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Orune nel mondo fa festa. «Omaggio ai nostri emigrati»

di Luciano Piras
Orune nel mondo fa festa. «Omaggio ai nostri emigrati»

Il Comune, la Fasi e il Circolo “Shardana” di Perugia in prima fila. Tappa in paese della Fondazione Maria Carta. Un premio ai poeti

08 luglio 2024
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Inviato a Orune È l’omaggio agli orunesi nel mondo senza confini né frontiere, chena lacanas. «L’appuntamento con gli orunesi che, nonostante le distanze geografiche, da sempre mantengono spirito e animo identitari, riconoscendosi appartenenti sempre e comunque alla nostra comunità» sottolinea l’assessora comunale della Cultura Giuliana Pittalis davanti al pubblico arrivato per la seconda edizione di “Poetas e emigrados”. Un doppio appuntamento voluto dall’amministrazione capitanata dalla sindaca Giovanna Porcu, che porta i saluti alla comunità allargata degli orunesi, e non solo. Sabato sera la premiazione delle migliori poesie giunte al concorso letterario; ieri invece il convegno per “Sa die de sos disterrados: raighinas a cumone”. Teatro, in entrambi i casi, la biblioteca comunale “Antonio Pigliaru”.

In videocollegamento dalla Toscana come pure da Milano e dal resto d’Italia, diversi emigrati, da Elio Turis a Sara Nicole Cancedda, da Laura Campana a Stefania Cuccu, da Dina Meloni ad Angelino Mereu, in rappresentanza di vari circoli dei sardi sparsi nel “Continente”. Parola che non piace a Nicoletta Menneas, orgolese presidente del Circolo Shardana di Perugia. «“Continente” dà l’idea di lontananza – dice –, invece noi siamo molto vicini, sempre» evidenzia ricordando che «il 60% dei nostri soci, in Umbria, sono orunesi». Pietro Cossu, vice presidente vicario, è in sala, a portare la sua preziosa testimonianza. Non a caso il “Shardana” è in prima fila, al fianco del Comune, nell’organizzazione della festa degli emigrati.

«La presenza della comunità di Orune nella Penisola è molto forte» sottolinea Bastianino Mossa, presidente della Fasi, la Federazione delle associazioni sarde in Italia. «Gli orunesi hanno saputo farsi strada ovunque e spesso il loro apporto è determinante per i territori in cui vivono». Mossa cita diversi nomi. Ninna Cabiddu, per esempio: è la presidente del Circolo “Eleonora d’Arborea” di Pesaro. «E sono sempre solidali, gli orunesi, come i sardi in genere – aggiunge ancora Bastianino Mossa –. Sempre pronti a sa paradura, quando c’è bisogno». Solidarietà: è una parola chiave della Fasi, del resto.

Questa mattina, tanto per dirne una, il presidente degli emigrati sardi e alcuni componenti del direttivo della federazione saranno nel Montiferru, dove hanno rimesso a dimora ben 900 ulivi, dopo il disastro lasciato dal fuoco nel 2021. SardaTellus, EuroTarget, limba sarda, continuità territoriale: sono le battaglie che la Fasi porta avanti da anni a favore del mondo degli emigrati e della Sardegna, «perché noi che viviamo fuori abbiamo tanto da dare alla nostra isola» rimarca.

È lo stesso spirito, in fondo, del progetto “Italea. Turismo delle radici” del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale che il coordinatore regionale per la Sardegna, Mario Paffi, presenta per l’occasione. «Il progetto – spiega – mira ad attrarre italiani all’estero e italo-discendenti intenzionati a scoprire i luoghi e le tradizioni delle proprie origini, fornendo un insieme di servizi per agevolare il viaggio in Italia e la scoperta dei luoghi e delle tradizioni legate alle proprie origini».

In perfetta sintonia con il progetto “Freemmos”, dedicato al contrasto allo spopolamento, della Fondazione Maria Carta, progetto che fa tappa a Orune con il presidente Leonardo Marras e Giacomo Serreli. La stessa Fondazione Maria Carta che in serata regala al paese un coinvolgente spettacolo folk. Nel segno delle tradizioni, della limba in primis, ancora.

A proposito: davvero interessante la testimonianza portata da Simone Pisano, linguista dell’Università per stranieri di Siena, che a suo tempo ha studiato le differenze dell’orunese degli emigrati maschi e delle emigrate donne.

Donna, orunese, è la vincitrice del concorso di poesia: Maria Antonietta Mula, prima con “Sa valliza”. Secondo Sandro Biccai con “Prendas” (a lui anche la menzione speciale conferita dal tenore Sant’Andria). Terzo Sandro Chiappori con “Unu ‘Lairelellara’ a Milanu”. Menzione speciale ad Angelo Maria Ardu per “Disterradu torra”, conferita dalla giuria: Giovanni Pala (presidente), Giovanna Moreddu, Antonello Moreddu e Gianfranco Mariane.


Questa la poesia premiata.

Sa valliza 

(di Maria Antonietta Mula)


Semper una valliza a lughe ‘e luna

betza, lizera, de meledos prena

acumpanzadu at in terra anzena

donzi migrante in chirca de forthuna

***

Sa valliza a costazu e ben astrinta

de biazu cumpanza e beneita

cun abba santa, intro una ruchita,

ligada a nodu chin ispau o tzinta

***

Su pane, carchi beste, medas ammentos

custodidos che prendas de importu

cun s’ispera de unu seguru portu

pro lavare tristuras e pensamentos

***

Solu una cosa restada est in fora

su migrante lassadu at su coro

in logu amadu comente tesoro

a domo sua bi pensat donz’ora

***

Oh... cando b’at torra a ghirare

a su logu nadiu e de pesadura?

Senna in su biazu de ghiradura

cussa valliza l’at a acumpanzare?

***

Si diat torrare ricu o benestante

e in bidda pomposu si presentat

fortzis de sa miseria non s’ammentat

e chi est istadu pògheru migrante

***

Solu cussa valliza pressa a ispau

at a cullire in coro a lughe ‘e luna

comente sinnu de portaforthuna

e sa bona cumpanzia chi l’at dau.

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