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Il caso

Il ristorante ha tre stelle Michelin, ma è completamente abusivo: chiuso “I quattro passi”

Il ristorante ha tre stelle Michelin, ma è completamente abusivo: chiuso “I quattro passi”

È l’unico locale della Campania ad avere il massimo riconoscimento della celebre guida francese. Lo chef aveva cucinato per il matrimonio di Jeff Bezos

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Roma È stato posto sotto sequestro il ristorante I quattro passi, unico in Campania a vantare tre stelle Michelin. Il provvedimento è stato eseguito questa mattina, venerdì 30, dai carabinieri di Sorrento in attuazione di un decreto di sequestro preventivo firmato dal gip del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura di Torre Annunziata.

Al centro dell’inchiesta c’è la struttura di Nerano, borgo di Massa Lubrense, affacciata sul golfo di Napoli, dove opera lo chef Fabrizio Mellino, protagonista negli ultimi mesi della scena gastronomica internazionale e chiamato a giugno a cucinare per il matrimonio di Jeff Bezos. Per gli inquirenti, tuttavia, il complesso turistico-ricettivo sarebbe stato realizzato e ampliato in assenza di titoli edilizi legittimi, in un’area sottoposta a stringenti vincoli urbanistici e paesaggistici della penisola sorrentina.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, le indagini, avviate nel luglio 2025, hanno consentito di accertare il reato di lottizzazione abusiva. In una nota, il procuratore Nunzio Fragliasso spiega che, dal 1982 fino all’ottobre 2025, sarebbe stato realizzato un complesso immobiliare di grandi dimensioni destinato alla ristorazione e ai servizi connessi, in una zona gravata da vincoli ambientali e paesaggistici, senza regolari titoli edilizi.

Il sequestro riguarda l’intero compendio, noto a livello internazionale non solo per le tre stelle Michelin conquistate per la prima volta nel 2023, ma anche per essere frequentato da personalità del mondo dello spettacolo e del jet set. Dall’inchiesta emergerebbero però anche profili di responsabilità del Comune di Massa Lubrense, che nel corso degli anni avrebbe rilasciato provvedimenti di condono ritenuti illegittimi.

Gli investigatori, supportati da una consulenza tecnica disposta dalla Procura, hanno evidenziato come l’attività edilizia abusiva si sia protratta nel tempo anche grazie a una condotta definita quantomeno negligente dell’ente comunale. I condoni sarebbero stati concessi a distanza di decenni dalle istanze e in assenza dei necessari presupposti, mentre gli immobili risultavano nel frattempo ulteriormente modificati, come emerso anche da controlli della polizia municipale.

Nel decreto di sequestro, il gip sottolinea che tali condotte avrebbero consentito la trasformazione di un’area originariamente destinata a uliveto in un insediamento turistico-ricettivo, in violazione della morfologia del territorio e dei vincoli ambientali, compreso quello idrogeologico. Le concessioni in sanatoria, secondo il giudice, presenterebbero profili di illegittimità originaria, sia per il superamento dei limiti volumetrici attraverso il frazionamento delle istanze, sia per la perdita dei requisiti di condonabilità a seguito di successive trasformazioni abusive.

Per il gip, l’intero complesso immobiliare sarebbe il risultato di un’attività edificatoria illecita continuata e permanente, priva di legittimazione urbanistico-edilizia e responsabile di una compromissione duratura dell’assetto urbanistico, paesaggistico e ambientale dei luoghi. In circa trent’anni, un’area a vocazione boschiva, con al più un manufatto rurale, sarebbe stata convertita in un vero e proprio insediamento commerciale destinato alla ristorazione.

Da oggi il ristorante è chiuso. Per la famiglia Mellino si apre ora una lunga partita giudiziaria nelle aule di tribunale.

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