La Nuova Sardegna

Dazi Trump

Anche il pecorino romano tra i prodotti tassati. Pinna: “Siamo ottimisti, è un prodotto difficilmente sostituibile»

di Massimo Sechi
Anche il pecorino romano tra i prodotti tassati. Pinna: “Siamo ottimisti, è un prodotto difficilmente sostituibile»

Il formaggio ovino venduto in forme intere questa volta è stato inserito nell’elenco dei dazi.

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Sassari Questa volta l’esclusione del pecorino romano dai dazi imposti da Trump non c’è stata. Otto anni fa l’elenco deciso dal presidente americano non comprendeva i formaggi ovini venduti in forme intere. Rimaneva invece come in precedenza il dazio del 12% per il prodotto porzionato o grattugiato.  «La nostra speranza – dice Giommaria Pinna del caseificio Pinna di Thiesi – era che venissero confermati i dazi di 8 anni fa perché il nostro pecorino romano è un prodotto non concorrenziale con il loro mercato interno e invece ci ritroviamo con questo 20% in più». Ma come hanno reagito dagli Stati Uniti i clienti del caseificio alla notizia dell’inserimento del pecorino sardo. «Ci hanno già chiesto cosa intendiamo fare, se saranno costretti ad aumentare il prezzo, e far pagare al consumatore l’aumento, o se invece si può valutare uno sconto da parte nostra sul prezzo di vendita. Credo che per ora sia importante verificare prima di ogni cosa quale sarà la reazione dei consumatori. È evidente che se le vendite diminuiranno in maniera considerevole  si dovrà decidere che cosa fare». 

Quanto costerà ora il pecorino romano agli americani?  «Il prezzo al chilo oggi è di 12,08 euro per le forme stagionate cinque mesi; quindi, tenendo conto dell’incremento del 20% si va verso i 14,50 euro al chilo. C’è però anche da valutare cosa accadrà al dollaro perché subito dopo l’ufficializzazione dei dazi la moneta americana si è indebolita e anche questo è un fattore che rischia di far salire ulteriormente il prezzo del prodotto».  C’è quindi preoccupazione anche se non mancano elementi che fanno ben sperare. «Siamo abbastanza ottimisti – conclude Pinna - perché sappiamo che il pecorino romano è particolarmente apprezzato dai consumatori americani e non è semplice riuscire a sostituirlo con altri formaggi di costo, ma anche di qualità, sicuramente inferiore. Certo, l’impatto c’è e bisognerà valutare in che modo agire ma non temiamo che possa esserci un tracollo delle vendite».

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