trova rinchiuso nel carcere di Badu e Carros in attesa dell’udienza di convalida che dovrebbe essere fissata stamane.

L’altro ieri si è reso protagonista di un grave episodio nelle campagne del centro baroniese. Bomboi esasperato per le restrizioni idriche dopo che gli operai di Abbanoa gli avevano contestato l’utilizzo dell’acqua in azienda, è andato in escandescenze e ha esploso alcuni colpi di pistola contro i mezzi del consorzio di bonifica della Sardegna centrale. In un primo momento, realizzata la gravità del gesto, il consigliere comunale si è allontanato facendo perdere le proprie tracce. Ma a tarda sera, accompagnato dal proprio avvocato, ha deciso di assumersi le proprie responsabilità e di costituirsi agli agenti della questura di Nuoro.

«Bomboi si è messo a completa disposizione del magistrato (il pm di Nuoro Ireno Satta) ed ha risposto a tutte le domande – dice il legale – nella giornata di domenica aveva avuto un richiamo degli operai del consorzio di bonifica per un idrante trovato aperto nella sua azienda». A causa della siccità, infatti, il Consorzio aveva diramato il divieto assoluto di irrigare le coltivazioni. Invece gli operai avevano notato l’idrante che innaffiava il suo terreno. «Bomboi ha trovato l'erogatore con i sigilli apposti, ha chiesto spiegazioni e gli è stato detto che c'era l'acqua che stava uscendo. Ha chiesto di togliere i sigilli perché non stava irrigando illegalmente, perché la manopola di erogazione può essere aperta tranquillamente sia da altre persone oppure dagli stessi animali».

E proprio questa è stata la prima giustificazione fornita agli operai, che non gli hanno creduto: «Ad azionare la leva, era stato un capo bovino alla ricerca di acqua». E prosegue: «Quando ha chiesto spiegazioni per telefono, gli hanno detto che non c'era niente da fare. Lui ha chiesto ulteriori chiarimenti e voleva andare al Consorzio, ma qui lunedì ha trovato chiuso. Il personale aveva preferito restare all’interno perché Bomboi aveva chiesto di discutere. Era molto arrabbiato, e ovviamente nessuno ha voluto confrontarsi con lui nè tantomeno togliere i sigilli. Eppure le soluzioni erano molte e diverse. Così, preoccupato per le ripercussioni aziendali, ha perso la testa e sparato alcuni colpi con una pistola che aveva in auto ma senza alcuna volontà di ferire qualcuno». L'arma utilizzata, una pistola semi automatica di piccolo calibro, è stata consegnata agli inquirenti. «Giovanni Bomboi si è detto pentito di quello che ha fatto».

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