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Isee precompilato e controlli più duri: cosa cambia per bonus e prestazioni e cosa rischia chi sbaglia

Isee precompilato e controlli più duri: cosa cambia per bonus e prestazioni e cosa rischia chi sbaglia

Con il decreto Pnrr arrivano verifiche preventive incrociate: chi presenta dati non corretti può perdere i benefici e dover restituire le somme

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Roma L’introduzione dell’Isee precompilato e il potenziamento dei controlli previsto dal decreto Pnrr segnano un cambio di passo nella gestione delle dichiarazioni economiche. Il nuovo impianto, da un lato, mira a rendere più agevole l’accesso alle misure di sostegno; dall’altro, rafforza le verifiche per limitare errori, omissioni e dichiarazioni non veritiere.

L’Isee resta lo strumento di riferimento per ottenere molte prestazioni di welfare: dall’assegno unico per i figli alle riduzioni sulle tasse universitarie, passando per bonus sociali, servizi comunali e interventi assistenziali. Proprio la sua centralità ha spinto il legislatore a irrigidire i meccanismi di controllo e a chiarire quali conseguenze possono derivare dall’inserimento di dati non corretti.

Con le nuove regole, gli enti che erogano prestazioni agevolate – scuole, università, Comuni e amministrazioni pubbliche – non si limitano più a prendere atto dell’attestazione Isee prodotta dal cittadino. Grazie all’integrazione con la piattaforma digitale dell’Inps, possono acquisire direttamente le informazioni necessarie e verificare la coerenza con quanto indicato nella Dsu.

Il sistema consente l’incrocio automatico dei dati reddituali e patrimoniali presenti nelle banche dati pubbliche, abbassando in modo significativo il rischio di errori o dichiarazioni incomplete. L’obiettivo dichiarato è impedire che i benefici vadano a chi non ne ha diritto, rendendo più difficile occultare conti correnti, immobili o altre fonti di reddito.

Secondo la relazione illustrativa del decreto, questo modello di controllo preventivo punta ad aumentare l’affidabilità dell’intero meccanismo e a proteggere le risorse pubbliche, assicurando che le agevolazioni siano indirizzate ai nuclei familiari che ne hanno effettiva necessità.

Le conseguenze di un Isee non corrispondente alla reale situazione economica possono essere rilevanti anche se l’irregolarità viene accertata in un momento successivo. Il primo effetto è la perdita del beneficio: una volta verificata l’anomalia, l’ente erogatore procede alla revoca della prestazione.

Alla revoca può aggiungersi la restituzione delle somme ottenute senza titolo. Il recupero può riguardare le agevolazioni percepite negli anni precedenti, fino a un massimo di cinque anni. Nei casi di contributi continuativi, come assegni mensili o sconti sulle rette universitarie, gli importi da rimborsare possono crescere in modo significativo.

Quando l’inesattezza deriva da dichiarazioni false o omissioni intenzionali, le conseguenze possono uscire dall’ambito amministrativo. Se viene accertata la volontà di ingannare l’Inps o la pubblica amministrazione, può configurarsi il reato di truffa con l’avvio di un procedimento penale.

Le sanzioni indicate includono la reclusione da sei mesi a tre anni, oltre a una multa, con effetti potenzialmente molto pesanti per il dichiarante.

Un aspetto spesso trascurato riguarda i tempi dei controlli. Le verifiche possono avvenire anche a distanza di tempo dalla presentazione della Dsu: per il recupero delle somme non dovute il termine è fissato in cinque anni. Sul versante penale, invece, l’azione giudiziaria può essere avviata fino a sette anni dalla dichiarazione ritenuta falsa, con la possibilità che eventuali irregolarità emergano anche molto dopo e producano effetti retroattivi sulle prestazioni ottenute.

Da qui l’indicazione, implicita nel nuovo impianto, a compilare l’Isee con particolare attenzione e a controllare con scrupolo i dati inseriti, per evitare conseguenze economiche e legali nel tempo.

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