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Tonino Bertoleoni: «Io, sovrano dell’isola di Tavolara: il regno più piccolo del mondo»

di Dario Budroni
Tonino Bertoleoni: «Io, sovrano dell’isola di Tavolara: il regno più piccolo del mondo»

Ha 92 anni e porta avanti una tradizione lunga due secoli. «Il primo re fu il mio trisavolo Giuseppe, lo decise Carlo Alberto di Savoia»

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Lo scettro è il timone di una barca e la corona è la cresta di roccia calcarea che domina le sfumature turchesi del mare. L’Italia sarà anche una repubblica, ma qui, nella spettacolare isola di neanche sei chilometri quadrati al largo di Olbia, da quasi duecento anni si racconta tutta un’altra storia. Ed eccola qui, dunque, la tradizione romantica del re senza trono e senza mantello: Tavolara è il regno più piccolo del mondo e Tonino Bertoleoni è oggi il suo sovrano, così come lo furono prima di lui il trisavolo Giuseppe, il bisnonno Paolo, il nonno Carlo, il padre Paolo II e il fratello Carlo II. Sembra una fiaba, una leggenda popolare, ma la regina Vittoria del Regno Unito ne rimase così affascinata da conservare una fotografia in bianco e nero dell’allora famiglia Bertoleoni in qualche stanza di Buckingham Palace. Non c’è nessun documento che lo attesti, ma la tradizione della corona Bertoleoni è più viva che mai e lo si percepisce appena si mette piede sull’isola di Tavolara: davanti ai piccoli moli sventola la bandiera del regno con lo stemma araldico al centro, mentre sulla sinistra, dopo un suggestivo sentiero sulla sabbia, c’è il vecchio cimitero di famiglia con le tombe dei re e delle regine sovrastate da piccole corone in muratura. Forte di una storia più unica che rara, re Tonino Bertoleoni, 92 anni, un uomo gentile che nella vita ha fatto il pastore, il pescatore e infine il ristoratore, ricorda tutto nei minimi dettagli. Accanto a lui i suoi discendenti diretti: il figlio Giuseppe, di conseguenza principe di Tavolara, e la nipote Elisa, principessa di quello che da tutti, da queste parti, è considerato il regno più piccolo del mondo. Da parte loro nessuna pretesa di troni, rivendicazioni territoriali o richieste di riconoscimento dallo Stato italiano, soltanto la volontà di tenere in vita un mito che, fin dai tempi preunitari, incanta e seduce chiunque sbarchi sulle rive di Tavolara.

Tonino Bertoleoni, quali sono i suoi ricordi più lontani? Com’era la vita da principe di Tavolara?
«Conservo tanti ricordi, sia di Tavolara che di Capo Testa, dove viveva la famiglia di mia madre, ma ce n’è uno in particolare che mi piace raccontare. Avevo più o meno dieci anni e, insieme a mio fratello Carlo, ci arrampicammo sulla cima di Tavolara, fino alla cresta. Fu bellissimo. Ricordo che, per ritrovare la strada del ritorno, accumulai un po’ di pietre. Senza quel segnale, forse, saremmo rimasti lassù. Tavolara è una montagna sul mare e ancora oggi si perdono molti escursionisti».

Ai tempi a Tavolara viveva una vera e propria comunità.
«Sì, un periodo eravamo circa cento persone. C’eravamo noi Bertoleoni, divisi in più rami, e anche altre famiglie. Durante i bombardamenti ospitammo anche alcune persone amiche di Golfo Aranci. A Tavolara avevamo addirittura una piccola scuola e noi Bertoleoni vivevamo dalla pesca e anche dai forni della calce. Ricordo ancora il profumo della legna bruciata».

In famiglia vi hanno sempre raccontato la storia del regno?
«Assolutamente sì. Ricordo i racconti di Nina Murru, la nonna di mia moglie Pompea, che era anche mia cugina di terzo grado. Nina era molto anziana e certe cose, nell’Ottocento, le aveva vissute in prima persona».

Tutto, comunque, cominciò con il suo trisavolo Giuseppe Bertoleoni, il primo re. Chi era?
«Un uomo di origini genovesi che arrivò in Sardegna con il suo piccolo panfilo. Nel giro di qualche tempo fece sue tre isole disabitate: Santa Maria e Soffi, nell’arcipelago della Maddalena, e Tavolara, più a sud, davanti a Olbia».

