La Nuova Sardegna

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Villaggio globale

“Anela nel mondo”, la piazza digitale che mette insieme gli emigrati

di Luciano Piras

	Gianraimondo Farina (il terzo da sinistra) in una foto scattata al Circolo "Sardegna" di Monza
Gianraimondo Farina (il terzo da sinistra) in una foto scattata al Circolo "Sardegna" di Monza

Gianraimondo Farina: «Discutiamo in diretta live chat, così diamo un contributo al nostro paese d’origine che lotta contro lo spopolamento»

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Anela «La storia del paese, la poesia, la fotografia, la pittura, lo sport, la religione, i grandi uomini e le grandi donne che hanno segnato le vicende di una piccola comunità. Che, poi, è anche la storia del mondo». Gianraimondo Farina elenca i temi messi al centro dell’agorà digitale. «Non soltanto grandi storie o grandi personaggi, ma anche storie quotidiane – precisa –. Storie di anelesi che non ci sono più, ma che hanno segnato comunque la nostra comunità». Classe 1976, goceanino di Anela, Farina vive e lavora in Lombardia, a conti fatti ormai da oltre venti anni a questa parte. Sposato con Alessia Lamendola, isolana come lui, lei è siciliana di Caltanissetta, hanno un figlio, Mario, 8 anni.

«Nei giorni scorsi, per esempio, in prossimità della Giornata della memoria – spiega Farina –, abbiamo discusso il caso del deportato e vittima della Shoah Giovanni Usai». Insegnante nelle scuole superiori nonché ricercatore di Storia economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, Farina ha sempre i piedi ben piantati nella terra dei nuraghi. Supertifoso del Cagliari, della Nuorese calcio, come pure del Monza, pubblicista e vicepresidente del Circolo culturale “Sardegna” della Brianza, ha appena dato gambe a un’idea che gli balenava da tempo: aprire un gruppo social whatsapp per cercare di aggregare "l’altra Anela”, «per tenere saldi i legami con le proprie radici» sottolinea. “Anelesi nel mondo”, o meglio: “Anelesos in su mundhu”: questo il nome del villaggio globale.

«Con un uso corretto e rispettoso della piattaforma, per noi è certamente una grande sfida». «Molti amici, per ora una ventina, destinati a crescere a breve, hanno risposto con entusiasmo e impegno» racconta Gianraimondo Farina. Con lui, a fare da amministratore del gruppo, c’è anche Gianmario Virdis, anelese che vive a Sassari, già dirigente dell’Agenzia delle Entrate.

«Anela, purtroppo, dagli ultimi dati forniti dalla Regione, è uno di quei trenta paesi isolani segnati dallo spopolamento. Le iniziative dell’amministrazione locale, lo ribadisco da ex amministratore (nei primi anni Duemila Gianraimondo Farina è stato consigliere comunale nonché vice presidente della Comunità montana, ndr), sono importanti, ma necessitano del quid pluris che chi è lontano può dare alla sua comunità di origine» è l’analisi che fa il docente ricercatore. «La ragione del gruppo “Anelesos in su mundhu” nasce da qui: da una preoccupazione e da un amore. Preoccupazione per quello che Anela sta vivendo dal punto di vista demografico. Amore verso una comunità che, come scriveva il nostro grande poeta Nicolino Pianu, scomparso nel 2021, nella sua struggente e toccante poesia “Zenia sarda”, per noi anelesi e sardi emigrati, questa relazione è rappresentata come “una cadena chi ligat su sardu a s’isola amena”. Nel rispetto massimo della legge regionale n° 7 del 1991 della Sardegna, che ha esteso il concetto di “comunità sarda” anche ai congiunti e ai familiari non sardi e non nati in Sardegna. Una grande conquista da tutelare».

