Vita da precari con la valigia al Cnr: «Vogliamo essere stabilizzati»
Fra Sassari, Oristano e Cagliari un flash mob appello dei ricercatori al Governo Meloni
Sassari «Agire subito è fondamentale per evitare che le sedi del Cnr si svuotino, disperdendo competenze preziose e causando un danno irreparabile al Paese». Dove agire significa: «Stabilizzare i precari del Cnr. In Sardegna siamo una quarantina fra le sedi di Sassari, Oristano e Cagliari».
Ylenia Spissu, 43 anni di Thiesi: anche lei è una ricercatrice precaria del Cnr. Lavora a Sassari, il suo contratto scade a giugno, forse sarà rinnovato fino a dicembre. La sua è una vita in bilico senza certezze sul domani, per via di una carriera professionale segnata da contratti perennemente in scadenza. E poi: «Finito un progetto si ricomincia da zero, ma non abbiamo mai la sicurezza di essere selezionati per quello successivo». Con lei, nelle stesse condizioni, ci sono una quarantina di professionisti che spendono ogni giorno la loro vita per cercare di migliorare quella degli altri: «Attualmente sto lavorando ad un progetto di ricerca che utilizza gli estratti naturali. Li testiamo per capire se hanno proprietà antitumorali o antiossidanti».
Ieri il flash mob per chiedere l’intervento del Governo Meloni: «Si è svolto anche nelle sedi isolane, oltre che nella sede centrale del Cnr nel piazzale Aldo Moro, a Roma. La manifestazione nasce per denunciare la drammatica situazione delle precarie e dei precari – spiega Spissu – la carenza di fondi e la mancanza di risposte sulle stabilizzazioni e la paralisi amministrativa stanno mettendo a rischio il futuro di centinaia di lavoratrici e lavoratori. Senza soluzioni, le professioniste e i professionisti che lavorano nell’Ente saranno costretti a cambiare lavoro, casa, città, sacrificando anni di studio e competenze». Il personale precario costituisce circa un terzo del personale del Cnr. «Molti di noi lavorano per questo Ente da anni e hanno diritto alla stabilizzazione secondo il Decreto legislativo 75/2017 (“legge Madia”) e l’articolo 12bis del D. Lgs 218/2016 (Tenure Track)». Questo diritto sarebbe negato a causa del finanziamento insufficiente destinato alla ricerca da parte del Governo: «Nonostante i 10 milioni di euro già stanziati a dicembre grazie al contributo dei partiti (AVS-PD-M5S), la maggior parte degli aventi diritto a una posizione stabile si troverà entro la fine dell’anno senza alcun contratto». Il Cnr attraversa inoltre una fase delicata, caratterizzata da una temporanea assenza di governance che rischia di rallentarne le attività e comprometterne il pieno funzionamento.
«Chiediamo al Governo e all’Ente delle risposte immediate a chi ha dedicato la propria vita alla ricerca. Al Governo, chiediamo un finanziamento straordinario per garantire l’assunzione di tutto il personale precario avente diritto alla stabilizzazione».
Per questo il Comitato precari uniti ha protestato con una valigia in mano, simbolo di una partenza forzata: «Siamo professionisti qualificati, selezionati e valutati ogni anno, che oggi rischiano di essere esclusi. Le nostre valigie, invece, sono piene di sogni, speranze e un curriculum che racconta una storia di competenze e sacrifici».
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