Festa della donna, una ricorrenza che fa ancora i conti con la disuguaglianza – Perché si celebra l’8 marzo
La parità di genere è ancora lontana nonostante le battaglie lunghe oltre un secolo
Non una festa, ma una ricorrenza: sarebbe questo il temine più giusto da utilizzare per parlare della Giornata internazionale della donna, celebrata in 100 Paesi per richiamare l’attenzione sulle disuguaglianze di genere che ancora oggi fanno fatica a scomparire.
Nata per la rivendicazione di uguali diritti civili, sociali, economici e politici, a oggi la meta per una reale uguaglianza è ben lontana. Così è possibile dire che l’8 marzo le donne andrebbero ‘festeggiate’ con 1522 mimose, con il fiore simbolo della giornata e il numero dei centri antiviolenza. Perché l’8 marzo si intreccia a doppio filo con il 25 novembre, legati da un comune denominatore: la parità. Quella che ancora oggi manca. A quasi 80 anni dal diritto di voto alle donne, chiamate alle urne per scegliere tra Repubblica e monarchia, l’8 marzo resta un giorno per ricordare la continua lotta contro la discriminazione, la disparità, contro un contesto culturale che non di buon grado accetta successi e autonomia delle donne in quanto tali, riempendo le cronache di casi di violenze di genere.
Che cosa è successo l’8 marzo 1908?
Il 1975 è stato l’anno di svolta per la Giornata internazionale della donna, proclamato ‘Anno Internazionale delle Donne’ dall’Onu. La prima celebrazione risale però al 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito socialista americano. L’anno prima, nel 1908, 15mila donne avevano marciato per New York chiedendo orari di lavoro ridotti, una paga migliore e il diritto di voto. Nel tempo si sono susseguite numerose versioni del perché proprio l’8 marzo. Tra queste, la commemorazione dell’incendio in una fabbrica di camicie che avrebbe causato la morte di centinaia di operaie. Il rogo al Triangle Shirtwaist Factory è in realtà avvenuto il 25 marzo del 1911, causando la morte di 146 operai, in prevalenza donne.
Perché la mimosa è il simbolo della festa della donna?
In Italia la Giornata internazionale della donna si tenne per la prima volta nel 1922 su iniziativa del Partito Comunista Italiano: era il 12 marzo. Nel 1944 nasce a Roma l’Udi – Unione donne in Italia per iniziativa di esponenti del Pci, Psi, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del lavoro. È l’Udi a proporre dal 1945 sia l’8 marzo come giornata celebrativa sia l’introduzione della mimosa come simbolo italiano della ricorrenza, un fiore che cresce spontaneo e che ha costi contenuti.
Nei primi anni ’50, distribuire mimose l’8 marzo o diffondere il mensile dell’Udi ‘Noi donne’ divenne un gesto “atto a turbare l’ordine pubblico”. Alla fine del decennio, fu avanzata senza successo la proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale.
L’8 marzo 1972, con lo sviluppo in Italia del movimento femminista, la Giornata della donna si tenne a Roma. Era schierato un ampio sistema di ordine pubblico, con agenti in tenuta antisommossa. A Campo de’ Fiori migliaia di donne chiesero la legalizzazione dell’aborto e la liberazione omosessuale. Il matrimonio venne definito “prostituzione legalizzata” e circolò un volantino in cui si chiedeva che non fossero lo Stato e la Chiesa, ma le donne ad avere il diritto di amministrare la maternità. Gli slogan delle manifestanti, alcuni dei quali rivolti contro gli stessi poliziotti (“Poliziotti, servi dei padroni”), furono giudicati intollerabili e la polizia caricò e disperse le stesse manifestanti.
