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L'appello

Roberto Deriu: «La sanità adesso è bloccata, i direttori lascino subito»

di Giuseppe Centore
Roberto Deriu: «La sanità adesso è bloccata, i direttori lascino subito»

Per il capogruppo Pd i manager delle Asl «devono dimostrare lealtà reale all’indirizzo politico della giunta in carica, e non comportarsi come vicerè»

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Cagliari Per superare il «blocco» nell’attuale governo della sanità regionale, il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale Roberto Deriu, lancia un appello ai direttori generali: si mettano a disposizione del governo della Regione, tutti ne trarranno benefici. L’appello arriva dopo la pubblicazione di una bozza della legge di riforma del sistema sanitario che è arrivata come una bomba la scorsa settimana, in Consiglio Regionale, nella discussione sulla legge blocca-rinnovabili. In aula il capogruppo di FdI, Paolo Truzzu aveva gridato allo scandalo per le anticipazioni su quel testo, derubricato proprio dal capogruppo Pd come una delle tante bozze in circolazione.

Onorevole Deriu, sta chiedendo le dimissioni degli attuali manager delle Asl?

«Sì. Sarebbe un atto di responsabilità che prefigurerebbe anche un prosieguo della loro collaborazione con il sistema sanitario regionale. Io capisco questo discorso: grandi professionisti hanno costruito strutture e organizzato persone, ed ora vogliono coglierne i frutti; ma è essenziale che tutti remiamo, politica e dirigenza, nello stesso verso».

Insomma, se vi dimettete, la giunta terrà conto del vostro senso di responsabilità. Ma perché dovrebbero farlo?

«Perchè la sanità sarda adesso è ferma, e temo rotta. In questi mesi non abbiamo assistito alla vera soluzione dei tanti problemi presenti, ad una reale inversione di tendenza. Così non si può andare avanti. Dobbiamo superare il blocco che c’è oggi, e vogliamo che i direttori capiscano che non possono essere proprio loro a rallentare la ripresa».

La maggioranza ha messo nel conto un cordiale ma fermo diniego a questa proposta?

«Molti alti dirigenti ci hanno offerto disponibilità e collaborazione, secondo una lettura tecnica e non faziosa del loro ruolo».

Ma a voi questa disponibilità e collaborazione non basta.

«Noi dobbiamo andare avanti, in tempi rapidissimi, per ridare gambe e idee al governo della sanità nei territori, e loro devono dimostrare una lealtà reale all’indirizzo politico della Giunta in carica. Vogliamo credere sino alla fine che gli attuali direttori evitino il muro-contro-muro e pensino al bene degli utenti. La “guerra” è finita, per quanto ci riguarda, adesso è tempo di sgomberare il campo dalle macerie e ricostruire. Questa maggioranza e questa giunta sono in grado, pur in forme diverse, di affrontare il problema di un apparato che si dimostri estraneo alle scelte politiche fondamentali della maggioranza. Ci evitino la fatica di rimuoverli e si mettano a disposizione. A queste condizioni si può pensare a un loro reimpiego. Certo, se invece continuano a ignorare gli atti ufficiali di presidente e assessore, e ad andare avanti come tanti vicerè nei loro territori, non c’è che una soluzione».

Dopo la legge che sospende le installazioni di rinnovabili, dove immagina che si debba concentrare il dibattito politico in Consiglio?

«Sicuramente sulla sanità. Con impegno e rigore. Abbiamo l’esigenza, sentita dai territori, condivisa dai sindaci e da tutte le organizzazioni dei lavoratori, di rimettere in funzione il sistema sanitario sardo, riportando il cittadino utente al centro della logica dei servizi, e restituendo al personale medico e non la dignità che è propria di una funzione tanto nobile ed essenziale per la vita civile. Lo faremo se necessario con una legge, che conterrà anche un cambio di passo che si dovrà riflettere sul governo della sanità sarda. Mi auguro che ciò si possa fare nelle prossime settimane».

Entro luglio?

«Non c’è un minuto da perdere. E non dobbiamo sbagliare».

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