La Nuova Sardegna

Il ritratto

Dal sequestro Soffiantini, la vita alla macchia del super latitante arzanese

Dal sequestro Soffiantini, la vita alla macchia del super latitante arzanese

Cubeddu era fuggito da Badu’e Carros nel 1997

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Arzana Nato nel piccolo centro ogliastrino il 2 marzo 1947, Attilio Cubeddu è attualmente uno dei latitanti più pericolosi e ricercati d’Italia. È ricercato dal 1997 dopo essere evaso dal carcere nuorese di Badu’e Carros. Il suo viso non lo si vede da quel giorno. L’arzanese stava scontando 30 anni di carcere per il sequestro di Cristina Peruzzi e altri reati gravi. Il suo nome è inevitabilmente legato alla storia dell’Anonima Sequestri, un gruppo criminale dedito ai sequestri di persona, ad assalti e a rapine a mano armata. Inizialmente il gruppo si muoveva solo in Sardegna, poi si spostò in altre regioni italiane.

Il rapimento di personaggi famosi come i cantanti Fabrizio De André e Dori Ghezzi, del bambino Farouk Kassam e dell'imprenditrice Silvia Melis (per cui venne fortemente sospettato lo stesso Cubeddu, anche se mai formalmente incriminato), nonché gli scontri armati con le forze dell'ordine, contribuirono a tenere alta l’attenzione mediatica fino agli anni novanta, quando i sequestri diventarono episodici, grazie anche al mutato quadro legislativo penale. L’arzanese partecipò nel 1981 al sequestro Peruzzi e nel 1983 ai sequestri Rangoni Machiavelli e Bauer in Emilia-Romagna, da lì la latitanza. L’arresto nell’aprile del 1984 a Riccione, con una condanna a 30 anni di carcere. Attilio Cubeddu venne portato nella casa circondariale di Badu’e Carros, dove ottenne numerosi permessi premio. Durante uno di questi, precisamente il 7 febbraio del 1997, l’arzanese non fece rientro in carcere e ritornò alla latitanza. In questo periodo prese parte come custode dell’ostaggio al sequestro dell’imprenditore Soffiantini e dell’omicidio del poliziotto Samuele Donatoni (per quest’ultimo venne definitivamente assolto nel 2017). Dal 1998 è ricercato in campo internazionale e inserito nel programma speciale del ministero dell’Interno sui latitanti di massima pericolosità. Una lista che fino a poco tempo fa comprendeva anche il boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro.

Ora il suo nome è tra i quattro nell’elenco dei “latitanti di massima pericolosità”, insieme a Giovanni Motisi, Renato Cinquegranella e Roberto Mazzarella, ma è e quello che da più tempo ha fatto perdere le tracce. In tutti questi anni polizia e carabinieri non hanno mai smesso di cercarlo in tutta l’isola, in Italia e persino all’estero. Ma di lui nessuna traccia. È certo che Attilio Cubeddu abbia ricevuto sempre l’aiuto di fiancheggiatori che gli hanno permesso di vivere in latitanza per quasi trent’anni, occupandosi di garantirgli sicuri canali di trasferimento di ogni genere. Ieri il maxi blitz del Ros: non è escluso che la latitanza di Attilio Cubeddu stia per terminare.

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