Duemila chilometri in sella per incontrare Papa Leone, l’atto di fede dell’organista Giovanni Solinas
Da Aquisgrana al Vaticano in bici: «Che emozione incontrare il pontefice»
Sassari «Quando siamo arrivati in piazza San Pietro quasi non ci credevamo. Ci guardavamo negli occhi e ci chiedevamo: davvero siamo partiti dalla Germania e ora siamo qui?». Giovanni Solinas ha ancora la voce che trema di emozione quando ripercorre l’avventura che lo ha portato a pedalare per mezza Europa per incontrare Papa Leone.
Quasi duemila chilometri, dodici giorni di viaggio, una quindicina di persone in sella a biciclette tradizionali, senza motori né scorciatoie. Un pellegrinaggio a pedali che dalla diocesi di Aquisgrana, nel cuore della Germania, ha attraversato la Foresta Nera, le salite impervie delle Alpi, poi i tornanti verso la pianura e infine la campagna italiana, fino a giungere sotto il colonnato del Bernini di Piazza San Pietro a Roma. Non una sfida sportiva, ma un atto di fede condiviso, un cammino comunitario in cui la strada stessa si faceva preghiera.
Organista e direttore di coro in una parrocchia della provincia di Aquisgrana, a 39 anni Giovanni Solinas è il cuore musicale della comunità di San Cornelius und Peter. «Qui in Germania il mio ruolo si chiama kantor: accompagno la liturgia, dirigo il coro, suono l’organo. In Italia, soprattutto nelle parrocchie più piccole, è raro che questa professione sia riconosciuta. Ad Alghero (dove Solinas è nato, ndc) per alcuni anni, ho suonato in cattedrale come volontario, poi la vita mi ha portato altrove».
Cresciuto tra le strade del centro storico e le liturgie in cattedrale, Giovanni ha scoperto da bambino lo strumento che avrebbe segnato la sua esistenza. «Avevo dieci, undici anni quando ascoltai per la prima volta un organo suonare nell’abbazia di San Pietro di Sorres. Rimasi senza fiato. Lo strumento non era enorme, ma il luogo lo rendeva magico. Fu un amore a prima vista».
Da lì, il Conservatorio di Sassari, gli insegnamenti di maestri come, tra gli altri, Lucio Tumeacciu e Adriano Falcioni, il perfezionamento in Svizzera con Alessio Corti e infine la Germania, dove il destino lo ha condotto quasi per caso. «Non ho cercato all’estero, ma ho preso il treno giusto al momento giusto», confessa.
Per Solinas la musica non è mai stata separata dalla fede: “Il repertorio organistico è profondamente legato alla Bibbia e alla liturgia. Ho servito la Messa come chierichetto da bambino e oggi lo faccio in qualche modo attraverso la musica. È un filo continuo”. Quel legame si è tradotto in una sfida che ha il sapore dell’impresa. Dodici giorni di viaggio, dalla Germania al Vaticano, senza e-bike né comfort. «È stata la seconda volta che ho fatto questo pellegrinaggio. Lo sforzo fisico è enorme, ma la forza nasce dal gruppo – racconta Solinas – ci si aiuta, ci si incoraggia, si prega insieme. Abbiamo pedalato sotto la pioggia, scalato le Alpi con 2200 metri di dislivello, ma nessuno si è tirato indietro».
La musica non è rimasta a casa. «Ogni sera, raggiunta una chiesa, suonavo l’organo per i miei compagni. Dopo tanta fatica, lasciarsi cullare dalle note era un modo per ritrovare energia e ringraziare. La musica ci teneva uniti: era la nostra preghiera». I ricordi si affollano: la Foresta Nera, le discese dopo i passi alpini, l’arrivo a Pisa, persino i sentieri improbabili in cui il navigatore li ha spediti, tra pozzanghere profonde e tratti di bosco. «Solo in bici vedi certe cose. È un modo diverso di attraversare il mondo», ricorda.
Il momento più atteso è arrivato dopo quasi duemila chilometri, l’arrivo, l’abbraccio che cancella la fatica: piazza San Pietro che si apre davanti agli occhi, il cuore che batte più forte di qualsiasi salita affrontata lungo la strada. «Quando siamo entrati in Vaticano ci siamo guardati increduli – confida Solinas – È stata un’emozione che non dimenticherò mai».
L’ultima tappa, 160 chilometri, è stata interminabile, ammette Solinas ma si commuove ricordando “la gioia di ritrovare i miei genitori, arrivati da Alghero, per abbracciarmi”. Il giorno dopo, la sorpresa: un’udienza privata con Papa Leone. «È entrato sorridendo, con un’umanità straordinaria. Ci ha detto ridendo: “La prossima volta farò i primi 20 chilometri con voi”. Quando ha saputo la distanza percorsa, ha fatto un gesto con le mani, come a dire: impossibile! Si vedeva che apprezzava davvero il nostro sforzo», racconta con un sorriso di gratitudine profonda. Non è finita lì. Nel pomeriggio, Solinas ha avuto l’onore di suonare l’organo della Basilica di San Pietro, durante la messa di ringraziamento. «Un dono immenso – dice senza nascondere la commozione –. E non solo: ho potuto anche cantare il salmo. Dopo tutta quella strada, poter pregare con la musica in Vaticano è stato il compimento perfetto».
Per Giovanni, quella traversata non è stata solo una sfida fisica, ma un atto di fede: «Volevamo portare al Papa i nostri pensieri sul mondo, sulle guerre, sulle ingiustizie – racconta Solinas – Abbiamo vissuto il pellegrinaggio come occasione di riflessione. La strada diventa metafora della vita: ci sono salite, cadute, discese liberatorie. Ma insieme si arriva».
La sua è la storia di un organista che ha fatto della musica una missione e che, anche in sella ad una bicicletta, ha dimostrato che si può tanto quando si possiede e si coltiva una grande fede: la fatica si trasforma in armonia, la musica in preghiera, il viaggio diventa un atto di ricerca spirituale profondissima.
