La tragedia di Capoterra: 45 anni fa lo schianto del Dc-9
Nel disastro morirono 27 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio. È il più grave incidente dell’aviazione civile mai accaduto nell’isola
Sassari Quarantacinque anni fa le condizioni atmosferiche sull’isola erano molto simili a quelle di questi giorni. Nuvole, vento, pioggia accompagnarono il volo Bm-Pt 012 della compagnia aerea Ati, Aero Trasporti Italiani, tra Alghero-Fertilia e Cagliari-Elmas.
Un volo veloce, fatto centinaia di volte e, tra l’altro, anche l’ultima tratta della linea prevista per il Dc-9 che arrivava nell’isola dopo essere partito da Roma e che nell’isola, a Cagliari, si sarebbe fermato.
Il volo Decollato alle 23.50 da Fertilia, poco più di mezz’ora dopo il Dc-9 era su Cagliari, dove però incontrò una violenta perturbazione che convinse i piloti a chiedere alla torre di controllo di Elmas l’avvicinamento alle piste ad una quota ridotta, proprio per evitare la tempesta in arrivo.
Detto e fatto, anche se da quel momento il destino smise di sorridere allo sfortunato volo 012 che, alle 00.45 della notte tra il 13 e il 14 settembre del 1979 si schiantò su un costone roccioso nei monti di Capoterra, nella zona di Conca d’Oru. Non ci furono sopravvissuti tra i 27 passeggeri e i 4 membri dell’equipaggio che si trovavano a bordo e quella del volo Ati Bm-Pt 012 è la più tragica sciagura aerea mai accaduta in Sardegna e una delle più disastrose dell’aviazione civile italiana.
Gli errori I motivi che portarono il Dc-9 a schiantarsi sui monti di Capoterra furono piuttosto chiari sin dai primi momenti. Ad eliminare ogni dubbio ci pensò l’esame della scatola nera che rivelò una serie di errori e valutazioni sbagliate compiute dai piloti che, al momento dell’impatto con le montagne, avevano completamente perso l’orientamento. Il comandante Salvatore Pennacchio e il pilota Alberto Mercurelli erano convinti di sorvolare il mare quando hanno deciso, comunicandolo alla torre di controllo, di fare una virata di 360 gradi con l’intenzione di abbassare la quota e schivare le nuvole e il temporale. La torre di Elmas autorizzò la manovra perché in quel momento non c’era traffico aereo ma chiese anche una verifica sul “ground-contact”, cioè il contatto visivo con il suolo. I piloti non vedevano la terra, avvolti com’erano dalle avanguardie del temporale, e decisero di rimanere alla quota stabilita, cioè 6mila piedi (1800 metri). Se fossero rimasti alla quota concordata, il volo Bm-Pt 012 sarebbe atterrato a Cagliari qualche minuto dopo, magari con qualche incertezza dettata dal maltempo.
Non andò così perché, pochissimo tempo dopo aver comunicato la decisione di restare in quota, dalla cabina di pilotaggio del Dc-9 Ati partì un'altra comunicazione diretta alla torre di controllo di Elmas in cui annunciavano di essere entrati in contatto visivo con la terra e di essere pronti a volare ad un altitudine di 3000 piedi, appena 914 metri. Anche in questo caso, l’aereo non avrebbe colpito la montagna se non fosse che, una volta autorizzati all’atterraggio, i piloti imboccarono il “corridoio” verso la pista convinti, come poi è emerso dalle registrazioni della scatola nera, di volare sul mare, tanto che spensero l’altimetro, convinti che fosse rotto. Pochi secondi prima dello schianto, infatti, il comandante ordinò al pilota di abbassare il carrello: «Metti il carrello, vai».
Lo schianto Il Dc 9, con il carrello pronto al contatto con l’asfalto delle piste di Elmas, andò a toccare con la coda la cresta della montagna, a circa 2000 piedi d’altezza, e si schiantò sulle rocce di Conca d’Oru, senza che per passeggeri e membri dell’equipaggio ci fosse alcuna possibilità di scampo. Nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1979 sui monti di Capoterra morirono 31 persone.
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