La Nuova Sardegna

La frase del papa sui gay

I preti sardi: «In rispettoso dissenso con il santo padre»

di Dario Budroni
I preti sardi: «In rispettoso dissenso con il santo padre»

Don Pala, parroco di Palau: «Il problema non è l'omosessualità, così rischiamo di tornare indietro». E sui seminaristi: «Una battuta infelice liquida le loro sofferenze e anni di studi» 

28 maggio 2024
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Olbia Il progresso avanza da sempre a passo di lumaca. Ma così si rischia di inserire la retromarcia e di tornare addirittura indietro. La frase pronunciata da Papa Francesco (la troppa frociaggine nei seminari) ha generato imbarazzo nella Chiesa. Ieri, infine, le scuse del pontefice. Tra i pochi a intervenire pubblicamente – e con disappunto – è stato però don Paolo Pala, olbiese e parroco di Palau. Non si definisce né un ribelle né un sacerdote sovversivo. Più che altro un prete «credente e pensante» che ha da tempo innescato una riflessione proprio sull’omosessualità nella Chiesa. «La mia posizione personale è in rispettoso dissenso con il Santo Padre» ha digitato Pala su Facebook, raccogliendo centinaia di like e dando vita a una lunga discussione. Impossibile non intervenire. Don Pala, qualche anno fa, ha infatti firmato un saggio teologico che si intitola proprio “L’accompagnamento dei presbiteri con orientamento sessuale: un approccio morale e pastorale”.

Il post Don Pala ha scritto: «Il problema non è l’orientamento sessuale, il problema è l’equilibrio psicologico dei candidati e dei ministri già ordinati, chiamati comunque a vivere con fecondità il celibato per il Regno. Sulle modalità espressive non mi pronuncio nemmeno... È un dispiacere vedere anni di studi, riflessione, esperienze di accompagnamento, sofferenze di seminaristi e preti, liquidati da una battuta infelice inserita in un discorso che, per quanto riportato dalle agenzie di stampa, parrebbe anche peggiore». A condividere il suo post anche don Gaetano Galia, cappellano di Bancali e da sempre, soprattutto a Sassari, dalla parte degli ultimi: «Condivido ciò che dice: non è l’omosessualità in sé che non va bene ma l’equilibrio di una persona e la sua scelta del celibato! Così come vale per chi è eterosessuale. È la persona al centro, non la sua identità sessuale!».

La riflessione Contattato, don Paolo Pala, che conferma la sua stima e il suo affetto nei confronti di Francesco, entra più nel dettaglio. «Il Papa ha parlato di svariati argomenti in un contesto di confronto diretto con i suoi confratelli vescovi – dice –. È uno stile colloquiale apprezzabile che, nelle intenzioni, vuole essere occasione di ascolto e scambio di idee senza troppi filtri». Così evidentemente si è parlato anche di seminaristi, omosessualità e approccio della Chiesa. «Esistono documenti a riguardo – prosegue il parroco di Palau, classe 1975 –, ma sono percepiti come eccessivamente restrittivi, troppo sintetici perché possano dare giustizia di un fenomeno così complesso come l’omosessualità e – sinceramente – scritti sulla scia dell’emergenza pedofilia, che poco ha a che fare con l'omosessualità. Quindi si sta tentando di capire meglio la questione. Il Papa con il suo intervento, per lo meno così come riportato dalle agenzie, corre il rischio di chiudere frettolosamente delle prospettive di approfondimento nello studio e nella realizzazione di cammini formativi che tengano conto della complessità dei tempi e dei giovani di oggi che, animati sinceramente da validi ideali vocazionali, possono sentirsi ed essere esclusi da una vita e da un ministero sacerdotale in virtù del loro orientamento sessuale che, sottolineo, in candidati psicologicamente sani, spiritualmente maturi e debitamente accompagnati può essere serenamente integrabile». E poi ancora: «La frase del Papa, come tutte le frasi di un discorso sicuramente più articolato, deve essere contestualizzata all’interno di uno scambio che si pensava riservato. È stata comunque non adeguata per i contenuti e per le modalità espressive. Forse, alle volte, per comunicare un certo senso di “normalità” ci si dimentica della gravità di un ruolo che impone molta prudenza anche in contesti estremamente confidenziali».

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