La Nuova Sardegna

La sentenza

Sposa un 90enne e si fa intestare un patrimonio da 10 milioni. «Indotto ad assumere psicofarmaci»

Sposa un 90enne e si fa intestare un patrimonio da 10 milioni. «Indotto ad assumere psicofarmaci»

Roma, per i giudici la donna ha agito approfittando dello stato di vulnerabilità psicofisica dell’ex marito

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ROMA Raggira il marito 90enne e si fa intestare un patrimonio da 10 milioni di euro: condannata a due anni per truffa aggravata. Come riporta Il Messaggero Cristina Mattiuz, di 55 anni, è stata riconosciuta colpevole di aver approfittato delle condizioni di fragilità dell’ex coniuge Angelo Treglia, imprenditore romano nel settore immobiliare, per impossessarsi della quasi totalità dei suoi beni.

La vicenda ha origine nel 2017, quando Treglia e Mattiuz si conoscono: lui, molto più anziano, era inizialmente un suo cliente. Nel 2020 iniziano la convivenza a Roma e nel gennaio 2021 si sposano. Ma secondo quanto ricostruito dalla denuncia e accertato in giudizio, da quel momento per l’uomo inizia un “calvario fisico e morale”: l’anziano sarebbe stato indotto ad assumere massicce dosi di psicofarmaci, risultate poi gravemente controindicate per la sua condizione cardiaca. A seguito dell’intossicazione, prosegue nei dettagli il Messaggero, fu necessario prima un ricovero domiciliare e successivamente tre ricoveri tra cliniche e ospedale. Secondo la difesa dei figli dell’imprenditore, rappresentata dall’avvocato Valerio Vallefuoco, Mattiuz avrebbe costruito ad arte una relazione sentimentale per soggiogare emotivamente l’uomo e ottenere la gestione esclusiva del suo patrimonio. Nel corso della relazione, l’anziano le aveva già dato 342mila euro per risolvere problemi economici, ma tra il 2020 e il 2021 Mattiuz si sarebbe appropriata di oltre un milione di euro tra bonifici, prelievi, sottoscrizioni di polizze vita – una delle quali del valore di oltre 3 milioni – e operazioni sui conti cointestati. Il racconto dell’uomo, reso poco prima della morte avvenuta nel 2024, parla anche di un’espulsione di fatto dalla casa in cui aveva vissuto tutta la vita: una volta ricoverato, la donna avrebbe cambiato la serratura senza consegnargli una nuova copia delle chiavi. L’uomo era riuscito a separarsi poco prima di morire. Inizialmente la procura aveva contestato anche il reato di violenza privata, poi riqualificato in truffa aggravata. La sentenza ha riconosciuto che la donna ha agito approfittando dello stato di vulnerabilità psicofisica dell’ex marito, indotto con l’uso scorretto di farmaci a firmare atti e operazioni patrimoniali a suo danno.

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