Santuario Pelagos: cetacei da salvare tra regole e divieti
L’area, l’unica di tutto il Mediterraneo, è nata per la tutela dei mammiferi marini
Il Santuario Pelagos è il primo e unico santuario mediterraneo dedicato ai mammiferi marini. Un'area internazionale di oltre 87 mila chilometri quadrati che svolge un ruolo centrale nella protezione delle grandi specie marine e della biodiversità nell’area nord-occidentale del Mediterraneo. Nasce da un accordo trilaterale firmato da Italia, Francia e Principato di Monaco entrato in vigore nel 2002. La costa nord-orientale (da Capo Falcone nel comune di Stintino a Capo Ferro, nel comune di Arzachena), comprese aree come l’arcipelago di La Maddalena e lo stretto di Bonifacio, rientra pienamente nei confini dell’area marina protetta. L’obiettivo principale del Santuario Pelagos è «garantire uno stato di conservazione favorevole per i mammiferi marini e il loro habitat – spiega Francesca Frau, biologa marina e responsabile dei progetti a mare della Fondazione Medsea – contrastando impatti umani come inquinamento, rumore, catture accidentali, collisioni navali e disturbi al comportamento naturale». Questo ampio tratto di mare (e di costa), infatti, ospita regolarmente otto specie di cetacei, tra cui il delfino comune, la stenella striata, il tursiope, il grampo, lo zifio, il globicefalo, il capodoglio e la balenottera comune. «Quindi si va dalle specie più minacciate fino a quelle considerate “minacciate” o più vulnerabili. Queste specie frequentano regolarmente le acque del bacino sardo-corso-ligure-provenzale, comprese quelle settentrionali della Sardegna, dove trovano habitat favorevoli per l'alimentazione, la riproduzione e le attività sociali. Le misure di protezione adottate nel Santuario Pelagos e nelle aree marine protette della Sardegna includono divieti specifici – ad esempio «non è consentito avvicinarsi, inseguire, toccare o nutrire i cetacei e, in alcune aree è necessario ridurre velocità di navigazione e rumore – ma anche la regolamentazione delle attività (ad esempio, divieto di gare nautiche in zone particolarmente sensibili), gestione attiva degli habitat, coinvolgimento delle comunità locali e azioni di monitoraggio continuo».
Osservare i cetacei in Sardegna? «È possibile, soprattutto nei mesi da maggio a settembre quando l’acqua del mare è più calda, soprattutto di sera o di mattina». Per questo occorre che «le regole di comportamento siano conosciute da tutti. L’ideale è mantenere una distanza di 300 metri con il mezzo nautico dai cetacei avvistati e non avvicinarsi frontalmente o da dietro. La regola d’oro è lasciare spazio e lasciare che decida quando è il momento di andarsene. No a schiamazzi o tentativi di interazione con l’animale in superficie», avvisa la biologa. Come supportare il ripopolamento nel mar Mediterraneo dei cetacei? «Il lavoro più incisivo riguarda la gestione sostenibile della nautica e della pesca. Le collisioni con le imbarcazioni, l’inquinamento acustico, le catture accidentali e la diminuzione delle risorse alimentari causata dalla pesca intensiva rappresentano infatti alcune delle minacce più gravi per i cetacei». Ma non basta. «È altrettanto fondamentale costruire una rete di cittadini costieri consapevoli e attenti, capaci di adottare comportamenti corretti in mare e pronti ad agire in caso di avvistamenti di animali in difficoltà». In caso di avvistamenti sospetti o cetacei in pericolo, è importante non intervenire direttamente, ma segnalare immediatamente la situazione ai numeri utili: 1515 (Corpo Forestale dello Stato) o 1530 (Guardia Costiera). La protezione dei cetacei parte anche da piccoli gesti quotidiani e dalla conoscenza del mare che abbiamo sotto casa, al largo delle nostre coste.
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