Guerra in Medio Oriente, la Brigata Sassari evacua un villaggio in Libano: era minacciato dagli israeliani – Il racconto dell’operazione
I Sassarini scortano i 100 abitanti cristiani dopo gli attacchi dell’Idf
Sassari Si moltiplicano i bombardamenti e continua la grande fuga dal sud del Libano. Con le scelte drammatiche di chi decide di andare via per sfuggire alla guerra e chi invece sceglie di restare e di non lasciare la casa o anche solo umili rifugi in attesa che il conflitto finisca.
Gli abitanti di Alma Ash Sha’b, località libanese a maggioranza cristiana hanno lasciato le loro case scortati dai caschi blu italiani della missione Unifil, dopo le ripetute minacce di sfollamento ricevute in tutta la zona da Israele.
I dignitari del villaggio, che si trova nel distretto di Tiro dove opera il contingente multinazionale Onu a guida Brigata Sassari, hanno deciso di lasciare le loro abitazioni a seguito dell’ennesimo ordine di sfollamento forzato (“avviso di evacuazione”) e dopo l’uccisione, avvenuta lunedì, di padre Pierre El Raii, parroco cattolico della vicina località di Qlayaa.
L’evacuazione di oltre 80 civili, disposta dal quartier generale di Unifil a Naqoura e coordinata dal settore Ovest di Unifil, è stata effettuata dai caschi blu italiani al comando del generale Andrea Fraticelli, a bordo di veicoli blindati Lince, con il supporto delle forze armate libanesi.
Il portavoce arabo dell'esercito israeliano ha nuovamente avvertito gli abitanti del Libano meridionale: «Le Idf stanno operando con grande forza nella zona, per la vostra sicurezza dovete evacuare immediatamente le vostre case e dirigervi a nord del Litani».
Il trasferimento, una operazione assai delicata, è durato cinque ore, ed è stato organizzato in tre scaglioni per evitare di congestionare ulteriormente il traffico lungo le affollate strade della zona dove le condizioni di viabilità sono sempre più complicate.
Gli abitanti di Rmeish, altra località cristiana lungo la linea di demarcazione con Israele, hanno deciso per il momento di rimanere nel loro paese, come già avvenuto in precedenza durante il lungo conflitto del 2023-2024.
Proseguono gli avvisi di evacuazione dell’Idf ai residenti nel sud del Libano.
La comunità cristiana è fortemente scossa per l’uccisione di padre Pierre El Raii: il parroco di 50 anni, è morto sotto le bombe israeliane mentre soccorreva un fedele ferito. Una scelta coraggiosa la sua: aveva deciso di restare accanto alla sua gente nonostante gli ordini di evacuazione da parte di Israele. Dal Libano, Toufic Bou Merhi (padre francescano) ha detto che «i cristiani stanno piangendo per la tragedia e allo stesso tempo hanno molta paura. Finora la gente non ha voluto lasciare le proprie case nei villaggi cristiani, invece in questa situazione tutto ora si è capovolto».
E ieri i caschi blu di Unifil hanno scortato gli abitanti di Alma Ash Sha’b che hanno deciso di andare via dal villaggio perché la situazione è diventata insostenibile. La città di Tiro è sotto assedio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
.png?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=c5de0db)