Caso Rocco Siffredi, le attrici lo accusano di abusi, lui porta 500 gigabyte di video hard in Procura
Nel mirino autori del programma e donne che hanno raccontato presunti abusi sui set. La difesa dell’ex attore hard respinge ogni accusa e parla di «macchina del fango»: denunciate 20 persone
Milano La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per diffamazione dopo la querela presentata da Rocco Siffredi in seguito alle accuse di presunti abusi sui set di film pornografici.
La denuncia è particolarmente corposa: circa 200 pagine di documenti a cui si aggiungono numerosi file multimediali, per un totale di 500 gigabyte di video. Il materiale dovrà essere esaminato dalla pm Marina Petruzzella.
Secondo la difesa dell’ex attore hard, questi contenuti rappresenterebbero elementi utili a verificare i fatti e a smentire le accuse mosse da alcune attrici e da altre donne che hanno raccontato di aver subìto violenze o comportamenti abusivi durante la realizzazione di film pornografici.
Le testimonianze raccolte dal programma «Le Iene»
Le segnalazioni sono emerse in diverse puntate del programma televisivo «Le Iene», che ha raccolto e diffuso le testimonianze di alcune donne.
Alle accuse ha risposto l’avvocata Rossella Gallo, legale di Siffredi, che ha depositato successive integrazioni alla denuncia iniziale presentata nel luglio scorso.
Nel procedimento vengono chiamate in causa 20 persone: due autori del programma televisivo, 15 donne identificate con nome e cognome e tre rimaste anonime. La difesa sostiene di essere riuscita a risalire anche all’identità delle persone che avevano rilasciato testimonianze senza comparire pubblicamente.
Le accuse mosse contro l’ex attore hard
Le donne che hanno raccontato la propria esperienza parlano di presunti episodi di violenza sessuale e psicologica avvenuti sui set di film pornografici girati o prodotti da Siffredi.
Tra le contestazioni più gravi c’è quella secondo cui alcuni video sarebbero stati realizzati e diffusi sulle piattaforme online senza il consenso delle protagoniste.
Alcune ragazze affermano inoltre di aver partecipato a casting che sarebbero poi stati trasformati in contenuti pornografici pubblicati in rete senza autorizzazione e senza ricevere compensi. Altre sostengono di essere state costrette a pratiche sessuali che non avevano accettato.
La replica della difesa
Siffredi respinge le accuse e, attraverso la denuncia, sostiene che nessuna scena sarebbe stata girata contro la volontà delle attrici.
Per quanto riguarda il tema del consenso, la difesa afferma che in passato non era previsto formalmente in alcune produzioni. In merito alle prestazioni considerate forzate, l’ex attore sostiene che le attrici coinvolte le avessero già interpretate in altri film.
A sostegno della propria versione, Siffredi ha indicato una lista di testimoni, tra cui cameraman e tecnici che hanno lavorato sui set.
L’indagine e il tema del consenso
La Procura dovrà ora analizzare documenti e filmati per chiarire la vicenda. Si tratta di un lavoro complesso perché riguarda un settore, quello della pornografia, dove il tema del consenso e dei possibili abusi è particolarmente delicato.
Gli autori de «Le Iene» spiegano che l’inchiesta televisiva ha raccolto racconti di donne che parlano di presunte prevaricazioni e violenze e che il lavoro giornalistico voleva aprire una riflessione proprio sul consenso, tema sempre più discusso a livello internazionale.
Secondo la redazione del programma, la denuncia presentata da Siffredi e la versione dei fatti dell’ex attore stanno ricevendo grande attenzione mediatica, spesso superiore rispetto alle testimonianze delle donne che hanno raccontato i presunti episodi.
