La Nuova Sardegna

Sanità

L’appello: «Salvate il Centro trapianti»

di Francesco Pirisi
L’appello: «Salvate il Centro trapianti»

Lo sgomento di un paziente di lungo corso nel caos dell’ospedale Brotzu di Cagliari. «Che dispiacere vedere le barelle nei corridoi, questo è un reparto di eccellenza»

15 giugno 2024
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Nuoro «C’è mancato poco che non mi mettessi a piangere, dopo avere visto il reparto ridotto a un terzo di quello che era un tempo». Il racconto è di Luigi Bellu, 79enne, di Nuoro, che 12 anni fa è stato sottoposto al trapianto di fegato, all’ospedale “Brotzu”. In quello stesso reparto (al settimo piano) in cui è stato quattro giorni fa, per alcuni controlli. Ma la cui vista l’ha lasciato sconsolato, tanto da portarlo a una denuncia pubblica. «Chi è ora alla guida della sanità sarda – dice – intervenga, perché a quel reparto è legata la salute di 500 trapiantati di fegato della Sardegna, che si sottopongono agli esami periodici. Mi sento vicino a tutte queste persone – aggiunge – e non mi fa stare sereno il rischio che da un giorno all’altro potrebbero vedere ridotte le possibilità di essere seguiti, in un percorso sanitario che dura per l’intera vita».

Ma cosa ha visto di tanto grave, Bellu, durante le ore in cui è stato nell’ospedale Cagliari, l’unico nell’isola attrezzato per i trapianti e i successivi controlli? «Sono entrato nel reparto, perché dovevo essere sottoposto a un intervento per bloccare delle emorragie agli arti. Alcuni pazienti erano nelle lettighe – dice – per via dell’insufficienza dei posti-letto, che sono stati ridotti di molto. Così come, del resto, gli spazi del reparto – aggiunge Bellu – anch’essi ridimensionati». Proprio ieri su queste colonne il direttore sanitario Raimondo Pinna ha puntato il dito contro il reparto per non avere segnalato la necessità di altri posti letto, dato che nella struttura ce ne sarebbero disponibili. Il paziente di Nuoro quattro giorni dopo ha comunque manifestato attraverso il suo racconto l’angoscia di quelle ore trascorse con medici e infermieri, che ormai sono per lui figure familiari: «Ho percepito anche il loro disagio e la preoccupazione – afferma – perché il ridimensionamento limita per gli operatori la possibilità di lavorare al meglio. Tutto questo in un reparto che comunque cerca di rispondere in modo sufficiente a tutte le necessità come conferma il fatto che negli ultimi 8 giorni sono stati effettuati 6 trapianti di fegato». Che si aggiungono alle centinaia praticati da quando il reparto è funzionante.

Luigi Bellu era stato ricoverato 12 anni fa, quando i medici gli davano un mese di vita, per via di due tumori nel suo fegato: «Sono stato alla fine fortunato – riconosce con semplicità – e certo tra le fortune ho avuto anche quella di essere seguito da équipe di professionisti di valore, anche umano, che poi mi hanno seguito in tutti questi anni». Ma Bellu teme che il tempo delle garanzie e sicurezze si affievolisca, per via dei tagli già denunciati per molti ambiti della sanità sarda: «Dai dati in mio possesso, i posti letto nel reparto sono stati ridotti a un terzo – dice Bellu – e con essi anche il numero degli operatori, dai medici agli infermieri. Per questo non è ingiustificata la preoccupazione che il presidio per i trapiantati possa essere ulteriormente depotenziato e poi chiuso».

Il disagio è anche legato al fatto che in altre aree dell’isola non sono stati aperti ambulatori dedicati a questa categoria di pazienti, che sono circa 800. Ne doveva essere avviato uno al “San Francesco” di Nuoro, ma è rimasto lettera morta: «L’ex direttore dell’Ats, Moirano – ricorda ancora Bellu – aveva dato indicazioni all’Assl di aprirlo. Ma inutilmente. Tanto che non è servito a niente preparare al “Brotzu”, nel reparto di cui dicevo, due medici dell’area sanitaria nuorese, che poi avrebbero dovuto operare al “San Francesco”. Ora, però è fondamentale restituire la completa operatività agli ambulatori del “Brotzu”, smantellati da chi ha gestito negli ultimi anni la sanità. Chi amministra, oggi, la Regione si è impegnato a rilanciarne le sorti. Guardi con attenzione anche alle esigenze dei trapiantati, perché ciò è per noi vitale».

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