«Difendiamo l’eredità di Michela»
L’invito dello scrittore a non dimenticarla: «L’illusione, e la tensione, paiono essere quelle di ridurre la Murgia a una meteora»
Ha messo tranquilli intellettuali fasciopresenzialisti. Ha favorito revisionismi occhiuti intorno alla sua figura. Ha acceso un dibattito tendente al ridimensionamento del suo lavoro intellettuale. Ha ridotto a gossip progetti per i quali Michela ha deciso di investire gli ultimi mesi della sua vita terrena. L’illusione, e la tensione, paiono essere quelle di ridurre la Murgia a una meteora più che considerarla il capitolo socioculturale fondamentale che ha rappresentato. In realtà la potenza del modello intellettuale rappresentato da questa donna straordinaria è definita proprio dalla fretta con cui vicini e lontani si sono mossi per scialbarne la portata.
Gli ululati alla luna sono stati profondi: Michela avrebbe cincischiato intorno a cause perse; si sarebbe immersa in un oceano di autocompiacimento; avrebbe considerato universali faccende assolutamente risibili; sarebbe stata attivista, ma, per carità, non scrittrice; avrebbe subito le conseguenze del suo brutto carattere anziché vere molestie; avrebbe millantato, più che meritato un cursus honorum; avrebbe brandito il femminismo come fosse il peggiore dei bulli; avrebbe concepito la maternità come un’attitudine rapinosa di chi va a pescare nei nidi altrui; avrebbe esposto come un trofeo il proprio aspetto fisico non certo standard; avrebbe usato la lingua come un sistema per annichilire l’avversario; avrebbe confuso l’arroganza con la sincerità; avrebbe razzolato nel trogolo delle premonizioni e delle apocalissi; si sarebbe beata del gusto teatrale di esibirsi; avrebbe scioccamente visto anzitempo fascismi in ogni luogo; avrebbe sistematicamente, e dispettosamente, guardato dove nessun altro voleva guardare; avrebbe fatto politica per capriccio; avrebbe abbracciato sciocche passioni coreane; avrebbe demonizzato i mass media; avrebbe abusato dei mass media; avrebbe teso, dalla parvenue che era, all’amicizia dei potenti; avrebbe incoraggiato, per farsi martire, migliaia di haters nei suoi social; avrebbe deciso di sposarsi per capriccio; avrebbe inventato la famiglia queer per intrattenersi eroticamente con chicchessia…
Si potrebbe continuare all’infinito in una nazione dove la passione per la lapidazione, vigliaccamente post mortem, non conosce limiti. Il numero di pietre certifica la grandezza di un intellettuale. Lo disse perfettamente Pierpaolo Pasolini: Io muoio, ed anche questo mi nuoce. Michi ci manchi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
