La Nuova Sardegna

La testimonianza

«La mia vita in Thailandia sotto le bombe ma resto qui». Il racconto dell’ex sindaco di Chiaramonti e consigliere regionale

di Manolo Cattari
«La mia vita in Thailandia sotto le bombe ma resto qui». Il racconto dell’ex sindaco di Chiaramonti e consigliere regionale

Alessandro Unali vive nella provincia di Surin: 138mila persone costrette a lasciare la loro casa a causa della crisi con la Cambogia

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Sassari Mentre il mondo continua a fare i conti con conflitti diffusi — dall’Ucraina a Gaza, dal Sahel al sud-est asiatico — una nuova crisi ha travolto il confine tra Thailandia e Cambogia. Bombe, sfollamenti, lutti. Eppure, nel cuore di questo scenario, emerge una vicenda che racconta un’altra faccia della guerra: quella fatta di dignità, comunità e piccoli gesti di solidarietà. È la storia di Alessandro Unali, sardo che da anni vive con la moglie e il figlio nella provincia di Surin e che ha scelto di restare accanto alla popolazione thailandese in questi giorni difficili. Unali non è nuovo al dialogo interculturale: è presidente dell’Associazione Culturale Sardegna nel Mondo, realtà che promuove legami tra i sardi all’estero e le comunità locali, costruendo ponti di amicizia attraverso iniziative culturali e solidali.

Dal 25 luglio, quando sono iniziati i bombardamenti, la provincia è stata teatro di evacuazioni di massa: oltre 138mila persone costrette a lasciare le loro case, villaggi svuotati, scuole e università trasformate in centri di accoglienza. Alessandro ha vissuto tutto da testimone diretto: «Nessuna scena di panico, solo tante mani che si tendevano — racconta —. La calma di questo popolo non è passività, è forza». Alla Surindra Rajabhat University, dove si sono rifugiati più di 4.600 sfollati, lo si vede muoversi tra aule e palestre, offrendo sostegno e ascolto. Con sua moglie ha portato acqua, riso, uova e persino stoviglie per i pasti: «Un gesto semplice, ma in tempi come questi può fare la differenza». Nelle sue parole risuona la convinzione che non servano titoli né ruoli ufficiali per fare la propria parte. Tra i volti incontrati, quello di un’anziana che rifiutava di abbandonare la sua casa a ridosso del confine, armata solo di un vecchio fucile: simbolo di un attaccamento alla terra che racconta più di mille discorsi. E ancora, le calciatrici della Surin Hinkhon United, che anziché fermarsi hanno scelto di aiutare nei centri di accoglienza. Una comunità intera che resiste, anche di fronte a un cessate il fuoco fragile, violato più volte. Il bilancio, a oggi, è pesante: 15 militari thailandesi morti, quasi 200 feriti, almeno 17 civili uccisi, e sul fronte cambogiano numeri non ufficiali che parlano di centinaia di vittime. Una guerra “inutile”, la definisce Unali, che ha visto da vicino corpi senza sepoltura e famiglie disperate in cerca dei propri cari. Ma la speranza non è scomparsa: l’8 agosto i primi sfollati hanno potuto rientrare a casa, segnale che un fragile percorso verso la normalità è possibile. La vicenda di Surin porta a guardare la guerra non come un gioco di equilibri geopolitici, ma come la vita spezzata di migliaia di persone.

E ricorda che gli eroi sono “semplicemente” le persone che fanno la cosa giusta e nel momento del bisogno, scelgono di esserci. Forse, per parlare di pace, bisognerebbe aver dormito almeno una notte su una stuoia in un centro di accoglienza, o aver portato una bottiglia d’acqua a chi ha perso tutto. «Che la voce della pace sia più forte di ogni sparo», scrive Unali nel suo diario di questi giorni. È un auspicio che da Surin arriva fino a noi: piccolo, fragile, ma necessario. Sandro Unali è stato consigliere provinciale dal 2010 al 2014, consigliere regionale dal 2014 al 2019 , e sindaco di Chiaramonti dal 2018 al 2023. Per 35 anni ha lavorato nella polizia di Stato e ora è in pensione.

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