Carburanti, ecco perché il diesel è più caro della benzina: petrolio sopra i 100 dollari e prezzi in aumento
Petrolio e gas in forte crescita dopo le tensioni nel Golfo Persico. Il gasolio sale più rapidamente della benzina e torna il dibattito sulle accise mobili
Roma Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno già avendo effetti sui mercati energetici e sui prezzi dei carburanti. Il petrolio Brent è aumentato del 50,3%, superando di nuovo la soglia dei 100 dollari al barile. A pesare è soprattutto l’escalation militare tra Israele e Iran e il clima di incertezza nello stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Anche il gas europeo è tornato a crescere: il benchmark Ttf ha registrato un aumento del 67%, superando i 64 euro al megawattora, livelli che non si vedevano dal 2022.
Prezzi in aumento anche alla pompa
Le conseguenze sono già visibili nei distributori italiani. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy, elaborate da Staffetta Quotidiana, il diesel self service è arrivato a 1,965 euro al litro, mentre la benzina ha raggiunto 1,782 euro al litro, il valore più alto da quasi un anno. Nel fine settimana diversi impianti hanno registrato un aumento delle vendite di carburante. Federpetroli Italia segnala che molti automobilisti hanno fatto rifornimento in anticipo dopo l’escalation nel Golfo Persico.
Perché il diesel aumenta più della benzina
Negli ultimi giorni il gasolio sta crescendo più rapidamente della benzina. Il motivo principale riguarda la domanda globale: il diesel è il carburante utilizzato soprattutto per il trasporto pesante, quindi per camion, navi, macchine agricole e parte dell’industria.
Quando l’economia accelera o quando si teme una possibile riduzione delle forniture, la richiesta di gasolio tende ad aumentare più velocemente rispetto a quella della benzina.
Il problema strutturale dell’Europa
In Europa esiste anche uno squilibrio strutturale. Il continente consuma più diesel di quanto riesca a produrre. Nel corso degli anni molti paesi hanno favorito l’uso di auto diesel con politiche fiscali più vantaggiose rispetto alla benzina, contribuendo a far crescere la domanda.
Le raffinerie però producono naturalmente una quantità maggiore di benzina rispetto al gasolio. Di conseguenza l’Europa esporta benzina ma deve importare una parte rilevante del diesel che utilizza, rendendo questo carburante più sensibile alle oscillazioni dei mercati internazionali.
Raffinerie e margini di produzione
Un altro elemento riguarda la capacità di raffinazione. Negli ultimi anni alcune raffinerie europee hanno ridotto la produzione o sono state convertite verso altri prodotti energetici, come i biocarburanti. Questo ha reso il mercato dei carburanti raffinati più rigido, in particolare per il gasolio. Gli analisti segnalano anche un aumento dei margini di raffinazione del diesel, il cosiddetto crack spread, cioè la differenza tra il prezzo del petrolio e quello del carburante raffinato. Quando questo margine cresce significa che il prodotto è relativamente più scarso e quindi più costoso. Secondo Staffetta Quotidiana alcune compagnie hanno aumentato i listini fino a 10-14 centesimi al litro, con rincari più marcati proprio sul diesel.
La questione delle accise
Il prezzo finale dei carburanti in Italia è influenzato in modo rilevante dalla componente fiscale. Accise e Iva rappresentano più della metà del costo di un litro di benzina o gasolio, con l’accisa che pesa per circa 60-70 centesimi al litro. Per questo nelle ultime ore è tornato nel dibattito politico il meccanismo delle accise mobili, rilanciato dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Il sistema prevede di utilizzare l’aumento dell’Iva generato dai rincari del petrolio per ridurre temporaneamente l’imposta sui carburanti.
Una misura simile era stata applicata nel 2022 dal governo Draghi con uno sconto di 25 centesimi al litro (circa 30 considerando l’Iva) dopo l’invasione russa dell’Ucraina. In precedenza il meccanismo era stato utilizzato solo nel 2008 dal governo Prodi.
Perché il gasolio pesa sull’economia
L’andamento del diesel è osservato con particolare attenzione dagli economisti perché ha effetti diretti sull’economia reale. In Italia circa l’80% delle merci viaggia su gomma.
Quando aumenta il prezzo del gasolio crescono i costi della logistica e del trasporto delle merci, con possibili ripercussioni sui prezzi finali dei prodotti. Per questo ogni rialzo del diesel non riguarda soltanto gli automobilisti, ma può influenzare l’intero sistema economico.
