La Nuova Sardegna

Il viaggio nei territori

La storia delle sorgenti del Meilogu, coccolate e rispettate da centinaia di anni

di Daniela Deriu

	La fontana Cantaru, a Bonnanaro
La fontana Cantaru, a Bonnanaro

A Giave in corso un progetto per un acquedotto rurale che porterà l’acqua nella zona industriale e alle aziende agricole

05 giugno 2024
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Bonnanaro Terra fertile, ricca d'acqua, di cavità e di ripari na­turali, il Meilogu è una delle regioni della Sardegna più costantemente frequentate dall’uomo, ne sono testimonianza i numerosi siti archeologici. I centri abitati si addensano in due zone separate l’una dall’altra dalla ex Car­lo Felice: nel comprensorio più settentrionale si susseguono via via, da nord a sud, Cheremule, Banari, Bessude, Bonnanaro, Borutta, Siligo, Thiesi, Torralba e le cui acque sorgive, in gran parte, sgorgano dal monte Pelau. Nella parte più meridionale Giave, Cossoine, Mara, Padria, Pozzomaggiore, Semestene e Bonorva le cui sorgenti si trovano nei diversi rilievi circostanti. Nella regione storia a fine 1800 la comunità provvedono a raccogliere le acque sorgive in appositi serbatoi che ne evitano l’inquinamento da animali e, contemporaneamente, ne favoriscono l’accumulo. I serbatoi, in alcuni casi, sono dei veri e propri edifici monumentali decorati con elementi in pietra.

L’edificazione di acquedotti e reti idriche urbane nel territorio si attesta alla prima metà del 1900. Fino ad allora il rifornimento dell’acqua avveniva dalle sorgenti dislocate non lontano dal paese e dai pozzi pubblici ed il trasporto avveniva con l’utilizzo di recipienti in terracotta come sas broccas, brocchittas, fiascheras, fiaschittos quando l’utilizzo era a scopo alimentare, mentre avveniva con contenitori vari istagnales, bidones per gli altri usi domestici.

Il primo impegno della comunità fu quello di installare nelle vie del paese una serie di fontanelle pubbliche dove tutti potessero attingervi l’acqua per il fabbisogno familiare. Gradualmente si diffusero gli allacci all’abitazione e, negli anni 50/60 le fontanelle furono quasi tutte eliminate in quanto non più utilizzate. Quelle ancora presenti, inserite nella rete, sono state dotate di appositi rubinetti da cui, ancora oggi, sgorga l’acqua fresca in alcuni paesi potabile in altri no. L’utilizzo odierno delle fontane è spesso legato agli eventi siccitosi ormai sempre più frequenti, in taluni casi, come a Bonorva, la siccità ne ha determinato la prosciugazione. Qui il 90% è secco e il restante 10% è costituito da 2 fontane alimentate dalla rete e altre 3 naturali non potabili. Nel quadro generale del territorio emerge che ancora oggi alcune acque sorgive, la cui portata non può essere conferita nella rete urbana, vengono recuperate come riserva naturale, mentre altre proseguono il loro corso andando in parte disperse.

È il caso Bonnanaro dove, a pochi metri dalla caratteristica fontana su Cantaru, è presente una fontana sorgiva le cui acque sgorgano senza sosta. L’amministrazione, data la preziosità dell’elemento, ha in programma un progetto di recupero di buona parte del flusso in un serbatoio ad uso della comunità e in parte in una fontana. «Quest’ultima – come spiegano gli amministratori – resterà aperta, proprio perché acqua sorgiva e corso non può essere interrotto». Discorso simile vale per Semestene e Pozzomaggiore: nel primo caso le acque sorgive delle tre fontane presenti in paese e quelle del lavatoio confluiscono secondo il corso naturale dai rubinetto direttamente nel fiume Rio Cariasa, che raggiunge la valle Sa Orta de sa Cariasa, dove l’utilizzo preminente è agrario; nel secondo caso la giunta guidata da Soro ha riqualificato un virtuoso progetto di raccolta delle acque sorgive in vasconi con la distribuzione del “troppo pieno” a favore delle aziende agricole situate nell’agro circostante.

Solo Cheremule si distingue per la gestione autonoma della rete idrica, ma anche qui la sorgente principale, Nurighile, confluisce la nella maggior parte delle sue acque nella rete e, in minor parte, prosegue il corso naturale lungo l’omonimo rio Nurighile. Le restanti fonti sorgive approvvigionano abbeveratoi e vengono utilizzate nelle piccole aziende agricole. Infine, Giave con il progetto in corso d’opera, presto vedrà la realizzazione di un acquedotto rurale per l’erogazione delle acque sorgive alle aziende della zona industriale e agraria sottostante il centro abitato si dimostra paese virtuoso.

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