8 marzo, la ministra Marina Calderone: «Le donne si mettano in gioco: il lavoro ha tanto bisogno di loro»
L’esponente del Governo Meloni all’incontro organizzato a Olbia da Fratelli d’Italia: «Sono sarda e amo la mia isola. In questa terra non mancano energie e talenti»
Olbia «Le donne non possono stare fuori dalla partita». La ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone rilancia dalla Gallura il tema della partecipazione femminile nei processi di crescita e innovazione e delle prospettive che si aprono per le nuove generazioni. Lo ha fatto a Olbia, durante il congresso organizzato da Fratelli d’Italia al Blu Marine. Nata a Bonorva e residente a Cagliari, è stata accolta in una sala gremita: presenti rappresentanti del mondo politico, imprenditoriale e delle istituzioni, oltre alle forze dell’ordine. Prima di lei, hanno preso la parola il senatore Giovanni Satta, componente della decima commissione permanente Sanità e Lavoro, e Silvia Melis, consulente del lavoro rapita dall’Anonima sequestri nel 1997 e rimasta prigioniera per 265 giorni. La ministra ha affrontato i temi dell’occupazione e della sicurezza soffermandosi sulla necessità di rafforzare la presenza femminile nella vita produttiva del paese.
Oggi è l’8 marzo. Quale riflessione si sente di rivolgere alle donne che si affacciano al mondo del lavoro?
«Da donna sarda e da professionista credo sia importante ribadire un concetto: non si può stare fuori dalla partita. Significa non tirarsi indietro, mettersi in gioco e far valere le proprie competenze. La presenza femminile deve avere un ruolo centrale nella crescita del Paese, perché il suo contributo è decisivo per il progresso sociale. Negli ultimi anni registriamo segnali incoraggianti anche sul fronte dell’occupazione e dell’iniziativa d’impresa, ma c’è ancora molto da fare per valorizzare pienamente talenti e competenze».
Ministra, il suo legame con la Sardegna resta molto forte.
«Sono nata e cresciuta qui e ne sono profondamente orgogliosa. Per trent’anni ho lavorato come consulente del lavoro con uno studio a Cagliari, seguendo imprese in tutta la regione. Questo mi ha permesso di conoscere da vicino molte realtà produttive e soprattutto di incontrare molte persone e ascoltare le loro storie. In Sardegna vivono ancora mia madre, mia sorella e i miei nipoti, e torno spesso».
Qual è il messaggio che porta oggi a un territorio come la Gallura?
«Il mercato del lavoro sta dando segnali positivi. Nel 2022 il tasso di disoccupazione era al 7,8 per cento, oggi è sceso al 5,1. È il risultato della scelta di investire sul lavoro stabile e sicuro, promuovendo anche l’assunzione di giovani e di donne. Anche in Sardegna registriamo segnali incoraggianti, con un aumento degli ingressi nel mondo del lavoro e molte domande per gli incentivi destinati alle nuove iniziative imprenditoriali».
La Sardegna ha anche una tradizione importante di imprenditoria femminile.
«Penso alla figura di Francesca Sanna Sulis, imprenditrice vissuta tra il Settecento e l’Ottocento. Nata a Muravera, costruì una grande rete produttiva legata alla lavorazione della seta, arrivando a impiegare centinaia di persone. Era una donna modernissima per il suo tempo: non faceva lavorare i minori e alle donne che si sposavano regalava un telaio per permettere loro di mantenere un’autonomia economica. È una storia che dimostra quanto il ruolo delle donne sia stato centrale anche nella nostra storia».
Parliamo adesso di sicurezza sul lavoro. Come si sta muovendo il governo?
«La sicurezza è al centro delle nostre politiche. Significa garantire lavoro dignitoso, intervenire sulle retribuzioni e rafforzare le tutele. Abbiamo introdotto incentivi per le aziende che investono in sicurezza oltre gli obblighi di legge, esteso la tutela antinfortunistica a studenti e personale scolastico e rafforzato i controlli con nuove assunzioni di ispettori oltre al potenziamento del nucleo dei carabinieri per la tutela del lavoro. Abbiamo introdotto anche strumenti come la patente a crediti e presto partirà il badge di cantiere».
Molti ragazzi e ragazze sardi continuano a lasciare l’isola per trovare lavoro. Qual è la priorità per loro?
«La formazione. A loro dico sempre di essere curiosi, di non smettere di studiare e di non porsi barriere. In Sardegna non mancano energie e talenti: risorse che possono tradursi in lavoro, crescita e nuove opportunità».
