La Nuova Sardegna

Il viaggio nei territori

L’isola che muore di sete getta l’acqua per strada

di Salvatore Santoni

	Il lavatoio comunale di Sorso
Il lavatoio comunale di Sorso

Fontane aperte senza sosta, gli sprechi in tanti Comuni. Milioni di metri cubi risalgono dalla terra e si perdono

04 giugno 2024
4 MINUTI DI LETTURA





Sassari In Sardegna ce n’è a migliaia, spesso nascoste tra boschi e montagne oppure in bellavista lungo strade statali e provinciali o nascoste in angoli strategici di paesi e città. Milioni di metri cubi che zampillano dalla terra e che nessuno beve – sì, in molti casi è potabile – raccoglie o canalizza. Sono le fonti sorgive che ogni giorno regalano acqua che risale dal cuore dell’isola ma che quasi nessuno ha intenzione di sfruttare. Il risultato? L’acqua continua a scorrere.

Senza sosta La maggior parte di queste antiche fonti sono state canalizzate dalle montagne o dalle campagne dentro alle città per alimentare fontane che ormai sono diventate monumenti storici. Bocche che dispensano in continuazione un flusso ininterrotto di acqua da decine, centinaia di anni. Il dramma è che la maggior parte sono perlopiù abbandonate, con l’acqua che sgorga H24. Che nella migliore delle ipotesi finisce sulla terra e forse ritorna in falda; nella peggiore va a finire in strade e poi nelle condotte fognarie, spesso in quelle delle acque nere, che costringono i depuratori a trattare più volumi del dovuto. Una situazione che non è esattamente il massimo nel complicatissimo periodo che sta affrontando la Sardegna, con metà dell’isola che patisce la grande sete imposta dalla siccità. E con le campagne incolte perché gli usi irrigui sono sempre i primi a subire la tagliola dei razionamenti. Fonti e vene d’acqua che in certi casi sono talmente abbondanti e non gestite da creare problemi di stabilità agli immobili pubblici. È il caso di Ozieri, dove hanno dovuto chiudere una scuola. Oppure ci sono le fonti come la Billellera di Sorso, che scorrono in un canalone e poi verso il mare, attraversando le stesse campagne che vengono irrigate pagando l’acqua grezza: un paradosso.

Buone pratiche Ma la situazione – fortunatamente – non è uguale per tutta l’isola. Tra le comunità, soprattutto le realtà più piccole, c’è chi ancora dà il giusto valore a una risorsa preziosa come l’acqua. In questa piccola galassia ci sono alcuni Comuni che hanno installato i rubinetti alle fontanelle pubbliche, dando quindi la possibilità agli abitanti di utilizzare l’acqua senza che scorra in continuazione. Ma c’è chi ha deciso di fare molto di più. A Olzai, per esempio, in Barbagia, attorno a un sistema fatto di parecchie fonti sorgive e qualche pozzo hanno costruito un sistema di distribuzione che ha consentito alla piccola comunità di staccarsi dalla gestione attraverso Abbanoa.

L’emergenza avanza Nei giorni scorsi la Regione ha elaborato il nuovo bollettino invasi che fotografa la situazione delle scorte d’acqua del sistema idrico dell’isola. E le novità non sono per niente rincuoranti. Attualmente, con i dati aggiornati al 31 maggio, su una disponibilità degli invasi pari a 1.824 milioni di metri cubi di acqua, l’acqua presente nelle dighe è pari a 1.145,63 milioni, ossia il 62,8% della capienza autorizzata totale. Un dato in calo rispetto al 65,5% registrato il mese precedente, quando nei bacini artificiali sardi erano presenti 1.194 milioni di metri cubi. Ma nel raffronto con lo stesso periodo dello scorso anno, cioè il mese di maggio del 2023, l’isola si scopre col 16% in meno di acqua. L’anno scorso, infatti, in questo periodo gli invasi erano pieni al 78,6%.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

In Primo Piano
L’addio

Arzachena, in centinaia per l’ultimo saluto a Ivan Dettori

Le nostre iniziative