«Ne parliamo sempre». Una volta alla settimana, la sera per un’ora, il gruppo si collega in diretta live chat. «Partiamo sempre da un testo, per lo più versi in sardo del nostro poeta Giuseppe Flore. A leggerli ci pensa Mario Dettori, operaio anelese che vive e lavora ad Arzachena». Il primo commento lo cura lui, Gianraimondo Farina. Poi c’è Tonino Dettori, è stato sindaco di Anela per quindici anni, docente in pensione, pittore, scrittore: è autore di un volume sulla famiglia anelese di fotografi itineranti, “I Gromme” (Nuova Stampa Color, Muros-Sassari 2018). «È lui che “tiene” il collegamento vivendo ad Anela» riconosce Farina. Che aggiunge: «Anche lo stesso Flore interviene sempre». «Senza dimenticare un altro “fiore all’occhiello” del gruppo: la presenza attiva del grande ex pugile e campione professionista emigrato anelese Mario Sanna “Mirello”, residente ad Aprilia, in provincia di Latina. Sanna nel 1971 ha portato Anela sul tetto della boxe italiana. Orgoglioso delle sue origini e dell’appartenenza a un paese che non vede da alcuni anni». Tra gli “Anelesos in su mundhu” c’è anche un’ospite d’onore “graditissima”: la scrittrice di Siracusa di casa a Parigi Adriana Valenti Sabouret. «Adriana ha colto di buon grado la proposta di entrare nel gruppo per dare una ventata di autorevolezza culturale» va avanti l’ideatore e animatore dell’agorà whatsapp. Adriana Valenti Sabouret è autrice di romanzi storici come “Madame Dupont” (del 2021), “La ragazza dell’Opéra” (2023) e “Le nobili sorelle Angioy” (2024) e del saggio “Rivoluzionari sardi in Francia” (2024), tutti pubblicati dalla casa editrice cagliaritana Arkadia. Tra Sarda Rivoluzione e Giovanni Maria Angioy, Valenti Sabouret ha spesso fatto tappa nel Goceano.

Ecco come è venuto fuori il tema “Giuseppe Sanna Sanna”, l’avvocato parlamentare nato ad Anela nel 1821, morto a Genova nel 1874. «Molto partecipata la discussione su Giovanni Usai» dice Farina. La prima segnalazione sulla vicenda del deportato di Anela, “prete mancato” martire nel lager polacco di Majdanek, è stata di Pasquale Dettori: lui vive a Sassari, è un infaticabile costruttore di genealogie anelesi. È Dettori che ha portato al centro della piazza web la scheda di Usai contenuta nel libro di Antonella Filippi e Lino Ferracin, “Deportati italiani nel lager di Majdanek” (Zamorani, Torino 2013).

«I temi da trattare sono davvero tanti» riprende fiato Gianraimondo Farina. Pronto lui e tutto il gruppo a costituirsi in associazione vera e propria «per un progetto – spiega – che vuole essere d’aiuto anche alla comunità locale residente, soprattutto in un momento critico e allo stesso tempo stimolante come questo. “L’altra Anela” non può essere esclusa dal cammino di crescita e di sviluppo culturale del nostro paese. Sebbene viviamo, lavoriamo e siamo bene integrati fuori, con le nostre famiglie “comunità sarde allargate”, il nostro cuore rimane ancora in parte nella comunità dove siamo nati, cresciuti ed educati».

«Ora come ora ho dati certi sulla situazione emigrati degli anelesi – continua il ricercatore dell’Università Cattolica di Milano –. Di certo, sono numeri drammatici. Anela è un paese che sta vivendo una profonda crisi demografica. Forse più degli altri paesi della Sardegna centrale. Certo è anche che Anela non vuole morire. È questo il leit motiv che tiene un centinaio di anelesi nel mondo inseriti nelle liste Aire, l’Anagrafe italiani residenti all’estero. La Sardegna, occorre sottolinearlo, è la regione italiana che, in proporzione agli abitanti, ha più iscritti all’Aire: segno evidente di un legame forte che non va spezzato».

«Dai nostri dati, acquisiti anche informalmente, le destinazioni di emigrazione al di fuori della Sardegna, sono sempre il Nord Italia e l’estero. Anche se è importante parlare di anelesi “fuori da Anela in Sardegna”, dove mundhu diventa metafora di uno status, di una dimensione. Si lascia il paese per vivere, lavorare e garantirsi un futuro. Anche nella nostra isola. Isola che diventa “mondo” anch’essa. Questo, logicamente, non toglie nulla alle emigrazioni tradizionali del passato: dal Nord Italia alla Francia, al Belgio, alla Germania, al Nord America. Mio nonno emigrò negli Stati Uniti, minatore in Virginia ai primi del Novecento. Dall’Argentina all’Australia, dove abbiamo ancora una significativa presenza di anelesi. Tutte comunità che il gruppo whatsapp intende raggiungere e abbracciare». L’abbraccio delle due Sardegne: quella “di dentro” e quella “di fuori”. Legate da una sola catena d’amore. «Come scriveva il nostro amato poeta Nicolino Pianu, nella citata “Zenia sarda” – chiude Gianraimondo Farina –: “Finzas s’ammentu de s’amistade antiga che sacramentu est in cussa cadena”. In questa catena sono racchiuse anche le buone azioni del sardo emigrato verso gli altri che s’incontrano nella terra de su disterru (dell’emigrazione, ndr) e la massima disponibilità con il cuore in mano verso gli amici... “E coro in manu pro sa zente anzena”. Ecco: è questo il testamento del nostro gruppo “Anelesos in su mundhu”».

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