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Crisi energetica, il gasolio sfonda il tetto dei 2 euro. Accise mobili sul tavolo del governo: ecco cosa sta succedendo

di Redazione Web
Crisi energetica, il gasolio sfonda il tetto dei 2 euro. Accise mobili sul tavolo del governo: ecco cosa sta succedendo

Le imprese temono nuovi aumenti su elettricità e gas nel 2026. Famiglie e imprese in allarme

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Roma I prezzi dei carburanti tornano a salire e il gasolio in autostrada supera la soglia dei 2 euro al litro. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, nella modalità self service il prezzo medio è passato dai 1,983 euro al litro di venerdì ai 2,009 di ieri, sabati 7. Per un pieno da 50 litri significa oltre 1 euro e 30 centesimi in più rispetto alla giornata precedente.

L’analisi dell’Unione Nazionale Consumatori, basata sulle medie regionali e autostradali rilevate dal Mimit, evidenzia inoltre che la benzina si avvicina sempre più alla soglia di 1,8 euro al litro in diverse aree del Paese. Se fino a venerdì questo livello era stato registrato solo in autostrada, in Calabria e nella provincia di Bolzano, ora si aggiungono anche Basilicata, Sicilia, Trento e Valle d’Aosta.

Le regioni dove carburanti costano di più

Guardando alle classifiche territoriali, la provincia di Bolzano risulta la più cara sia per il gasolio sia per la benzina.

Per il diesel seguono Trento e Sicilia, mentre per la benzina sul podio ci sono Calabria e Basilicata dopo Bolzano.

Di fronte a questi aumenti, il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona chiede un intervento immediato: una riduzione delle accise di 10 centesimi che, secondo l’associazione, potrebbe riportare i prezzi ai livelli di circa un anno fa e limitare il rischio di nuovi effetti sull’inflazione.

L’effetto del conflitto in Medio Oriente sull’energia

A preoccupare il mondo economico non sono solo i carburanti ma anche i possibili effetti della crisi in Medio Oriente sui prezzi dell’energia. Secondo le stime della Cgia di Mestre, l’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran potrebbe tradursi per le imprese italiane in quasi 10 miliardi di euro di costi energetici aggiuntivi nel 2026: circa 7,2 miliardi in più per l’elettricità e 2,6 miliardi per il gas, pari a un aumento complessivo del 13,5%.

Le regioni e i settori più esposti

Lo studio indica che la Lombardia sarebbe la regione più colpita, con un aumento dei costi energetici stimato in 2,3 miliardi di euro. Seguono Emilia-Romagna (+1,2 miliardi), Veneto (+1,1 miliardi), Piemonte (+879 milioni) e Toscana (+670 milioni).

Tra i comparti più esposti ai rincari dell’elettricità figurano metallurgia, commercio, alimentare, alberghi, trasporto e logistica e chimica. Per il gas invece risultano più vulnerabili estrattivo, alimentare, tessile e cantieristica navale.

Lo studio cita anche numerosi distretti produttivi simbolo del made in Italy, tra cui le ceramiche di Sassuolo, il vetro di Murano, il tessile di Biella, i salumi di Parma e il polo petrolchimico di Sarroch, nel Cagliaritano.

Export e import energetico sotto pressione

Secondo Confartigianato, la guerra in Medio Oriente coinvolge un’area cruciale per l’economia italiana. Il conflitto espone infatti a rischi 27,8 miliardi di euro di export manifatturiero italiano verso quei mercati e riguarda anche 15,9 miliardi di import di energia.

Nel 2025 l’Italia ha acquistato dal Medio Oriente il 27,4% delle importazioni complessive di petrolio e gas naturale. Inoltre, per l’energia che transita nello stretto di Hormuz, il Paese è il secondo importatore europeo dopo la Francia, con 7,6 miliardi di euro di forniture.

I timori delle imprese

Il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, parla di «forte preoccupazione» e avverte che l’aumento dei prezzi di energia e materie prime potrebbe rallentare l’attività economica e riaccendere la dinamica inflattiva proprio mentre famiglie e imprese iniziavano a vedere segnali di miglioramento.

L’ipotesi del governo sulle accise

Il governo sta monitorando l’andamento dei prezzi attraverso una task force dedicata. In un videomessaggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che è allo studio la possibile attivazione del meccanismo delle accise mobili.

Questo strumento consente di utilizzare l’aumento del gettito Iva generato dai rincari dei carburanti per ridurre temporaneamente le accise, con l’obiettivo di contenere l’impatto dei prezzi su cittadini e imprese. L’eventuale attivazione del sistema è attualmente in valutazione da parte del ministero dell’Economia.

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