Ma la svolta arrivò con Carlo Alberto di Savoia, sovrano del Regno di Sardegna.
«Alcuni Bertoleoni avevano un ruolo nel Regno di Sardegna. Un fratello di Giuseppe era console e un altro ancora comandante delle truppe genovesi. Carlo Alberto di Savoia, quando divenne re, visitò la Sardegna e, tra le tante cose, avrebbe dovuto vedere proprio Giuseppe Bertoleoni, di cui aveva sentito parlare. Così prima si incontrarono a Olbia, dove Giuseppe accompagnò il re anche a San Simplicio, e poi si spostarono a Tavolara. Carlo Alberto era anche un cacciatore e quindi organizzarono una battuta sull’isola. Cacciarono le capre selvatiche e infine allestirono un banchetto. A un certo punto Giuseppe, per scherzo, si rivolse a Carlo Alberto e gli disse: “Tu sei il re di Sardegna e io sono il re di Tavolara”. Il Savoia, però, andò oltre la battuta e, in una pergamena, scrisse “Giuseppe Bertoleoni, re di Tavolara”. Poi Carlo Alberto regalò al mio antenato anche un orologio di grande valore».

Da quel momento, dunque, Bertoleoni sovrani di Tavolara.
«Ma la storia non finisce qui, perché anni più tardi il demanio marittimo, non riconoscendo né titoli né la proprietà dell’isola, ordinò l’esproprio di Tavolara. Così Paolo, figlio di Giuseppe, andò a parlarne con il re direttamente a Torino. Incontrò pure il generale Alberto La Marmora, anche lui in passato ospite dei Bertoleoni a Tavolara. Comunque, in poche parole, Paolo fu rassicurato e, una volta tornato a casa, ricevette una piccola pergamena dove, con un riferimento anche al titolo, c’era scritto che per Tavolara non si riconoscevano altri proprietari se non i Bertoleoni. Paolo organizzò una festa e disegnò lo stemma, uno scudo rosso con una stella gialla, mentre la bandiera era bianca. Tutto è andato perduto, ma noi abbiamo riprodotto sia lo stemma che la bandiera sulla base dei racconti di famiglia. Anche la regina Vittoria conosceva la nostra storia».

Come andò esattamente?
«Nel mare di Tavolara si svolgevano alcune esercitazioni della marina italiana. E in quel periodo, era la fine dell’Ottocento, si trovava in zona anche la nave inglese Vulcan, che volle partecipare pure lei alle esercitazioni. Attraverso il comandante della Vulcan la regina Vittoria venne però a conoscenza della nostra particolare storia. Così gli inglesi fotografarono i miei antenati: una copia dello scatto ci fu poi inviata da Londra, e ce l’abbiamo ancora, mentre un’altra la conservò la regina a Buckingham Palace. C’è scritto Tavolara, il regno più piccolo del mondo, nel golfo di Terranova Pausania».

E la pergamena di Carlo Alberto che fine ha fatto?
«La pergamena esisteva e io l’ho vista con i miei occhi. Posso giurarlo. Quando ero ragazzo, a Tavolara arrivò infatti un sedicente conte. Diceva di volerci aiutare per far riconoscere il nostro titolo. Un giorno entrai nella stanza in cui veniva ospitato e, per curiosità, aprii una sua borsa. Lì trovai la famosa pergamena, l’aveva ottenuta da un altro ramo della nostra famiglia che l’aveva conservata per tantissimi anni. Richiusi la borsa e lasciai la pergamena al suo posto, ma poi quel conte sparì insieme al documento. Non abbiamo saputo più nulla. Sembra un romanzo, ma è la verità: il regno di Tavolara non è un’invenzione e la sua storia deve essere raccontata e mantenuta viva».

Sono passati quasi duecento anni ma la memoria, per fortuna, sembra essere al sicuro.
«La nostra storia incuriosisce tantissime persone e anche nell’Ottocento i miei antenati ospitavano viaggiatori, scrittore e giornalisti che volevano saperne di più dei Bertoleoni. Anche perché siamo sempre stati dei sovrani sicuramente diversi dagli altri. Vivevamo dal mare e dalla calce, tra l’altro in un luogo bellissimo».

Poi arrivarono il turismo e anche il festival del Cinema di Tavolara.
«Il turismo era ancora agli albori quando organizzammo una prima stanza per accogliere le persone. Più avanti, dopo la nascita della Costa Smeralda, aprimmo quindi il ristorante e dagli anni Novanta mettiamo a disposizione alcuni spazi per l’organizzazione del Cinema di Tavolara. Ho conosciuto molti attori e registi, anche loro desiderosi di conoscere la storia del regno più piccolo del mondo».

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