Anna Maria Bernini punta su Et: «A Sos Enattos sorgerà una città della scienza»
La ministra all'annuale incontro internazionale sul lago di Como: «È il nostro fiore all’occhiello»
Sassari «Vogliamo una città della scienza in Sardegna per strappare i territori all’abbandono e trasformarli in luoghi della conoscenza». Così la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, durante il Forum di Cernobbio, dove il progetto dell’Einstein telescope di Lula è entrato da assoluto protagonista nel dibattito attorno alle infrastrutture di ricerca scientifica su cui sta puntando il Governo.
«È il nostro fiore all’occhiello», ha spiegato la ministra parlando del progetto del rilevatore di onde gravitazionali. «Un’infrastruttura super innovativa per cui stiamo concorrendo in Europa per averlo in Sardegna, in Barbagia».
Dell’Einstein telescope la ministra ha parlato alla fine di una relazione, durata alcuni minuti, che ha percorso una serie di iniziative e di azioni messe in campo dal suo dicastero in tema di ricerca scientifica. La ministra ha parlato di un altro acceleratore di particelle, situato al confine tra la Giordania e la Siria, che vede tra i fondatori Paesi come Egitto, Italia, Israele, Palestina e Iran. «Lavoriamo tutti insieme – ha spiegato Bernini –. Questa è diplomazia scientifica, perché queste tecnologie non possono essere soltanto domestiche o europee. È chiaro che dobbiamo puntare su infrastrutture di ricerca nostre, e lo stiamo facendo investendo su temi innovativi, su strutture di ricerca concrete». «Il nostro obiettivo – ha aggiunto Anna Maria Bernini – è mettere insieme competenze, ricerca e infrastrutture. Stiamo già lavorando e investendo ma continueremo a farlo con tutta la forza che abbiamo».
Parlando dell’Einstein telescope, che vede impegnato il Governo nella “competizione” internazionale per realizzarlo nell’ex miniere di Sos Enattos, la ministra ha spiegato l’ecosistema che si vuole creare nel sito di Lula: «strappare i territori all’abbandono e trasformarli in luoghi della ricerca, della conoscenza, dell’interoperabilità e dello scambio: queste sono le infrastrutture su cui noi stiamo puntando. Questo è il senso del nostro ecosistema della ricerca e della scienza».
Nel frattempo, nell’ex sito minerario di Sos Enattos si è lavorato per “misurare” il silenzio, con gli esperti che hanno valutato le rilevazioni che indicheranno la quota sotterranea a cui dovranno fare riferimento i progettisti quando il disegno dell’Et dovrà essere messo nero su bianco. Le operazioni sono state spiegate con una nota sul sito Et Italia: «In questi mesi l’area intorno all’ex miniera, nel Nuorese, sta ospitando diverse attività scientifiche legate alla caratterizzazione del sito sardo, candidato a ospitare il futuro osservatorio di onde gravitazionali Einstein Telescope. Nelle ultime settimane di luglio un gruppo di ricerca del Gran Sasso Science Institute, composto da Jan Harms, Tomislav Andric e Ilaria Caravella (con la collaborazione di Matteo Di Giovanni, ora alla Sapienza Università di Roma), ha installato quattro stazioni microfoniche per caratterizzare il campo acustico atmosferico. Quest’ultimo è responsabile di fluttuazioni gravitazionali che potrebbero creare effetti di rumore tali da limitare la sensibilità di un rivelatore di onde gravitazionali. È noto che questi effetti sono maggiori in superficie, mentre tendono ad attenuarsi sotto terra: l’obiettivo principale dell’esperimento è quello di capire a quale profondità dovrebbe essere costruito l’Einstein Telescope per rendere trascurabile questa fonte di rumore». (s.sant.)
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