Nell’anno delle piogge record, le dighe sarde sono di nuovo piene. L’assessore Piu: «Abbiamo scorte per due anni, forse tre»
Dal 10% medio di novembre ai valori massimi: il Nord-Ovest non avrà restrizioni. Mulargia (Cagliari) quintuplica in un mese, Bidighinzu e Cuga quasi al massimo
Sassari Per mesi le dighe sono state silenziose, svuotate fino all’eco. Ora l’acqua è tornata a farsi sentire, a occupare spazio. Un rumore pieno, che non si sentiva da tempo. Dopo due anni di siccità, di campi in ginocchio, la pioggia ha riscritto lo scenario. Nove invasi sono colmi. Gli altri inseguono. Cantoniera (Tirso), una delle più grandi dighe d’Europa, è quasi al limite consentito. Mulargia (Flumendosa) ha moltiplicato per dieci il suo volume in un mese. Il Nord-Ovest, che a novembre sfiorava il collasso, ora respira. Ma la storia non finisce con un cielo generoso. Perché l’acqua può essere abbondanza o può diventare spreco. Può scendere a mare o restare in riserva.
L’assessore regionale ai Lavori pubblici Antonio Piu prova a spiegare cosa significa oggi parlare di scorte per due o tre anni. E cosa bisogna fare perché non sia solo una stagione fortunata.
Dopo le piogge di questi giorni com’è cambiata la situazione idrica dell’isola?
«Oggi abbiamo un riempimento importante, come non succedeva da tantissimo tempo. Ci sono 9 invasi che hanno raggiunto la massima capacità di riempimento: Flumineddu (Seui), Flumendosa (Orroli), Bau Pressiu (Santadi), Is Barroccus (Isili), Monte Pranu (Tratalias), Monte Lerno (Pattada), Sos Canales (Buddusò-Alà), Santa Lucia (Villagrande) e Leni (Villacidro). Sono tutti al 100%».
Quali sono, invece, le dighe principali che non sono ancora al massimo?
«Mulargia, che alimenta il Campidano e la Città metropolitana di Cagliari ha una capacità massima di 323 milioni di metri cubi, oggi è a 209 milioni, cioè al 65%. Al 10 gennaio aveva appena 19 milioni di metri cubi. Oggi parliamo di +190 milioni. È un dato enorme».
La notizia più rilevante però riguarda Cantoniera.
«Sì, parliamo di una delle dighe più grandi d’Europa, con una capacità massima di 451 milioni di metri cubi. Oggi è a 392 milioni, cioè all’87%».
Nel Nord-Ovest com’è la situazione?
«Monteleone Roccadoria (Alto Temo), che ha una capacità massima di 77,5 milioni di metri cubi, oggi è a 54,7 milioni, cioè al 70%. Alimenta il Cuga, il Bidighinzu e la zona Macomer-Bosa. Il Cuga, con capacità massima di 21,7 milioni, oggi è a 14,7 milioni, cioè al 68%. Alimenta la Nurra e Alghero. Consideriamo che era arrivato praticamente a zero. Il Bidighinzu, che era prosciugato, oggi è a 9,4 milioni su 10,9 di capacità, cioè all’87%. Alimenta Sassari, Ittiri, la Valle dei Giunchi e l’uso civile nei comuni vicini».
C’è rischio di sfioro o criticità a valle?
«No. Le dighe sono monitorate in maniera automatica e lavoriamo quotidianamente con la Protezione civile. Abbiamo strumenti che ci consentono di prevedere le portate in arrivo e decidere se scaricare o meno quando serve. L’obiettivo è sempre la sicurezza dei cittadini».
Quanto possono garantire serenità queste riserve?
«Garantiscono serenità, se non sprechiamo, per almeno due anni. E se evitiamo sprechi importanti possiamo arrivare anche al terzo anno, in uno scenario critico come quello vissuto tra 2024 e 2025. A novembre nel sistema Nord-Ovest avevamo una media del 10%. Sono stati mesi difficilissimi».
Ora qual è la priorità?
«Accelerare ancora di più sulle riparazioni delle condotte. I consorzi di bonifica e l’assessorato all’Agricoltura devono utilizzare tutte le risorse disponibili per la manutenzione straordinaria. Anche Abbanoa deve ultimare i lavori Pnrr e quelli sulle condotte finanziate. Quando ci sono le riserve, vanno gestite riducendo gli sprechi. Meno acqua perdiamo e più siamo pronti nei periodi di magra».
Le piogge stanno rallentando i lavori?
«Sì, il rovescio della medaglia è che le piogge stanno ritardando i lavori del Pnrr. Parliamo di Coghinas 1 e Coghinas 2. Le imprese non si sono mai fermate del tutto, ma probabilmente finiremo un mese dopo rispetto al previsto.
