Attentati incendiari a Valledoria, don Mocci: «Mai stato indagato, in questa vicenda sono parte lesa»
Il sacerdote ed ex artificiere dell’Esercito oggi presta servizio a Tempio
Valledoria «Porto questa vicenda nel cuore. C’è un’indagine, io sto collaborando costantemente con le forze dell’ordine ma le ipotesi su questo fatto increscioso, per quanto mi riguarda, possono essere tante e nessuna». Don Mocci accetta di parlare al telefono, poche parole perché finché non verrà fatta chiarezza è opportuno così, lascia intendere. Di certo, per lui – che prete lo è diventato nel 2020 e che fino al 2009 era stato artificiere dell’Esercito Italiano – quegli incendi nella chiesa di Cristo Re «sono stati un fulmine a ciel sereno e mi hanno creato paura e sgomento». La domanda è d’obbligo: «Don Mocci, lei è mai stato indagato dalla magistratura per quanto successo lo scorso gennaio?». La risposta è decisa e netta: «Mai. Sono stato sentito diverse volte dai carabinieri come persona informata dei fatti. Anzi, mi è stato confermato che io sono la parte lesa...».
Oggi don Francesco (originario di Villanovaforru) presta il suo servizio sacerdotale nella forania di Tempio ma andare via da Valledoria non è stato semplice: «Il mio cuore è legato a quel paese e a tutta la comunità». Eppure qualcosa di preoccupante era già accaduto prima dei due incendi di gennaio. Il sacerdote, infatti, aveva subito anche un grave danneggiamento della sua auto. Qualcuno durante la notte gli aveva spaccato i vetri, rendendo la macchina inutilizzabile. Tanto che una parrocchiana gli aveva messo a disposizione un’altra vettura per spostarsi in paese e raggiungere le altre chiese della zona, alla Ciaccia e alla Muddizza. Don Mocci aveva deciso di non presentare denuncia. E non lo aveva fatto neppure in precedenza. Perché già a maggio del 2024 c’era stato un primo strano incendio proprio nella chiesa della Muddizza. L’episodio era stato archiviato come corto circuito, partito dalla ciabatta elettrica di un congelatore e di un ventilatore, presente all’interno della sagrestia della piccola chiesa della frazione, costruita nei primi anni Cinquanta in arenaria.
La parrocchia di Nostra Signora di Fatima, anche questa guidata da don Francesco, aveva subito lievi danni e il sacerdote era stato costretto a chiuderla per qualche giorno. Poi c’era stato un altro fatto inquietante, questa volta nella chiesa della Ciaccia, dove avevano cercato di dare fuoco al portone del salone parrocchiale ma neanche in quel caso il sacerdote si era rivolto alle forze dell’ordine. C’erano stati inoltre dei furti di denaro nella sua abitazione. Per arrivare, infine, ai due roghi di gennaio. Tornerebbe a Valledoria? «Lo farei con tutto il cuore – risponde – ma con le garanzie necessarie e con piena luce fatta sull’accaduto». (na.co.)
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