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Lavoro

Buoni pasto più alti nel 2026, cresce l’esenzione fiscale: cosa succede per i lavoratori

Buoni pasto più alti nel 2026, cresce l’esenzione fiscale: cosa succede per i lavoratori

Con la Legge di Bilancio aumenta la soglia di detassazione per i ticket elettronici. Più margine per aziende e dipendenti, senza aumenti automatici

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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge di Bilancio 2026 è arrivata la conferma: l’esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici sale da 8 a 10 euro. La misura, già annunciata nelle scorse settimane, punta a rafforzare il welfare aziendale e a offrire un sostegno economico indiretto a lavoratori e lavoratrici.

Cosa sono i buoni pasto

I buoni pasto rientrano nella categoria dei fringe benefit: titoli di pagamento destinati all’acquisto di pasti o generi alimentari, utilizzabili esclusivamente dal beneficiario e caratterizzati da un valore nominale fisso. Entro i limiti stabiliti dalla normativa, questi strumenti non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non incidono sulla retribuzione imponibile. Di conseguenza, non generano oneri previdenziali aggiuntivi per il datore di lavoro.

La disciplina di riferimento è contenuta nell’articolo 51, comma 2, lettera c) del TUIR, che finora fissava la soglia di esenzione a 8 euro per i buoni elettronici e a 4 euro per quelli cartacei. La Legge di Bilancio 2026 interviene proprio su questo punto, innalzando il limite dei ticket digitali – ormai i più diffusi – fino a 10 euro.

Gli effetti per aziende e dipendenti

Per le imprese l’impatto sui costi resta contenuto, dal momento che le spese sostenute per l’acquisto dei buoni pasto destinati ai dipendenti sono interamente deducibili. L’innalzamento della soglia rende quindi più conveniente aumentare il valore del ticket senza aggravare il carico fiscale.

È importante chiarire che non si tratta di un aumento automatico dell’importo dei buoni già in uso. La norma crea piuttosto le condizioni per rendere fiscalmente più vantaggioso un eventuale adeguamento: da un lato per i datori di lavoro, che non pagano imposte sulla quota esente, dall’altro per i dipendenti, che possono beneficiare di buoni di valore più elevato.

Secondo le stime, l’effetto complessivo della misura potrebbe tradursi in un incremento netto annuo del valore dei buoni pasto compreso tra i 200 e i 400 euro, a seconda delle scelte adottate dalle singole aziende.

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